Sol Invictus

Sotto il Sole

Il fenomeno Bell Beaker e la trasformazione dell’Europa nord-occidentale

Rivisto il 15/05/2017
Sono usciti tre studi importanti che presentano delle analisi sulla trasformazione genetica della popolazione europea dell’età del bronzo. Questo ha reso complicato distinguere i vari filoni dei commenti ai vari post, che si accavallano richiamando i paper a seconda dell’argomento e convenienza. Superfluo dire che c’è una messe di informazioni storiche e genetiche nei paper, nei post e nei commenti. Alcune ipotesi e teorie vengono praticamente distrutte, altre si rafforzano.
Qui presento l’estratto di uno dei documenti con riferimenti ai commenti e agli altri studi che riporterò altrove eventualmente. Una cosa osservata da molti è la penuria di campioni dall’Italia, attribuita da qualcuno alla carenza di campioni ben conservati, ma c’è chi ci crede poco e aggiunge una dose di dietrologia maliziosa. Ora il papiro sui Bell Beaker, cultura del vaso campaniforme.

Preprint, non peer-reviewed
The Beaker Phenomenon And The Genomic Transformation Of Northwest Europe – bioRxiv, Posted May 9, 2017 – Olalde et al. – doi: https://doi.org/10.1101/135962

Dall’estratto, traduzione libera.
La ceramica Bell Beaker si è diffusa nell’Europa occidentale e centrale a cominciare dal 2750 a.C. circa, prima di scomparire tra il 2200 e il 1800 a.C. Il meccanismo della sua espansione è argomento di discussione da lungo tempo, con il supporto sia alla diffusione culturale che alla migrazione umana. Presentiamo i nuovi dati di DNA antico genome-wide da 170 neolitici, europei di età del rame e dell’età del bronzo, tra cui 100 individui associati al Bell Beaker. A differenza del Complesso della Ceramica Cordata, che è stato precedentemente identificato con arrivi in Europa centrale in seguito a migrazioni da est, osserviamo l’affinità genetica limitata tra i singoli individui associati al complesso Beaker iberico e centro-europeo, escludendo quindi la migrazione come un meccanismo significativo di diffusione tra queste due regioni. Tuttavia, la migrazione umana ha avuto un ruolo importante nell’ulteriore diffusione del complesso Beaker, che documentiamo più chiaramente in Gran Bretagna utilizzando dati di 80 individui di recente documentazione che risalgono al 3900-1200 a.C. Gli agricoltori neolitici britannici erano geneticamente simili alle popolazioni contemporanee dell’Europa continentale e, in particolare, ai neolitici iberi, suggerendo che una parte dell’ascendenza degli agricoltori in Gran Bretagna proveniva dall’espansione di agricoltori del Mediterraneo piuttosto che del Danubio. A partire dal periodo Beaker, e proseguendo nell’età del Bronzo, tutti gli individui britannici incorporano porzioni elevate di origine steppica e sono geneticamente strettamente collegati agli individui associati ai Beaker dalla zona del Basso Reno. Utilizziamo queste osservazioni per dimostrare che la diffusione del Complesso Beaker in Gran Bretagna è stata mediata dalla migrazione dal continente che ha sostituito oltre il 90% del pool genetico neolitico britannico in poche centinaia di anni, proseguendo il processo che ha portato l’ascendenza steppica in Europa centrale e settentrionale 400 anni prima.

Si osserva una forte variabilità nei Beaker ungheresi dello stesso periodo di Szigetszentmiklós, con componente steppica da 0 al 74%. I Beaker britannici e dei Paesi Bassi (Basso Reno) sono molto meno eterogenei. Questo mi sembra andare in tandem con la descrizione della presenza di popolazioni eterogenee in Ucraina (1 comm e 3).

Dai supplementi si apprende che R1b compare fra il BB iberici, 2 su 7, ma non del tipo trovato negli altri non iberici che per un 84% sono R1b e di questi quasi tutti R1b-S116/P312 (1 comm). Per quelli iberici alcuni commentatori parlano di R1b-V88 che uno di essi avrebbe stabilito essere originato probabilmente nella penisola italiana e poi giunto in Iberia con una probabile migrazione avvenuta 7500 anni fa, modellata da un altro studio (1 comm e 2: Zilhao 2017).

