Sol Invictus

Sotto il Sole

Esercitarsi può servire a poco e la quarta legge di genetica comportamentale

Practice Does Not Make Perfect (No Causal Effect of Music Practice on Music Ability)
Miriam A. Mosing et al. – July 30, 2014 – http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0956797614541990

Dall’astratto, traduzione libera.
L’importanza relativa di natura ed educazione per varie forme di esperienza è stata ampiamente discussa. Il successo musicale è visto come un modello generale per la competenza, e le associazioni tra esercizio deliberato e la competenza musicale sono state interpretate come sostenenti l’idea prevalente che l’esercizio deliberato a lungo termine si traduce inevitabilmente in un aumento della capacità della musica. Qui, abbiamo esaminato le associazioni (rs = .18 -.36) tra l’esercitarsi nella musica e l’abilità nella stessa (ritmo, melodia, e discriminazione tonale) in 10.500 gemelli svedesi. Abbiamo scoperto che l’esercitarsi nella musica era sostanzialmente ereditabile (40% -70%). Le associazioni tra l’esercizio musicale e l’abilità nella musica sono state prevalentemente genetiche, e, contrariamente all’ipotesi causale, influenze ambientali non condivise non hanno contribuito. Non c’era differenza nell’abilità fra coppie di gemelli monozigoti che differiscono nella loro quantità di esercizio, tanto che quando si è controllato per la predisposizione genetica, più esercizio non era più associato con una migliore capacità musicali. Questi risultati suggeriscono che l’esercitarsi nella musica può non influenzare causalmente l’abilità musica e che la variazione genetica tra gli individui influisce sia sull’abilità che la voglia di esercitarsi.

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The genetics of music accomplishment: evidence for gene-environment correlation and interaction. – Hambrick DZ1, Tucker-Drob EM. – Psychon Bull Rev. 2015 Feb;22(1):112-20. doi:10.3758/s13423-014-0671-9. Link

Da parte dell’astratto, traduzione libera.
Studi sui gemelli hanno mostrato un effetto da moderato a forte della genetica su prestazioni di abilità. Concentrandoci sul successo musicale di un campione di oltre 800 coppie di gemelli, abbiamo trovato prove per la correlazione gene-ambiente, nella forma di un effetto genetico sull‘esercitarsi nella musica. Tuttavia, solo circa un quarto degli effetti genetici sul successo musicale è stato spiegato da questo effetto genetico sull’esercizio musicale, il che suggerisce che fattori geneticamente influenzati diversi dall’esercizio contribuiscono alle differenze individuali nel successo musicale. Abbiamo anche trovato prove di interazione gene-ambiente, tali che gli effetti genetici sui risultati musica sono stati più pronunciati tra quelli impegnati nell’esercizio musicale …

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Un articolo riguarda il dibattito che tante volte vede persone prendere posizioni nette ed accalorarsi: natura vs educazione; genetica vs impegno (1). Nei due studi sopra si vede che la disponibilità ad esercitarsi e i benefici che se ne ricavano sono sostanzialmente ereditabili.
Quante volte si sente ripetere “se solo si impegnasse di più potrebbe diventare bravissimo. Si è arreso troppo presto”. Però tutti notano andando scuola che alcuni degli studenti che studiano pochissimo vanno meglio di quelli che studiano molto.
In una metanalisi del 2014 si è visto che per alcune cose, come i giochi, l‘esercizio spiegava circa un quarto della varianza nella competenza. Per la musica e lo sport, spiegava circa un quinto. Ma per l’istruzione e professioni come l’informatica, pilotaggio di aerei militari , e vendite, l’effetto variava da poco a pochissimo. Per tutte queste professioni ovviamente, bisogna esercitarsi, ma le capacità naturali sono più importanti. Addirittura quando si è preso in considerazione il livello di competenza s’è visto che l’importanza dell’esercizio diminuiva rapidamente ai vertici, come per esempio nello sport che è un campo in cui l’esercizio ha mostrato maggiore influenza. Le frazioni di secondo di differenza fra campioni probabilmente derivano da capacità naturali. Ovviamente senza nulla togliere alla pura fortuna.

Inoltre si
può credere che gli individui ai vertici di una categoria, per es. quelli  nel top 1%, devono avere caratteristiche molto simili, ma Lubinski, un esperto che ho menzionato in altri post come qui e qui, sottolinea che quel piccolo intervallo al vertice contiene un terzo del range di abilità che si vede in altri campioni più universali di individui. Afferma che c‘è unenorme diversità psicologica tra i dotati (1).

Infine, per esaminare più a fondo le cose, ci si può chiedere quanto del successo risieda nell’avere l’opportunità di fare una cosa? In tre studi linkati sull’intervento educativo Lubinski e Benbow hanno dimostrato che anche avere l’opportunità, la fortuna di poter fare una cosa gioca un ruolo.
Però r
imane il punto che la genetica gioca un ruolo maggiore di quanto molti trovano accettabile anche dove forse uno non se l’aspetterebbe come nell’esercitarsi, e nella passione e impegno.  Dai risultati si direbbe che è in parte vero che studiosi si nasce. (vedere anche post Grinta, pleiotropia e successo accademico).

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The Fourth Law of Behavior Genetics – Christopher F. Chabris, et al. – August 12, 2015 – http://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0963721415580430

La quarta legge di genetica comportamentale afferma che un tipico tratto comportamentale umana è associato a molte varianti genetiche, ciascuna dei quali rappresenta una percentuale molto piccola della variabilità comportamentale.
Dicono gli autori per tipico tratto comportamentale si intende uno che è:
– comunemente misurato con metodi psicometrici
– una malattia psichiatrica seria
– un esito sociale come per es. il successo educativo che è plausibilmente legato alla predisposizione comportamentale di una persona

Nella figura. 2 del paper si vedono i numeri totali di polimorfismi a singolo nucleotide associati a cinque fenotipi di malattie stimati sulla base dei risultati degli studi di associazione sull’intero genoma (dati tratti da Ripke et al 2013). Si vede che il numero per la schizofrenia è elevatissimo, 3-4 volte più grande di quelli per malattie non comportamentali. Studi meno potenti offrono l’evidenza che è improbabile che varianti geniche con grandi effetti esistano e questo spiega perché ci sono stati insuccessi nel replicare i risultati degli studi.

  1. Practice Doesn’t Make Perfect – By Maria Konnikova –  September 28, 2016 – newyorker.com – Link
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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 21, 2017 da con tag , , , , , , .

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