Sol Invictus

Sotto il Sole

Antichi genomi dall’Africa meridionale. Varie ipotesi su dove originò l’uomo moderno

Grafico Admixture di genomi antichi dell'Africa meridionale

Post aggiornato il 12/06/2017
Preprint, non peer-reviewed
Ancient genomes from southern Africa pushes modern human divergence beyond 260,000 years ago – Schlebusch et al. – Posted June 5, 2017 – bioRxiv – doi:https://doi.org/10.1101/145409

Dall’estratto, traduzione libera.
L’Africa del Sud è costantemente posta come una delle regioni potenziali per l’evoluzione di Homo sapiens. Per esaminare la preistoria umana della regione prima dell’arrivo di migranti dall’Africa orientale ed occidentale o dall’Eurasia negli ultimi 1700 anni, abbiamo generato e analizzato i dati di sequenza genomica di sette antichi individui provenienti da KwaZulu-Natal, Sudafrica. Tre cacciatori-raccoglitori dell’età della pietra datano a ~ 2000 anni fa e mostriamo che erano connessi a gruppi San meridionali di oggi come i Karretjie. Quattro agricoltori dell’età del ferro (di 300-500 anni fa) hanno segnature genetiche simili agli attuali Bantu. La sequenza genomica (copertura 13x) di un ragazzo di Ballito Bay, vissuto circa 2.000 anni fa, dimostra che i cacciatori-raccoglitori dell’età della pietra dell’Africa meridionale non sono stati influenzati da mescolamenti recenti; Tuttavia, stimiamo che tutti i gruppi moderni Khoekhoe e San siano stati influenzati dalla mescolanza genetica del 9-22% con gruppi pastorali africano- orientali/eurasiatici arrivati >1.000 anni fa, inclusi i Ju|’hoansi San, precedentemente ritenuti di avere livelli molto bassi di mescolanza. Utilizzando approcci tradizionali e nuovi, stimiamo il tempo di divergenza della popolazione tra il ragazzo di Ballito Bay e altri gruppi a oltre 260.000 anni fa. Queste stime aumentano notevolmente la divergenza più remota tra gli esseri umani moderni, coincidono con l’inizio della media età della pietra in Africa sub-sahariana e coincidono con gli sviluppi anatomici degli esseri arcaici in uomini moderni come rappresentati nella documentazione fossile locale. Cumulativamente, la documentazione transdisciplinare punta sempre più all’Africa meridionale come ad un potenziale (non necessariamente esclusivo) ‘punto caldo’ per l’evoluzione della nostra specie.

Il ragazzo Ballito Bay A esaminato risulta non affetto da mescolanze genetica con gli allevatori africano-orientali, Bantu dall’Africa occidentale o immigrati eurasiatici.
Nei commenti di un blog, usando Admixturegraph, un tale estrapola che il 14% di Africano orientale/eurasiatico nei Ju|’Hoansi moltiplicato per la frazione 0,31 di eurasiatico dà: 14x 0,31 = 4,34% di eurasiatico/OOA, Out of Africa. Questo è circa il 4% in più di quanto calcolato da un paper che dava i valori 0% per Ju|’hoan_North e 1% nei Ju|’hoan_South (1).
Il paper citato è Pickrell et al. 2014 (2), e riportato altrove in questo blog post1 e post2.

Aggiornamento del 12/06/2017: un’informazione notevole che si vede nel grafico è che i ricercatori sembrano essere in grado di modellare bene i Yoruba, usati spesso come riferimento, solo presumendo che siano essi stessi un mix di Basal Humans, 31%, e di un’altra popolazione africana che ha dato origine a popolazioni orientali africane e “Out of Africa”. BH sembra divergere da altre popolazioni umane prima degli antenati degli africani meridionali come il campione di Ballito Bay. Quindi la diversificazione degli antenati degli umani moderni potrebbe essere avvenuta molto prima di 260.000 anni anni fa. Già in passato c’erano stati dei sospetti sulla struttura degli Yoruba.
C’è chi scommette che alla fine si troverà che tutti i sub-sahariani hanno almeno un 5% o più di eurasiatico, che può essere anche nordafricano. Ne conseguirebbe che, dando per corretta la teoria OOA, andrebbero ricalcolate le divergenze e percentuali di componenti di Neanderthal, sub-sahariano ecc. nelle popolazioni di derivazione eurasiatica (1).

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Però ricordo che c’è gente che sostiene da tempo un’origine eurasiatica, se non addirittura americana, e/o
multiregionale dell’uomo moderno. Infatti ha destato un certo scalpore e scetticismo un paper di origine cinese pubblicato a febbraio 2017. Il seguente:

Preprint, non peer-reviewed
Modern human origins: multiregional evolution of autosomes and East Asia origin of Y and mtDNA – Dejian Yuan, Xiaoyun Lei, Yuanyuan Gui, Zuobin Zhu, Dapeng Wang, Jun Yu, Shi Huang

Posted April 11, 2017bioRxiv – doi:https://doi.org/10.1101/101410

Dall’estratto, traduzione libera.
Studi recenti hanno stabilito che le diversità genetiche sono mantenute prevalentemente dalla selezione, rendendo quindi insostenibile l’attuale modello molecolare delle origini umane. Utilizzando metodi migliorati e dati pubblici, abbiamo rivisto l’evoluzione umana e derivato un’età di 1,91-1,96 milioni di anni per la prima divisione negli autosomi umani moderni. Abbiamo trovato prove di Y e mtDNA moderni originanti in Asia orientale e dispersi attraverso l’ibridazione con gli esseri arcaici. Le analisi di autosomi, Y e mtDNA, suggeriscono che gli esseri umani simili ai Denisova erano africani arcaici con mescolanze eurasiatiche ed erano antenati dei Negritos dell’Asia meridionale e degli aborigeni australiani. Verificando il nostro modello, abbiamo trovato più ascendenza cinese meridionale da Hunan negli africani rispetto ad altri gruppi asiatici orientali esaminati. Questi risultati suggeriscono l’evoluzione multiregionale degli autosomi e l’origine asiatico-orientale di Y e mtDNA, portando così ad una narrazione coerente delle origini umane moderne.

Altri post di questo blog riportanti ricerche degli ultimi anni che possono riguardare la teoria di un’origine dell’uomo moderno in Asia orientale sono: post1 post2 post3 post4 post5
Un documento con un arcaico misterioso orientale: post6

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e allora visto che ci siamo perché non una “via di mezzo” geografica. Ecco un nuovo paper riportato anche dai media:
The age of the hominin fossils from Jebel Irhoud, Morocco, and the origins of the Middle Stone Age – Daniel Richter – Nature – (08 June 2017) – doi:10.1038/nature22335

Dall’estratto, traduzione libera.
Il tempo e la localizzazione dell’emergenza della nostra specie e dei relativi cambiamenti comportamentali sono cruciali per la nostra comprensione dell’evoluzione umana. Il primo fossile attribuito a una forma moderna di Homo sapiens proviene dall’Africa orientale ed ha circa 195 mila anni, quindi l’emergere della biologia dell’uomo moderno è comunemente posto a circa 200 mila anni fa. I primi assemblaggi della media età della pietra provengono dall’Africa orientale e meridionale, ma datano a molto prima. Qui riportiamo le età, determinate dalla datazione con termoluminescenza, di manufatti di pietra focaia riscaldati dal fuoco ottenuti da nuovi scavi presso il sito della media età della pietra di Jebel Irhoud, Marocco, che sono direttamente associati a resti di H. sapiens appena scoperti. Una età media ponderata colloca questi manufatti e fossili della media età della pietra a 315 ± 34 mila anni fa. Un supporto è ottenuto tramite la serie dell’uranio ricalcolata con una data di risonanza di spin elettrone di 286 ± 32.000 anni fa per un dente della mandibola dell’ominide Irhoud 3. Queste età sono anche coerenti con gli assemblaggi faunali e microfaunali e quasi il doppio delle stime precedenti dell’età per la parte inferiore dei depositi. Il sito dell’Africa settentrionale di Jebel Irhoud contiene uno dei più antichi assemblaggi della media età della pietra direttamente datati e i suoi resti umani associati sono i più antichi riportati per H. sapiens. Le emergenze della nostra specie e della media età della pietra sembrano essere vicine nel tempo e questi dati suggeriscono un’origine più ampia, potenzialmente panafricana, per entrambi.