Il paper mostra che i Beaker iberici hanno praticamente zero componente dalla steppa tranne due ragazze nel Nord iberico; i maschi portano con aplogruppi maschili I2a e G2 (1 comm)

Si osserva che nel paper sull’Iberia occidentale (10, e post) uscito in contemporanea con questo si riscontra in tre Beaker del sud del Portogallo (Alentejo) un leggero aumento di affinità steppica, minore che in altre regioni europee soggette alla stessa transizione demografica, e i loro aplogruppi maschili sono: R1b1a2a1a2 due individui, R1b1a2 un individuo) (da 1 comm).

I ricercatori escludono la presenza di componente iberica significativa nei BB centroeuropei. Dicono che l’ascendenza neolitica dei Beakers centroeuropei, è più simile alle popolazioni LBK, più precisamente anfora globulare, GAC, e bicchiere imbutiforme, TRB (vedere supplementi 1 pag. 73 del paper; 1 comm). GAC risulta senza componente steppica, in pratica neolitici con un 25% di WHG e con 6/6 individui maschi di aplogruppo I2 (8).

Nelle isole britanniche si ha una quasi sostituzione della popolazione, con i nuovi arrivati Beaker che finiscono per diventare oltre il 93%, come accennato nell’estratto sopra. Ci si domanda come sia possibile, e si ipotizzano nuove malattie e la notevole fertilità dei nuovi arrivati; forse da considerare anche la maggiore aggressività. I Beakers olandesi e britannici sono identici. Il 95% dei Beakers britannici sono R1b-P312. Tuttavia, questo si riduce durante la media età del bronzo, MBA. Forse si mescolano e sembrano aumentare un poco gli I2a (1 comm).

Dall’elenco di un blogger (3):
– R1b completamente assente nei campioni britannici neolitici con n = 20
– I2a quasi completamente assente in EBA britannico (prima età del bronzo)
– Nessun R1a nei Beaker scozzesi.
– Al di fuori dell’Iberia ci sono un paio di Beaker G2a e un I2a. Non c’è prova che quelli iberici di questo paper siano vermente di origine BB, secondo il blogger.

La teoria poco probabile di un commentatore descrivente una gente giunta in Iberia dal Caucaso via Nordafrica che avrebbe dato origine ai BB, che avevo riportato comunque in un post per alcuni dettagli interessanti e per un legame “canino”, sembra crollare grazie alla componente steppica nei BB iberici riportata in questo documento e nel paper sull’Iberia occidentale, come viene rimarcato da alcuni commentatori. (Aggiunta del 15/05/2017: però egli osserva che i ricercatori hanno praticamente un buco di circa 2000 anni nei campioni, più o meno a cavallo del Calcolitico iberico, se si esclude uno a bassissima copertura quasi inutile. Proprio il periodo considerato dalla sua tesi. Quindi mancano secondo lui campioni che proverebbero o smantellerebbero la sua tesi (10 comm). Il “buco” è notato anche da altri.
Interpretando: alcuni aspetti culturali BB potrebbero essere originati da questi ex caucasici passati per il Nordafrica e poi essere stati trasmessi anche ai cercatori di metalli con componente genetica dalle steppe giunti in Iberia alla spicciolata, e da questi portati in Europa centrosettentrionale.
Alcuni attendono eventuali analisi di campioni da BB nordafricani che potrebbero aiutare a dirimere definitivamente la questione).

Si discute sull’infiltrazione dei BB in Iberia e si propende per l’idea che fossero alla ricerca di depositi di metalli. In un paio di commenti c’è chi attribuisce l’origine dei BB iberici alla discesa lungo la costa atlantica di gente del tipo ceramica cordata, ma con aplogruppo R1b, dal basso Reno, probabilmente alla ricerca di metalli, che poi svilupparono la cultura del vaso campaniforme in Iberia e la introdussero successivamente tramite contatti nell’area del Reno senza migrazioni di massa e quindi senza introdurre in Europa centrale l’elemento neolitico iberico. Però un blogger riporta di un unico individuo Beaker d’Europa occidentale senza componente steppica al di fuori dell’Iberia. Si tratta di una femmina di Basal in Francia e sul grafico PCA si raggruppa con gli iberici. La decorazione di disegno strettamente “marittimo” del vaso associato alla sepoltura sembra appartenente al primo periodo Beaker (9).

