Sol Invictus

Sotto il Sole

Storia genetica della popolazione delle Canarie

Una nota storica per introdurre il post: l’avvio di contatti sia pure saltuari dopo l’epoca classica fra Canarie e resto del mondo è concordemente attribuito al genovese Lanzarotto Malocello, sotto il cui comando, attorno al 1312, approdò una nave sull’isola che da lui prende il nome (Wikipedia).

Genetic studies on the prehispanic population buried in Punta Azul cave (El Hierro, Canary Islands). – Alejandra C. Ordóñez et al. – Journal of Archaeological Science Volume 78, February 2017 – http://dx.doi.org/10.1016/j.jas.2016.11.004

Dall’astratto, traduzione libera.
Lo scopo di questo studio era quello di analizzare geneticamente la popolazione da uno dei più importanti spazi funerari aborigeni conosciuti dell’isola di El Hierro (Isole Canarie), la grotta di Punta Azul, che ospita i resti di 127 individui. Sono state esaminate sessantuno tibie di adulti, 32 di sinistra e 29 di destra. La datazione al radiocarbonio produce la data 1015-1210 d.C. Abbiamo ottenuto un tasso di successo globale dell’88,5% per il sessaggio molecolare e del 90.16% per i marcatori uniparentali. Sono stati possibili anche profili ripetizioni in tandem brevi (STR) per il 45,9% dei campioni. Tale successo è conseguenza della buona conservazione delle ossa nel loro contesto archeologico. La composizione mtDNA del campione è caratterizzata dalla fissazione completa del lignaggio H1-16260. Questi risultati possono essere spiegati da un insieme di eventi fondatori consecutivi, un episodio collo di bottiglia all’inizio della colonizzazione e/o come conseguenza di deriva genetica. Anche i lignaggi paterni sono colpiti da questi processi, ma in modo meno acuto. Queste differenze ci portano a proporre i comportamenti sociali come spiegazione di questa differenza. La trasmissione materna dei lignaggi (società matrilineare, ndr), citata nelle fonti etnostoriche dell’arcipelago, potrebbe essere una spiegazione. Questi risultati potrebbero essere in accordo con le pratiche endogamiche, ma i risultati autosomici STR indicano una diversità relativamente elevata. Questi risultati ci hanno permesso di caratterizzare la popolazione della grotta Punta Azul e vedere il modo in cui l’isolamento geografico, il processo di adattamento e i comportamenti sociali specifici hanno impattato la popolazione aborigena dell’isola.

La caverna di Punta Azul ha una profondità di una quindicina di metri una larghezza di pochi metri e si trova nella parte meridionale di El Hierro, un’isola minore e situata all’estremità sudoccidentale dell’arcipelago.
L’origine berbera della popolazione è fuori discussione. Da quello che si sa, il primo popolamento risale a poco prima dell’era comune nell’isola di Tenerife. Per l’isola di El Hierro si parla del 120±60 d.C. Sembra che sulle grandi isole di Tenerife e La Palma non avvennero effetti fondatori importanti durante la colonizzazione iniziale.

Dalla tabella 2 , le tre linee paterne di 15 campioni tipizzati con successo su 36 maschi sono: sette E-M81 considerato tipicamente nordafricano, sette R-M269 considerato tipicamente europeo, un E-M33 considerato sub-sahariano, ma presente nelle Canarie e in Nordafrica con una frequenza di circa il 3% (1 e paper).

La diversità autosomale di Punt Azul è minore di quella iberica, ma paragonabile a quelle dei berberi marocchini.

Probabilmente l’isola di El Hierro fu soggetta alla prima ondata migratoria, ma non alla seconda teorizzata a causa della mancanza dei marcatori associati a questa. E-M81 e U6b1a apparterrebbero alla prima e si trovano in tutto l’arcipelago (pag. 26). U6b1a raggiunge la frequenza del 70% sull’isola di La Gomera che si trova poco lontano da El Hierro.
MtDNA: T2c and U6c1, e Y: J-M267 and E-M78 sono più frequenti nelle isole orientali e apparterrebbero alla seconda ondata migratoria (1; paper).
Notare che E-M81 è considerato oggi tipicamente nordafricano dove ha una frequenza media superiore al 40% e in qualche località è prossima al 100% (2 e
mappa). Però secondo una fonte il tempo trascorso dall’antenato comune, TMRCA, è di meno di 3000 anni fa quindi un’espansione relativamente recente e notevole.
Le distanze Fst linearizzate Slatkin di STR autosomali indicano una vicinanza degli aborigeni ai berberi del Marocco e lontananza dagli europei (1; tabella 3 del paper).

La diversità riscontrata nella piccola e isolata E Hierro fa pensare ad un determinato tipo di società con pratiche esogamiche che pare contrastare con la situazione sociale più gerarchica delle isole maggiori Tenerife e Gran Canaria dove può essere esistita qualche forma di endogamia.