In un certo senso propone una zona diversa dal primo paper e al contempo, come quello, lascia la possibilità aperta ad altre regioni dell’Africa. Però viene osservato che l’Africa è talmente grande essendo circa tre volte l’Europa che parlare di un’origine panafricana è una forzatura cronologica. Probabilmente ci vollero parecchie migliaia di anni per una diffusione di pochi ominidi moderni in gran parte dell’Africa.
Che il Nordafrica abbia giocato un ruolo chiave nello sviluppo dell’uomo moderno era e rimane l’ipotesi preferita di un blogger ricercatore che ne parla da anni avendo sostenuto la teoria della pompa desertica secondo la quale il contrarsi e l’espandersi dei deserti nel tempo ha spinto delle popolazioni a migrare dall’Africa, Medio oriente (3). E in fondo a ben pensarci uno sviluppo in prossimità dell’attuale area mediterranea ha un senso visto anche il ruolo avuto negli ultimi 10.000 anni, per es. nel Neolitico, prima e dopo.

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A questo proposito chiudo il solito cerchio delle mie forzature logiche con la notizia del primo “greco” conosciuto di cui potete vedere una bella riproduzione, anche in un articolo (4). Notare l’aria sveglia ed intelligente che anticipa in qualche modo i greci brillanti di epoca classica. Si tratta del Graecopithecus freybergi. Il paper:

Potential hominin affinities of Graecopithecus from the Late Miocene of Europe – Jochen Fuss et al. – PLOS – Published: May 22, 2017 – https://doi.org/10.1371/journal.pone.0177127

Dall’estratto, traduzione libera.
La divisione del nostro clade da parte di Panini non è documentata nel record fossile. Per colmare questa lacuna abbiamo studiato la morfologia dentognatica di Graecopithecus freybergi da Pyrgos Vassilissis (Grecia) e cfr. Graecopithecus sp. da Azmaka (Bulgaria), utilizzando nuove ricostruzioni μCT e 3D dei due esemplari noti. Pyrgos Vassilissis e Azmaka sono attualmente datati all’inizio del Messiniano a 7.175 Ma e 7.24 Ma (milioni di anni fa, ndr). Principalmente basandosi sulla sua conservazione esterna e sulla precedente datazione vaga, Graecopithecus è spesso indicato come nomen dubium. L’esame della sua morfologia della radice e canali della polpa dentale, precedentemente sconosciuta, conferma la distinzione tassonomica dall’ominide Ouranopithecus molto più antico della Grecia settentrionale. Inoltre, mostra caratteristiche che puntano ad una possibile affinità filogenetica con gli ominidi. G. freybergi condivide in modo univoco la fusione di radici parziali p4 e una possibile riduzione della radice del canino con questa tribù e, dunque, fornisce una prova intrigante di quello che potrebbe essere l’ominide più antico conosciuto.

  1. Ancient west Eurasian ancestry in southern and eastern Africa – Joseph K. Pickrell et al. – PNAS (2014) – doi: 10.1073/pnas.1313787111
  2. Ancient human genomes from Southern Africa (Schlebusch et al. 2017 preprint) – June 5, 2017 – Link
  3. Out of North Africa – Dienekes Pontikos – June 08, 2017 – Link
  4. First Human Ancestor Came from Europe Not Africa, 7.2 Million-year-old Fossils Indicate – By Hannah Osborne – 5/22/17 – newsweek.com

Post Image
Extended Data Fig. 2: Population and admixture graph model of Ju|’hoansi as an admixed population between southern Africans and an admixed (Eurasian/East African) population is consistent with the data. From:
Ancient genomes from southern Africa pushes modern human divergence beyond 260,000 years ago – Schlebusch et al. – Posted June 5, 2017 – bioRxiv – doi:https://doi.org/10.1101/145409

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 10, 2017 da con tag , , , , , , .

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