I Beaker arrivati in Iberia probabilmente erano pochi inizialmente, e questo spiegherebbe lo scarso impatto genetico dalla steppa in Iberia. Però c’è chi propone che occorre trovare campioni non marginali da altre aree e valli iberiche più densamente abitate per trovare un maggiore impatto delle steppe.

C’è chi spiega l’elemento delle steppe e l’elevata frequenza di R1b fra i baschi con un’infiltrazione molto lenta che ha permesso ai baschi di cambiare in parte geneticamente pur mantenendo la lingua non-IE.

L’elemento nordafricano negli iberici ammonta a circa 1% nell’età del bronzo. C’è chi parla di un valore distorto dal campionamento che lo fa risultare ridotto e chi invece pensa che l’elemento nordafricano sia aumentato in tempi più recenti per raggiungere l’attuale valore stimato intorno al 4% da alcuni (10).

La lattasi persistenza, LP, è relativamente bassa anche nell’età del bronzo fra i nuovi arrivati e quindi gran parte dell’attuale frequenza elevata nei britannici risulta essere una selezione avvenuta nelle ultime migliaia di anni (4).
Interessanti anche i loci per la pigmentazione. La frequenza di HERC2-OCA2 risulta più bassa nei Beaker britannici e centroeuropei rispetto ad oggi. Gli occhi dei britannici sono diventati più chiari negli ultimi 4000 anni (4).
Stessa cosa con SLC45A2 i cui aplotipi sono associati al colore della pelle, capelli, occhi ( 5, 6, 11). La versione per colore chiaro risulta a frequenze basse se paragonate a quelle degli europei di oggi (4).
Tutto ciò sostiene quanto ricavato da ricerche che descrissi in alcuni articoli (Adattamento umano nei britannici… e 8000 anni di selezione naturale…; vedere anche post e post2).
Facendo un collegamento con questo paper, un blogger nota come il rachitismo, dovuto alla carenza di vitamina D, sia in aumento negli ultimi anni in Gran Bretagna e sostiene che quello che i media non dicono per delicatezza politica è che tale aumento è dovuto ai bambini della popolazione immigrata (più scura, ndr) non a quelli britannici etnici (7). Non so quale sia la fonte della seconda affermazione.

C’è un articolo sulla carenza di vitamina D nella popolazione di Chicago, a bassa insolazione. Gli afroamericani hanno più probabilità di averla rispetto ai bianchi e un ricercatore l’attribuisce alla pelle scura (12).

  1. The Bell Beaker Behemoth (Olalde et al. 2017 preprint) – May 10, 2017 – Eurogenes Blog – Link
  2. Modeling the role of voyaging in the coastal spread of the Early Neolithic in the West Mediterranean – Isern, Zilhão, Fort Ammerman – 2017 PNAS.org – doi:10.1073/pnas.1613413114
  3. DNA. “The Beaker Phenomenon” Olalde et al, 2017 (Update 15) – May 10, 2017 – Bell Beaker Blogger – Link
  4. The Bronze age demographic transformation of Britain – Posted on May 10, 2017 – Gene Expression – Link
  5. SLC45A2/MATP & The Genetics Of Human Hair Color – 09/10/2008 – Link
  6. Haplotypes from the SLC45A2 gene are associated with the presence of freckles and eye, hair and skin pigmentation in Brazil – Fracasso et al. – Legal Medicine (March 2017) – DOI:http://dx.doi.org/10.1016/j.legalmed.2016.12.013
  7. Rickets Must be the Answer – May 12, 2017 – – Bell Beakeer Blogger – Link
  8. The genomic history of Southeastern Europe (Mathieson et al. 2017 preprint) – May 10, 2017 Link
  9. Maritime Mama?? (I1392/13-Grave9) – May 12, 2017 – Bell Beaker Blogger – Link
  10. First ancient genomes from Portugal (Martiniano et al. 2017 preprint) – May 10, 2017 _Eurogenes Blog – Link
  11. SLC45A2 gene – solute carrier family 45 member 2 – Genetics Home Reference – National Library of Medicine – Link
  12. Vitamin D Deficiency A Risk Factor For African-American Men Living In Poor Sunlight Areas – 22 September 2011- MedicalNewsToday – Link
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Questa voce è stata pubblicata il maggio 13, 2017 da con tag , , , , , , , , , .

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