Sol Invictus

Sotto il Sole

Intelligenza, altruismo e selezione naturale

Rivisto il 24/11/2016
La teoria darwiniana afferma che un individuo può sacrificare delle risorse a discapito della propria prole ed è generoso con i parenti stretti perché comunque aiuta a propagare i propri geni (vedere regola di Hamilton). In un precedente post sull’altruismo avevo riportato l’osservazione ragionevole e un poco maliziosa che le persone intelligenti tendono ad apparire più generose anche perché in realtà valutano meglio e intravedono tornaconti che gli altri non afferrano, spesso rinunciando a risorse diventate di scarso valore per loro (1 e 2).

Or
a estendo il discorso rifacendomi ad alcuni studi. In passato si è dedotto che generosità ed intelligenza sono correlate. È interessante una ricerca (2) che sottoponendo a dei test gli studenti di più università americane aveva trovato che cooperavano in percentuale maggiore quelli di università con punteggi medi più elevati del SAT che è usato per l’accesso e selezione degli studenti.

Un’altra ricerca mostrò che fra i negoziatori coinvolti in compravendite di proprietà, i più intelligenti attribuiscono un maggior valore alla controparte e l’interpretazione è che capiscono meglio le necessità degli altri.

Un economista trovò che gli americani over 50 più intelligenti facevano più carità anche dopo aver controllato per ricchezza, entrate, educazione (1).

A metà 2016 uscì uno studio che, con dei giochi modificati per permettere o meno il ricordo, l’uso e il passaggio a future “generazioni” di giocatori di informazioni riguardanti i risultati delle interazioni e collaborazioni con i giocatori delle tornate precedenti, trovò che gruppi relativamente piccoli e una memoria migliore fanno emergere e favoriscono la condivisione e la cooperazione. Niente di particolarmente sorprendente, è abbastanza intuitivo e poi la memoria è un fattore d’intelligenza. Ricordando il comportamento altrui si possono escludere e “punire” successivamente i giocatori che cercano di sfruttare le risorse degli altri non partecipando con le loro (3). Di nuovo si parla della valutazione degli altri e del tenerne conto, cosa possibile a livello individuale se i gruppi non sono troppo numerosi.

Un altro studio dà un sostegno alla teoria del “nepotismo socialmente rafforzato”. In pratica nell’astratto della ricerca si legge che, considerati gruppi di individui con poca parentela e quindi poco incentivati al nepotismo biologico, all’interno di gruppi diversi con grado di parentela modesta che seguono regole diverse sono favoriti coloro che cercano un compromesso, alle volte aspettandosi un ritorno a volte no, così non passano per fessi sempre raggirati e guadagnano in reputazione; nell’interazione fra gruppi (deduco coinvolgenti numeri maggiori difficilmente seguibili di individui) vengono favoriti nel gioco coloro che offrono una generosità generalizzata non aspettandosi indietro qualcosa che li ricompensi direttamente, ma beneficiando dell’apprezzamento generale e della reputazione che permette poi di ottenere benefici da parte di terzi (4 e 5).

La generosità si può vedere come una forma “aperta” di cooperazione, e funziona in determinate situazioni grazie alla frequente maggiore efficienza del capitale sociale creato a parità di costi. Il motivo per cui il car pooling permette un risparmio grazie ai passaggi offerti a persone che devono percorrere la stessa strada.
Penso che ci sia una tendenza alla creazione di reti di collaboranti che finiscono con l’aiutarsi più o meno involontariamente più di quanto aiutano gli altri. Il capitale sociale viene indirizzato più spesso che no dagli intelligenti verso le loro necessità venendo così favoriti marginalmente. Si può giungere in casi estremi a gruppi occulti che operano dietro le quinte.

Questi studi sono collegabili all’esempio del CEO di una compagnia aerea che con una trovata pubblicitaria finì col donare ad un’altra compagnia del settore, ma non concorrente diretta nella sua nicchia di mercato!, i diritti su una frase pubblicitaria, invece di iniziare una causa che avrebbe vinto. La pubblicità legata all’evento produsse subito 6 milioni di dollari e ne trasse solo vantaggi a lungo termine (1). Se ne ricava che la persona molto intelligente sfrutta la predisposizione della gente che non vede oltre gli schemi più superficiali così da ritenere buoni e generosi coloro che in realtà hanno calcolato in anticipo, almeno probabilisticamente.

Così le persone molto in vista con forti interazioni sociali specialmente di tipo commerciale hanno spesso qualche operazione filantropica più o meno di facciata in corso. Però alla fine l’equilibrio fra costi e benefici deve essere positivo. Occorre giudizio. In pratica l’intelligente che vuole avere un miglioramento delle risorse coopererà/sarà generoso sì, ma non con tutti, con le persone giuste, e farà in modo da tenere basse le perdite oltre che l’avversione e l’invidia potenziale che spesso in alcuni ambienti come quelli politico-economici viene telecomandata dagli oppositori (post su invidia e disuguaglianza).

L’ultimo studio che espongo è più basale e da un certo punto di vista unisce alla radice l’intelligenza e la cooperazione/generosità, mostrando come il loro legame è dovuto alla selezione naturale e non a qualcosa di metafisico, almeno non direttamente. Ci si domandava come mai in natura la cooperazione/altruismo si trovi anche fra microorganismi. Un articolo menziona il lievito di birra evolutosi per produrre l’invertasi, un enzima per scomporre il saccarosio in quantità superiore alle proprie necessità e viene spontaneo chiedersi come mai non c’è una selezione avversa favorente le cellule mutate per scroccare (free ride) risparmiando le risorse necessarie per produrre l’enzima usandole per riprodursi. Dei ricercatori hanno sviluppato un modello matematico mostrante che le oscillazioni stocastiche delle popolazioni di cellule di lievito comporta effetti a lungo temine: se aumento quella di lievito “free rider” si ha uno svantaggio per tutti e la popolazione generale diminuisce mentre se c’è un aumento degli individui collaborativi questi avranno un vantaggio netto (6).

Aggiungo per estensione che si può pensare che all’interno di questa popolazione gli “individui” più versatili svilupperanno eventualmente enzimi e modi per sfruttare altre risorse evolvendosi. Quindi se si vede l’intelligenza come la capacità di adattarsi ad ambienti e risorse diverse aumentandone anche la disponibilità complessiva, può essere stabilito un legame basale con l’altruismo interessato. I più versatili finiranno con l’essere favoriti.

  1. Who’s Smarter: The Selfish or the Generous? – by Adam Grant Ph.D. – 21maggio 2013 – psychologytoday.com – psychologytoday.com
  2. A Smart Solution to the Diversity Dilemma – Jason Richwine – August 12, 2009 – The American – aei.org
  3. Cooperation emerges when groups are small and memories are long, study finds – June 1, 2016 – Katherine Unger Baillie – Phys.org
  4. Socially Enforced Nepotism: How Norms and Reputation Can Amplify Kin Altruism – Doug Jones – PLOS ONE – Published: June 15, 2016 – http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0155596
  5. Why people help distant kin: Math simulations support theory of ‘socially enforced nepotism’ – June 15, 2016 – Lee Siegel – phys.org
  6. Mathematicians may have found an answer to the longstanding puzzle as to why we have evolved to cooperate – July 19, 2016 – Phys.org

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il novembre 22, 2016 da con tag , , , , , , , , .

Archivi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: