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Sotto il Sole

Sviluppo demografico dei primi agricoltori in Anatolia

The Demographic Development of the First Farmers in Anatolia – Gülşah Merve Kılınç et al. – Current Biology – August 8, 2016, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2016.07.057

Dall’astratto, traduzione libera:
la documentazione archeologica dello sviluppo delle società agricole sedentarie in Anatolia non è ancora rispecchiata da una comprensione genetica delle popolazioni umane coinvolte, in contrasto con la diffusione dell’agricoltura in Europa [1-3]. Comunità agricole sedentarie emersero in alcune parti della Mezzaluna fertile durante il decimo millennio a.C. e l’inizio del IX millennio calibrati (cal), ed apparvero in Anatolia centrale verso il 8300 cal a.C. [4]. L’agricoltura si diffuse in Anatolia occidentale all’inizio del VII millennio a.C. (cal) e quasi contemporaneamente in Europa, anche se la tempistica e il processo di questo movimento rimangono poco chiari. Utilizzando i dati di sequenziamento del genoma che i ricercatori hanno generato da nove individui neolitici dell’Anatolia centrale, hanno studiato il periodo di transizione dal primo Neolitico aceramico (preceramico) a quello ceramico, quando l’agricoltura/allevamento (farming) si espanse ad ovest della Mezzaluna Fertile. Trovano che la diversità genetica nei primissimi agricoltori era molto bassa, alla pari dei gruppi di foraggiatori europei. Con l’avvento del Neolitico ceramico, le variazione genetica all’interno delle società raggiunsero livelli poi trovato nei primi agricoltori europei. I risultati confermano che i primi centro-anatolici neolitici appartenevano allo stesso pool genetico dei migranti neolitici che si andavano diffondendo in Europa. Inoltre, affinità genetiche tra i successivi agricoltori dell’Anatolia e i sud-europei calcolitici del quarto e terzo millennio a.C. suggeriscono un ulteriore ondata di migranti anatolici, dopo la diffusione neolitica iniziale, ma prima delle migrazioni collegate a Yamnaya. I ricercatori propongono che le prime società agricole assomigliavano demograficamente ai raccoglitori e che l’espansione in Europa si verificò solo dopo il flusso genico regionale e l’aumento dell’eterogeneità

I resti umani sono di due siti dell’Anatolia centrale, 4 da Boncuklu (8300-7500 a.C.) e 5 da Tepecik-Ҫiftlik (7500-5800 a.C.) di 1500 anni dopo. Il Neolitico durò circa 3000 anni in Anatolia, da circa il 9500 a.C. al 6000 a.C. Boncuklu era abitata da foraggiatori indigeni che adottarono un’agricoltura limitata su piccola scala e presentano poca differenziazione genetica fra loro. L’altro sito, più recente di circa 1500 anni, pur continuando la caccia e la raccolta, mostra un’agricoltura già più sviluppata e diversa e una popolazione più eterogenea geneticamente. La popolazione di T-Ҫ è abbastanza diversa dall’altra ( Pairwise f3 statistics). Ambedue le comunità mostrano di avere avuto contatti regionali, Tepecik-Ҫiftlik soprattutto con la mezzaluna fertile, probabilmente in connessione col traffico di ossidiana ( per altri dettagli di questo commercio ne 7° millennio vedere post). Tutti gli individui delle due comunità si piazzano all’interno della variabilità genetica delle popolazioni attuali dell’Europa meridionale, secondo un’analisi.

Con un’esame Admixture, con K=10 si nota come tutti i neolitici anatolici ed europei sono costituiti da due componenti, una arancione del tipo WHG, EHG, SHG, diffusa oggi soprattutto negli europei settentrionali etnici ed una grigia diffusa oggi soprattutto in Nordafrica e MO (figura 3); quelli di Boncuklu hanno meno della componente grigia meridionale degli individui di T-Ҫ che indica un influsso meridionale nella seconda, forse in relazione al commercio dell’ossidiana. Inoltre nella cultura di T-Ҫ un individuo (forse due) mostra una componente CHG caucasica (azzurro) indice di una popolazione diversificata.

I ricercatori hanno trovato maggiore affinità fra Oetzi, l’uomo di ghiaccio tirolese, e gli individui di Remedello, tutti dall’Italia calcolitica, e l’individuo esaminato Kum6, femmina, del sito Kumtepe all’estremità anatolica nordoccidentale, con condivisione di alleli CHG, rispetto agli altri anatolici. Anche quelli di T-Ҫ mostrano a loro volta una maggiore affinità a Kumptepe e ai neolitici europei. In pratica i ricercatori ipotizzano un altro flusso neolitico da est verso ovest che giunse in Europa portando elemento caucasico e i dati mostrano che i neolitici centro-anatolici e quelli europei appartenevano ad uno stesso pool genetico. Un altro blogger ha determinato con un’analisi gli aplogruppi maschili dei 5 maschi utilizzati nella ricerca, 3 sono risultati G2a2 uno C1a2 e l’ultimo incerto G, J2 o R1b (1, anche 2 comm.).

I commentatori di un blog (2) parlano di una popolazione di tipo WHG in Anatolia collegata ai WHG del tipo Villabruna e proveniente dall’Europa che lentamente nel corso di millenni si andò mescolando con una popolazione meridionale/Basale Eurasiatica (BE) proveniente da sud. Osserva il blogger del post in un commento che il gruppo Villabruna origina nei Balcani non in MO.
Infatti, seguendo una linea di pensiero divergente, dei commentatori contrastano la ricostruzione a loro dire orientaleggiante degli autori della ricerca e, basandosi sull’aplogruppo mitocondriale di Kum6 (H2a) e ritrovato in MO solo in un altro individuo del calcolitico armeno, avanzano l’ipotesi che in realtà almeno parte degli anatolici neolitici potrebbero benissimo derivare da WHG originati in Europa e giunti in Anatolia dove poi si mescolarono.
Addirittura alcuni non vedono prove chiare che la seconda ondata, che mostra qualcosa di CHG, sia andata dall’Anatolia verso l’Europa. Si osserva in qualche analisi che l’uomo di ghiaccio e quelli di Remedello sono equidistanti dai WHG quindi con possibili influssi di questi ultimi.
Un commentatore ricorda come degli studiosi sostennero tanto tempo fa che c’era l’evidenza di piante coltivate in società paleolitiche stabili che si estendevano dalla cultura Solutreana sulla costa atlantica fino a Kostenki e Sunghir in Russia e che i primi segni di agricoltura/domesticazione risalirebbero all’industria del Paleolitico medio Micoquien (Micocchiano).
Un altra persona cita uno studioso che disse che “L’archeologia non è scienza, è una vendetta”, penso in senso politico, e che i risultati genetici devono sempre essere interpretati indipendentemente da qualsiasi opinione o punto di vista comune (vista la tendenza al politically correct in certi ambienti).
C’è chi vede il Levante e le zone aride vicine come luoghi di raccolta finale di popolazioni piuttosto che di origine.
Si continua speculare sull’origine geografica della BE, componente meridionale che sembra essere giunta sulla scena eurasiatica relativamente tardi dopo l’ultimo massimo glaciale LGM. Si parla del meridione della penisola arabica o dell’Africa.

  1. Y-SNP calls from Neolithic central Asia Minor – August 7, 2016 – by Genetiker – Link
  2. On the origins of the first farmers in Anatolia – August 4, 2016 – Eurogenes Blog Link

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 7, 2016 da con tag , , , , , , , , , .

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