Sol Invictus

Sotto il Sole

Disturbi dello Spettro Autistico e vitamina D

Wikipedia e altre fonti sono concordi nell’affermare che fra le cause dei disutrbi ASD i fattori genetici risultano predominare e negli ultimi tempi l’ereditabilità è stata stimata al 60-90% con studi sui gemelli (Link). Per esempio coloro che diventano padri in età avanzata tendono ad avere figli con tali disturbi più facilmente a causa dei danni genetici accumulati dallo sperma. A contribuire a limitare la propagazione di questo disturbo sarebbe la ridotta fecondità degli autistici che è 20 volte di meno della media della popolazione.
Qui invece presento due studi del 2016 che mostrano un legame fra ASD e vitamina D.

Gestational vitamin D deficiency and autism-related traits: the Generation R Study – A A E Vinkhuyzen et al. -Molecular Psychiatry – 2016 – doi:10.1038/mp.2016.213

Dall’astratto, traduzione libera.
C’è un forte interesse per l’identificazione dei fattori di rischio modificabili associati a disturbi dello spettro autistico (ASD). I tratti correlati coll’autismo, che possono essere valutati in modo continuo, condividono i fattori di rischio con ASD, e quindi possono servire come fenotipi informativi in studi di coorte della popolazione. Sulla base del crescente numero di ricerche che collega la carenza di vitamina D gestazionale con lo sviluppo alterato del cervello, questa esposizione comune è un fattore di rischio modificabile, candidato per ASD e tratti legati all’autismo. L’associazione tra la carenza di vitamina D gestazionale e una misura continua di tratti collegati all’autismo a ~ 6 anni (Social risposte Scala; SRS) è stata determinata in un’ampia coorte basata sulla popolazione delle madri e dei loro figli (n = 4229). 25-idrossivitamina D (25OHD) è stata misurata dal siero materno a metà gestazione e dal siero neonatale (dal sangue del cordone). La carenza di vitamina D è stata definita come concentrazioni di 25OHD di meno di 25 nmol/l. Rispetto al gruppo con sufficiente 25OHD (25OHD> 50 nmol/l), coloro che erano carenti di 25OHD avevano punteggi SRS significativamente più alti (più anormali) (metà della gestazione n = 2866, β = 0,06, p <0.001; Cord Blood n = 1712, β = 0.03, P = 0.01). I risultati persistevano (a) quando abbiamo limitato i modelli a prole con antenati europei, (b) quando abbiamo corretto per la struttura del campione utilizzando i dati genetici, (c) quando 25OHD è stato inserito come una misura continua nei modelli e (d) quando abbiamo corretto per l’effetto della stagione di prelievo di sangue. La carenza di vitamina D gestazionale è stata associata con tratti collegati all’autismo in un campione di grandi dimensioni basato sulla popolazione. Poiché la carenza di vitamina D gestazionale è facilmente prevenibile con gli integratori sicuri, a basso costo e accessibili, questo fattore di rischio candidato richiede un esame più attento.

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Randomized controlled trial of vitamin D supplementation in children with autism spectrum disorder – Khaled saad et al. – 2016 – Journal of Child Psychology and PsychiatryDOI:10.1111/jcpp.12652

Dall’astratto, traduzione libera.
Introduzione
Il disturbo dello spettro autistico (ASD) è un disturbo dello sviluppo frequente caratterizzato da deficit pervasivi nell’interazione sociale, compromissione della comunicazione verbale e non verbale, e modelli stereotipati di interessi e attività. E ‘stato precedentemente riportato che vi è carenza di vitamina D nei bambini autistici; tuttavia, vi è una mancanza di studi randomizzati controllati sulla supplementazione di vitamina D nei bambini con ASD.

Metodi
Questo studio è un trial clinico randomizzato in doppio cieco (RCT) che è stato condotto su 109 bambini con ASD (85 bambini e 24 bambine di età compresa tra 3-10; anni). Lo scopo di questo studio era di valutare gli effetti della supplementazione di vitamina D sui sintomi principali dell’autismo nei bambini. I pazienti ASD sono stati randomizzati per ricevere la vitamina D3 o il placebo per 4 mesi. I livelli sierici di 25-idrossicolecalciferolo (25 (OH) D) sono stati misurati all’inizio e alla fine dello studio. La gravità di autismo e la maturità sociale dei bambini sono state valutate dal Childhood Autism Rating Scale (CARS), Aberrant Behavior Checklist (ABC), Social Responsiveness Scale (SRS), e l’Autism Treatment Evaluation Checklist (ATEC). Trial registration number: UMIN-CTR Study Design: trial number: UMIN000020281.

Risultati
La supplementazione di vitamina D è stata ben tollerata dai bambini con ASD. Le dosi giornaliere utilizzati nella terapia di gruppo era di 300 UI di vitamina D3/kg/giorno, non eccedenti 5000 UI/die. I sintomi di autismo dei bambini sono migliorati in modo significativo dopo 4 mesi di supplementazione di vitamina D3, ma non nel gruppo placebo. Questo studio dimostra l’efficacia e la tollerabilità di dosi elevate di vitamina D3 nei bambini con ASD.

Conclusioni
Questo studio è il primo RCT in doppio cieco dimostrante l’efficacia della vitamina D3 nei pazienti ASD. A seconda dei parametri misurati nello studio, la supplementazione di vitamina D per via orale può migliorare in modo sicuro i segni e sintomi di ASD e potrebbe essere raccomandato per i bambini con ASD. Al momento, questo studio è un singolo RCT con un piccolo numero di pazienti, e una grande quantità di ulteriori studi su vasta scala sono necessari per validare criticamente l’efficacia della vitamina D in ASD.

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Pensando ad un possibile collegamento con i risultati di uno dei paper sopra, aggiungo quelli del seguente studio:
Interpregnancy Interval and Risk of Autism Spectrum Disorders – Ousseny Zerbo et al. – Pediatrics – September 2015 – DOI:10.1542/peds.2015-1099

L’astratto dice che secondo i risultati i bambini nati in seguito ad un IPI (Interpregnancy interval) minore di 12 mesi o maggiore di 72 mesi hanno avuto un rischio di ASD da 2 a 3 volte maggiore rispetto ai bambini nati in seguito ad un intervallo IPI compreso fra 36 e 47 mesi. Insomma, bambini nati meno di 2 anni o più di 6 anni dopo il precedente figlio sono a rischio aumentato di ASD.
I risultati non si spiegano col BMI materno o il cambiamento di BMI tra una gravidanza e l’altra o con l’età dei genitori, l’uso materno di farmaci antidepressivi, o con eventi sfavorevoli che si verificano durante la prima o seconda gravidanza.
IPI è definito come il tempo trascorso fra la nascita di un figlio e il concepimento di un altro (pag. 652) del PDF.

Altri studi citati nel documento hanno ottenuto risultati simili. È possibile che qualche tipo di carenza o alterazione metabolica della madre sia alla base della maggiore frequenza di ASD per intervalli molto brevi? Che la vitamina D somministrata alla donna incinta compensi per le condizioni ambientali fisiche e psicologiche non favorevoli alla madre che è impegnata ad accudire il figlio precedente? Per esempio minore esposizione solare, carenze alimentari, stress?

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 19, 2016 da con tag , , , , , .

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