Sol Invictus

Sotto il Sole

L’effetto placebo altera la risposta immunitaria e i risultati dei test

Aggiornato il 17/07/2016
In precedenza avevo scritto un post sull’effetto placebo. Ora ci sono alcune novità che ritengo interessanti:

Activation of the reward system boosts innate and adaptive immunity – Tamar L Ben-Shaanan et al. – Nature Medicine – (2016) – doi:10.1038/nm.4133

Dall’astratto, traduzione libera:
le aspettative positive contribuiscono ai benefici clinici dell’effetto placebo. Tali aspettative positive sono mediate dalla sistema di ricompensa del cervello, 4; tuttavia, rimane ignoto se e in che modo l’attivazione del sistema di ricompensa influenzi la fisiologia del corpo e, in particolare, l’immunità. Qui i ricercatori mostrano che l’attivazione dell’area ventrale tegmentale (VTA), una componente chiave del sistema di ricompensa, rafforza la difesa immunologica dell’individuo. Hanno usato recettori preparati ed attivati esclusivamente da droghe specifiche (designer drugs, DREADDs) per attivare direttamente i neuroni dopaminergici nella VTA del topo e hanno studiato la successiva risposta immunitaria dopo l’esposizione a batteri (Escherichia coli), con citometria di massa time-of-flight (CyTOF) e test funzionali. Hanno trovato un aumento delle risposte immunitarie innate e adattative che si sono manifestate con una maggiore attività antibatterica dei monociti e macrofagi, riduzione della carica batterica in vivo e una risposta delle cellule T accresciuta nel modello murino di ipersensibilità “delayed-type”, di tipo IV mediata da cellule. Con l’ablazione chimica del sistema nervoso simpatico (SNS), i ricercatori hanno dimostrato che gli effetti del sistema di ricompensa sull’immunità sono, almeno in parte, mediati dalla SNS. Così, i risultati stabiliscono una relazione causale tra l’attività della VTA e la risposta immunitaria alle infezioni batteriche.

I ricercatori hanno incubato cellule del sistema immunitario di topi esposti a batteri E. coli mortali dopo che erano state stimolate cellule specifiche nel centro di ricompensa degli animali. Queste cellule immunitarie si sono dimostrate almeno due volte più efficaci nell’uccidere i batteri rispetto a quelle ordinarie. In una seconda prova, gli scienziati hanno vaccinati topi diversi con le stesse cellule immunitarie. Dopo trenta giorni questi roditori trattati sono stati in grado di combattere le infezioni con oltre il doppio di probabilità. Si pensa che evolutivamente questo effetto sia dovuto ad attività come il mangiare e il sesso che comportano un elevato piacere e ricompensa, ma anche il contatto con microrganismi potenzialmente pericolosi.
°°°

Placebo effects in cognitive training – Cyrus K. Foroughi et al. – 2016 – PNAS.org – doi:10.1073/pnas.1601243113

Dall’astratto, traduzione libera:
anche se un grande corpo di ricerca mostra che la capacità cognitiva generale è ereditabile e stabile nei giovani adulti, è stato recentemente dimostrato che l’intelligenza fluida può essere accresciuta con l’allenamento cognitivo. Molti ricercatori, tuttavia, hanno messo in dubbio la metodologia degli studi sull’allenamento cognitivo riportanti miglioramenti nella intelligenza fluida: in particolare, il ruolo degli effetti placebo. I ricercatori dello studio hanno progettato una procedura per indurre intenzionalmente un effetto placebo tramite il reclutamento palese, nel tentativo di valutare/distinguere il ruolo dell’effetto placebo negli incrementi di intelligenza fluida dovuti all’allenamento cognitivo. Gli individui del gruppo placebo, auto-selezionatisi rispondendo ad un volantino suggestivo, hanno mostrato miglioramenti dopo una singola sessione di un’ora di allenamento cognitivo equivalenti ad un aumento di 5 -10 punti in un test di intelligenza standard. I controlli, che hanno risposto ad un volantino non-suggestivo, non hanno mostrato alcun miglioramento. Questi risultati forniscono una spiegazione alternativa per gli effetti osservati nella letteratura sull’allenamento cognitivo e nel business dell’allenamento cerebrale, che rivelano la necessità di tenere conto di effetti confondenti nella ricerca futura.