Una delle scoperte archeologiche più interessanti sono le iscrizioni in libico-berbero simili a quelle nordafricane. Che qualche gruppo di questi naviganti si sia spinto più a occidente, magari mancando il bersaglio insulare? (da Wikipedia: Olmec alternative origin speculations; anche post sugli Olmechi)

Per quanto riguarda l’origine di U6 ricordo il ritrovamento in Europa nella grotta di Muierii in Romania (Peștera Muierilor; vedere post Storia genetica dell’Europa degli ultimi 45000 anni). L’individuo Muierii2, Romania, di 33.000 anni fa, porta l’aplogruppo mitocondriale U6 e ciò può sostenere l’ipotesi che questo aplogruppo sia arrivato dall’Europa in Nord Africa, dove oggi raggiunge una frequenza di circa il 9%,

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Un paper interessante di alcuni anni fa riguardante l’arcipelago:
Demographic history of Canary Islands male gene-pool: replacement of native lineages by European – Rosa Fregel et al. – BMC Evolutionary Biology, 2009 – DOI:10.1186/1471-2148-9-181

Dall’astratto, traduzione libera.
L‘origine e prevalenza dei coloni preispanici delle Isole Canarie ha attirato grande interesse multidisciplinare. Tuttavia,studi genetici diretti sul DNA antico e sui resti indigeni e storici del 17°-18° secolo, utilizzando DNA mitocondriale come marcatore femminile, sono stati possibili solo di recente. Nel presente lavoro, l’analisi dei polimorfismi del cromosoma Y negli stessi campioni, ha messo in luce il modo in cui la colonizzazione europea ha impattatto il pool genetico maschile e femminile delle Canarie.

I lignaggi berberi autoctoni del cromosoma Y, (E-M81) e prominenti (E-M78 e J-M267), sono stati rilevati nei resti indigeni indicando un’origine africana nordoccidentale dei loro antenati confermando precedenti risultati del DNA mitocondriale. Tuttavia, al contrario delle loro linee femminili, che sono sopravvissute nella popolazione odierna in seguito alla conquista con solo un calo moderato, i lignaggi indigeni maschili sono scesi costantemente e sono stati sostituiti da linee europee. Influssi genetici dell’Africa sub-sahariana di maschi e femmine sono state rilevati anche nella popolazione delle Canarie, ma le loro frequenze erano più alte durante i secoli 17°-18° rispetto ad oggi.

Conclusione
La colonizzazione europea delle Isole Canarie ha introdotto un forte cambiamento sessuale asimmetrico nella popolazione indigena in modo tale che lignaggi femminili indigeni sono sopravvissuti nella popolazione esistente in una percentuale significativamente più alta rispetto a quelli maschili.

Dal testo del paper:
il contributo iberico al pool genetico maschile aumenta dal 63% nel 17°-18° secolo all’83% della popolazione attuale, ed è accompagnato da una caduta in parallelo del contributo maschile indigeno (31% vs 17%) e sub-sahariano (6% vs 1%).

Tuttavia, le proporzioni relative nel pool femminile sono sorprendentemente costanti per il contributo iberico (48% vs 55%) e aborigeno (40% vs 42%), dal 17°-18° secolo ad oggi, e solo quello femminile sub-sahariano mostra una diminuzione importante (12% vs 3%).

Questi risultati indicano che i maschi indigeni sono stati discriminati, non solo all’inizio della conquista, ma anche successivamente. Nel caso dei lignaggi sub-sahariani, sembra che il loro “svantaggio” abbia colpiti entrambi i sessi, anche se di più nei maschi.

Dati dalla tabella 2 del paper.
– Fra gli indigeni E-M81 era al 26.67%.
-L’aplogruppo europeo R-M269 è presente nel 10% degli indigeni esaminati in questo studio; nel campione storico di alcuni secoli fa è già il più frequente con il 42,9% e nella popolazione attuale è al 53,2%, non lontano dalla frequenza nella penisola iberica dove raggiunge il 60%.
– Secondo la tabella in Africa NW R-M269 è al 4% circa, valore non molto diverso dal dato per gli indigeni e i cromosomi R-M269 mostrano similarità STR con quelli iberici suggerendo un flusso dall’Europa che ha colpito il Nordafrica e probabilmente successivamente le Canarie.

Nello studio si nota l’eccezione rilevante costituita dall’aplogruppo I-M170, perché non è stato rilevato nel campione storico, pur essendo moderatamente frequente negli aborigeni (6,7%), possibile indicazione di una antica diffusione ed esplorazione verso l’estremo occidente a partire forse dall’area nord orientale del Mediterraneo dove ha una frequenza elevata.

Visto il paper precedente, vale la pena riportare da questo documento che in un altro studio l’individuazione di correlazioni significative tra frequenze relative e/o valori di diversità degli aplotipi del mtDNA, CD4/Alu, dati genetici ABO, e le distanze geografiche delle isole dall’Africa sono state spiegate teorizzando un solo evento colonizzazione principale. Al contrario, utilizzando marcatori del cromosoma Y sono state trovate due correlazioni opposte, che sono state spiegate con almeno due ondate indipendenti di colonizzatori dall’Africa nordoccidentale.

  1. Ancient DNA of an indigenous population of the island of El Hierro in the Canary Islands – Par Bernard Sécher le mardi 29 novembre 2016 – Blog: Généalogie génétique – Link
  2. Phylogeography of E1b1b1b-M81 Haplogroup and Analysis of Its Subclades in Morocco – Ahmed Reguig, Nourdin Harich, Abdelhamid Barakat, and Hassan Rouba – 2014 – doi:http://dx.doi.org/10.3378/027.086.0204

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 8, 2016 da con tag , , , , , , , .

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