Sol Invictus

Sotto il Sole

Dove vanno gli uomini, vanno i cani

Cane Serra da Estrela
Post rivisto il 09/05/2017
Gli uomini migrano e i cani li accompagnano. In qualche caso potrebbe anche essere successo l’opposto. Alcuni paper sui cani di cui due che rivelano alcune novità sulle migrazioni dall’Europa orientale e Asia verso l’Europa occidentale avvenute alla fine del Neolitico e successivamente. Il terzo invece suggerisce migrazioni del Mesolitico e dintorni dall’Europa meridionale verso quella settentrionale e verso l’Africa settentrionale e sub-sahariana.

Paper in preprint
Ancient European dog genomes reveal continuity since the early Neolithic – Laura Botigue et al. – bioRxiv – 2016 – doi:https://doi.org/10.1101/068189

Dall’astratto, traduzione libera.
L’Europa ha svolto un ruolo importante nell’evoluzione del cane, ospitando i più antichi resti paleolitici indiscussi ed essendo stata il centro della creazione delle razze canine moderne. Abbiamo sequenziato i genomi completi di cani del primo e fine Neolitico dalla Germania, incluso un campione associato ad una delle prime comunità agricole d’Europa. Entrambi i cani mostrano continuità tra loro e condividono le origini prevalentemente con cani europei moderni, contraddicendo una sostituzione della popolazione nel tardo Neolitico. Inoltre non troviamo alcuna evidenza genetica che sostiene l’ipotesi recente della doppia origine della domesticazione dei cani. Calibrando il tasso di mutazione usando il nostro cane più antico, limitiamo la tempistica della domesticazione del cane a 20.000-40.000 anni fa. È interessante che non osserviamo l’espansione estrema del numero di copie del gene AMY2B che è caratteristica dei cani moderni e che è stata proposta come un adattamento ad una dieta ricca di amido causato dall’adozione dell’agricoltura nel Neolitico.

I due cani analizzati dagli autori sono HXH da Herxheim del primo Neolitico di circa 7000 anni fa e CTC trovato a Kirschbaumhöhle di fine Neoltico, di circa 4700 anni fa. Altri cani sono presi in considerazione e paragonati ai due del paper.
L’aplogruppo mitocondriale dei cani esaminati come quello di altri cani neolitci risulta il C.
I ricercatori non trovano evidenza del contributo nei cani neolitici da parte qualche cane europeo paleolitico ora estinto come si era pensato in precedenza.
Inoltre, nel tardo Neolitico non risulta un rimpiazzo dei cani precedenti, e i cani moderni sono geneticamente in gran parte discendenti dei cani neolitici. Però i cani di villaggio europei non mostrano o quasi un’ascendenza di tipo sudest-asiatico di circa il 19-30% trovata in alcuni cani antichi presi in considerazione.

La cosa più interessante è che il cane del tardo Neolitico denominato CTC presenta una componente di tipo “indiano” trovata anche in MO e Asia Centrale. Si pensa che ciò si debba a migrazioni dalla steppa verso l’Europa centrale. I commentatori speculano su questo influsso “indiano” pur osservando che generalizzare basandosi un unico esemplare contestualizzato è eccessivo. Un’interessante ipotesi è che il segnale “indiano” nel cane in questione potrebbe essere derivato da cani della regione Zagros in Iran per i quali c’è evidenza di domesticazione precoce. Un commentatore nota che un’analisi del paper può suggerire ciò (1). Si dice che la differenza tra i cani HXH e CTC potrebbe essere legata anche al loro impiego. Ma ci vorranno altri studi per chiarire.

Per quanto riguarda la teoria che i cani sono originati in Asia sudorientale, un commentatore nota che ci sono dati sufficienti per dire che i cani moderni di quell’area hanno la maggiore diversità genetica, (esclusi quindi i i lupi moderni). Tuttavia, afferma che si sa ancora poco sulle varianti di lupo estinte di tutta l’Eurasia. I dati suggeriscono che tutti i lupi grigi moderni sono derivati da un collo di bottiglia grave. Questo lascia molta libertà per il luogo e il tempo della domesticazione, avvenuta comunque prima di ~15.000 anni fa quando cani completamente addomesticati entrarono in America (1).