Che tutti coloro che si credono intelligenti sappiano qualcosa che gli altri non hanno ancora capito?🙂
°°°

I ricercatori americani hanno avuto a che fare con un aumento considerevole dell’effetto placebo nel corso degli anni quando si studiano antidepressivi, antipsicotici e farmaci per il dolore e faticano a trovare una spiegazione. Ci sono opinioni diverse. La cosa è talmente rilevante che alcuni studi di medicinali sperimentali promettenti inizialmente, dopo alcuni anni non mostravano importanti differenze fra medicinali e placebo (1, 2). In un articolo ci sono un paio di grafici semplici che rendono l’idea dell’andamento nel tempo (1). Un calo più lieve della differenza fra effetti reali e placebo si nota anche in altri paesi.
Negli Stati Uniti, a differenza di ogni altro paese al mondo ad eccezione della Nuova Zelanda, è consentito la pubblicità direct-to-consumer dei farmaci. L’effetto placebo è fortemente legato alle aspettative del paziente, e forse tutti quegli annunci pubblicitari che mostrano uomini virili di mezza età che praticano attività fisicamente intense hanno avuto un effetto cumulativo nelle menti dei pazienti che assumono farmaci, anche quando partecipano ad uno studio (1e 2).
Però l’ipotesi preferita non riguarda la pubblicità, ma il fatto che i test negli Stati Uniti sono diventati più grandi e tendono ad essere più longevi degli quelli non statunitensi (1, 2). Ci sono molti possibili effetti confondenti. Rispetto al passato ci sono più società specializzate nel selezionare la gente e forse i modi più affabili del loro personale modifica i risultati. Si pensa anche che i partecipanti compensati economicamente costituiscano campioni con caratteristiche psicologiche particolari e questo potrebbe spiegare una parte dei risultati differenti rispetto al passato . Si creano così anche dei partecipanti seriali e “professionali”. Forse le informazioni generali disponibili sono più accessibili al pubblico grazie anche ad internet e così via.
Il problema è grave perché le ricerche farmaceutiche sono costosissime e si stanno valutando dei rimedi.
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Aggiornamento del 17/07/2016
Unexpected role of interferon-γ in regulating neuronal connectivity and social behaviour – Anthony J. Filiano et al. – Nature (2016) doi:10.1038/nature18626

Questo studio non riguarda l’effetto placebo direttamente, ma secondo me l’argomento è collegato a quello del primo paper (Ben-Shaanan et al., Nature 2016).
L’anno scorso ricercatori del Center for Brain Immunology and Glia della UVA, University of Virgina, scopersero che i vasi meningei collegano direttamente il cervello al sistema linfatico, eliminando l’idea che il cervello è privilegiato immunitariamente, cioè mancante di un collegamento diretto col sistema immunitario (3).
Ora i ricercatori della UVA hanno dimostrato che una molecola specifica del sistema immunitario, l’interferone gamma, sembra essere critico per il comportamento sociale e che una varietà di animali attivano risposte della molecola quando socializzano. Normalmente essa è prodotta per combattere batteri, virus o parassiti. Bloccando la molecola nei topi utilizzando una modificazione genetica rende alcune regioni del cervello iperattivo e i topi meno sociali. Il ripristino della molecola riporta la connettività e il comportamento del cervello alla normalità. I ricercatori osservano che essa svolge un ruolo importante nel mantenimento della corretta funzione sociale”.
È necessario per gli animali essere sociali, ma in questo modo si ha una maggiore probabilità di diffusione di agenti patogeni. I risultati indicano che l’interferone gamma è stato usato nell’evoluzione come un modo più efficace per aumentare sia il comportamento sociale che le difese. Si osserva che un malfunzionamento del sistema immunitario in grado di controllare le nostre interazioni può essere responsabile di deficit sociali in numerosi disturbi neurologici e psichiatrici (3).

Ricordo che in passato ho riportato in alcuni post sul collegamento fra salute e microrganismi e risposte immunitarie. (Per esempio: ABCDE)

  1. Why are placebos getting more effective? – By William Kremer – BBC World Service – 20 October 2015 – From the section Magazine – bbc.com
  2. Medical mystery: Why are placebos becoming more effective? – By Susannah Cahalan – January 24, 2016 – nypost.com
  3. Shocking new role found for the immune system: Controlling social interaction – July 13, 2016 – medicalxpress.com

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 7, 2016 da con tag , , , , , , , , , , .

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