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Preliminary Studies of Late Prehistoric Dog (Canis lupus f. Familiaris Linnaeus, 1758) Remains from the Iberian Peninsula: Osteometric and 2D Geometric Morphometric Approaches – Daza Perea, A. – (2017) – Papers from the Institute of Archaeology – DOI:http://doi.org/10.5334/pia-487

Dall’astratto, traduzione libera.
Questo documento mira a evidenziare gli sviluppi delle conoscenze archeologiche relative ai resti di cani trovati nei depositi di contesti preistorici tardivi nei siti della penisola iberica. I risultati preliminari di studi osteometrici correnti e geometrici morfometrici 2D applicati a questi resti sono presentati qui e discussi per contestualizzare i futuri studi dell’autore.

Dal paper: a cominciare dal tardo Neolitico e primo Calcolitico iberico, resti di cani iniziano ad apparire in combinazione con sepolture umane in fossi/pozzi e presso le entrate di spazi delimitati da fossati (suppongo come guardiani). Rilevante in particolare sono i numerosi resti di cani in contesto funerario nel Calcolitco come si vede dalla tabella 1 del paper. Un vero fenomeno culturale legato ai cani. Ci sono anche resti di cani in sepolture di bambini dell’età del bronzo.
Nella figura 7 si vedono i cani del neolitico più raggruppati mentre nelle epoche successive c’è una maggiore diversità e una vicinanza ai cani moderni. In effetti il cane più interessante in questo è quello numero 1. Questo cane è stato sepolto con un uomo di cultura Bell Beaker nella regione dell’altopiano Meseta. Un blogger osserva che gli sembra possa trattarsi di un cane da lavoro simile ad un levriero usato in un ambiente che ricorda le steppe (2).
Si vedrà che cosa concluderanno le analisi a venire, ma i dati sembrano suggerire legame con un influsso culturale esterno. In particolare la presenza nelle sepolture di bambini del bronzo mi ricorda quanto presentato in altri paper riguardante l’organizzazione della gioventù e l’associazione con i cani e il ruolo dell’espansione di popolazioni dell’Europa orientale verso occidente nel 3000 a.C. (vedere post)

Sempre a proposito della penisola iberica riporto a titolo di informazione la teoria poco condivisa di un commentatore, che sostiene da tempo che il fenomeno Bell Beaker in Iberia probabilmente ha un’origine in movimenti circum-mediterranei antiorari via Nord Africa di gente dalla cultura caucasica di Shulaveri-Shomu di circa 7000 anni fa, portanti probabilmente anche l’aplogruppo maschile R1b (3). [In un’altra nota afferma che tale cultura “deriva” da Fikirtepe sul Mar di Marmara che era simile a Ovcharovo Gorata in Bulgaria e Hagoshrim, Halaf meridionale (Galilea); quindi Shulaveri deriverebbe da spostamenti sud-pontici di gente pastorale dedita all’allevamento bovino che nel percorso verso il Caucaso assorbì dell’elemento anatolico neolitico di tipo Barcin  ed era caratterizzata da allevamento e agricoltura sviluppata con presenza di farro come nei Balcani (6, comm.)]
Osserva che a suo sostegno c’è una scia geografica di cani di aplogruppo mitocondriale D come il cane Kangal, razza ancestrale isolata in Anatolia orientale; abbastanza vicini al Caucaso geneticamente, ci sono il portoghese Serra Da Estrela (cane isolato portoghese ancestrale), il Galgo spagnolo, il cane berbero Aidi e i cani scandinavi (1).
Ricostruisce così l’origine di questa migrazione nella sua teoria (3 e altrove):
Afferma che i primi resti di cani in Africa sono in una sepoltura di Merimde nel delta del Nilo.
Ci sono luoghi della cultura Shulaveri Shomu con resti di cavalli e molti cani. Anche Hagoshrim (Galilea 5500 a.C.?) ha una specie di cavalli (Equus ferus) e i cani. Partendo dal Caucaso quella gente sarebbe passata per il Nord Africa e arrivata in Iberia.
La domesticazione del cavallo, forse non domato, potrebbe essere un prodotto dei Shulaveri, così quando arrivarono alla steppa pontica potevano avere le parole per descrivere qualunque interazione con il cavallo.
Secondo la teoria, a partire da circa il 5000 a.C. la gente di Shulaveri-Shomu si sparse esplosivamente diffondendo la componente genetica caucasica indicata con CHG che oggi si trova dall’Europa all’Asia meridionale. Diffusero il Proto-IE verso le steppe e intorno alle sponde sud del Mar Nero. Secondo il commentatore fuggivano da qualcosa proveniente da est o da sud (1).

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A cryptic mitochondrial DNA link between North European and West African dogs – Adeniyi C. Adeola et al. – Journal of Genetics and Genomics – 2017 – DOI:http://doi.org/10.1016/j.jgg.2016.10.008

Dall’astratto, traduzione libera.
I cani domestici hanno un’antica origine e una lunga storia in Africa. Tuttavia, il tempo e l’origine della loro introduzione in Africa rimangono enigmatici. Qui si analizzano la variazione delle sequenze D-loop di DNA mitocondriale (mtDNA) provenienti da 345 cani nigeriani e 37 cani village dogs (cani di villaggio) keniani e 1530 sequenze pubblicate di cani provenienti da altre parti dell’Africa, dell’Europa e dell’Asia occidentale. Tutti i cani keniani possono essere assegnati a uno dei tre gruppi (matrilinee: cladi): A, B e C, mentre i cani nigeriani possono essere assegnati a uno dei quattro gruppi haplogroup A, B, C e D. Nessuno dei cani africani mostra un contributo matrilineare del lupo africano (Canis lupus lupaster). Il segnale genetico di una recente espansione demografica è rilevato nei cani nigeriani provenienti dall’Africa occidentale. Le analisi dei genomi mitocondriali evidenziano un legame genetico materno tra i cani moderni dell’Africa occidentale e nord-europea indicati dal sottogruppo D1 (ma non dall’intero haplogroup D) coalescente circa 12.000 anni fa. Incorporando le prove antropologiche molecolari, proponiamo che il sottogruppo D1 nei cani africani occidentali p essere ricondotto alle dispersioni tardo-glaciali, potenzialmente associate alla migrazione di cacciatori e raccoglitori umani provenienti dall’Europa sud-occidentale.

I ricercatori propongono che il collegamento “cripitco” dei cani di aplogruppo D1 sia dovuto spostamenti di genti nel Mesolitico dall’Europa meridionale, verso sud e verso nord. Alcuni aplogruppi umani indicano ciò. L’aplogruppo mtDNA U5b1b collega gli europei con alcuni gruppi umani nordafricani (per alcuni U5b1b vedere per es. questa pagina). E le date stimate di questa diffusione di U5 si sovrappone almeno in parte con quella del D1 dei cani.

Inoltre alcuni commentatori ricordano la diffusione in Africa dell’aplogruppo maschile R-V88 (R1b1c). Un commentatore, contrariamente ad altre teorie, dice insistentemente di avere dimostrato che origina dalla penisola italiana e da lì si sarebbe diffuso altrove come in Iberia oltre 7000 anni fa come riportato altrove [vedere (4). Nota fuori discorso: nel post (4) l’autore trova una componente delle steppe in iberici dell’età del bronzo] .
Dall’Italia o da altre parti del Mediterraneo una migrazione avrebbe portato R-V88 verso sud circa 7000 anni secondo qualche info. In prima battuta i tempi non mi sembrano coincidere troppo bene con quello dei cani D1. D’altro canto, ricordo un commento di un post su questo paper (5: post che non trovo più online), che diceva che baschi, sardi, corsi meridionali, e i Dazaga/Tebu del Chad settentrionale in North Africa condividono parole molto simili per “cane” e che tre di queste quattro popolazioni hanno R-V88 che è anche abbastanza diffuso in alcune popolazioni africane, come si vede in alcune di queste mappe dell’aplogruppo R1b.

  1. Yamnaya dogs (?) – August 6, 2016 – Eurogenes Blog- Link
  2. Iberian Dogster Phenomenon (Arantxa Daza Perea, 2017) – April 20, 2017 – Bell beaker Blogger – Link
  3. Out of Eastern Europe – April 24, 2017 – Eurogenes Blog – Link
  4. Yamnaya-related admixture in Bronze Age northern Iberia – February 11, 2017 – Link
  5. North European and West African dogs: cryptic relatives – March 21, 2017 – Eurogenes Blog – Link
  6. Ancient DNA suggests Steppe migrations spread Indo-European languages (webcast) – Eurogenes Blog – April 29, 2017 – Link

Image: Estrela Mountain Dog. 6 month old fawn male –  by Traceywashere at the English language Wikipedia [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], via Wikimedia Commons

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 28, 2017 da con tag , , , , , , , , .

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