Sol Invictus

Sotto il Sole

Invasioni magiara e mongola del bacino pannonico

Rivisto il 28/06/2016
Maternal Genetic Ancestry and Legacy of 10th Century AD Hungarians – Aranka Csosz et al. – bioRxiv, posted June 2, 2016, doi: http://dx.doi.org/10.1101/056655PDF

Dall’astratto, traduzione libera:
secondo le fonti storiche gli antichi ungheresi originarono dalla regione degli Urali nella Russia centrale odierna e migrarono attraverso la steppa dell’Europa orientale. Essi conquistarono il bacino dei Carpazi nel 895-907 d.C., e si mescolarono con le comunità locali. Qui vi presentiamo i risultati riguardanti il DNA mitocondriale da tre insiemi di dati: uno del periodo degli àvari (secoli 7°-9°) dal bacino dei Carpazi (n = 31); un set di dati ampliato di quasi quattro volte del periodo della conquista ungherese (n = 101); e uno dalla zona di contatto ungherese-slava contemporanea (n = 23). Confrontiamo queste sequenze del segmento ipervariable di DNA mitocondriale con altri dati eurasiatici antichi e moderni. Mentre gli avari analizzati rappresentano un certo gruppo della società àvara che mostra caratteristiche genetiche dell’Europa orientale e meridionale, il patrimonio genetico materno dei conquistatori ungheresi è una miscela di elementi eurasiatici occidentali e eurasiatici centrali e settentrionali. Analizzando complessivamente i risultati, sia le radici linguistiche ugrofinniche sia gli influssi turchi e centrasiatici documentati storicamente lasciarono impronte genetiche nella composizione genetica dei conquistatori (ungheresi). I nostri dati riflettono/permettono una complessa serie di eventi genetici storici e genetici della popolazione prima della formazione della popolazione medievale del bacino dei Carpazi, e la continuità genetica materna tra i secoli 10-12th e gli ungheresi moderni.

Nota: set dalla “zona di contatto ungherese slava contemporanea” si riferisce a campioni del 10°-12° secolo dalla Slovacchia e 4 individui dalla Croazia settentrionale (f. 1). La ricerca è stata moderatamente criticata da alcuni commentatori perché non includendo DNA autosomale, permette di trarre solo conclusioni storico-genetiche limitate.

Come sottolinea il paper, a giudicare da oltre centomila sepolture del bacino carpatico scavate nel passato, risulta che gli àvari erano razzialmente eterogenei e prevalentemente europoidi fisicamente (pag. 3); il gruppo avaro esaminato proviene della pianura sudorientale ed è da un punto di vista mitocondriale prevalentemente europeo, ma con presenza di 4 aplogruppi asiatici (C, M6, D4c, F1b). Morfologicamente di tipo europeo locale, i dati di questo gruppo non possono essere usati per rappresentare tutti gli avari.

Dati archeologici dal sito di Uelgi negli Urali centro-orientali mostrano una mescolanza di elementi ugrici settentrionali e turchici delle steppe orientali. Uno studioso non molto tempo fa, in seguito ad un’analisi genetica, ha proposto che ci sia una parentela fra i i magiari e la tribù kazaka dei Madjari che sono risultati più vicini ai primi che alla popolazioni circostanti.
Regino di Prüm afferma che i magiari non sapevano niente di combattimento corpo a corpo in formazione o di assedio di città, ma sottolinea la loro abilità con l’arco, che era composto ed era l’arma principale.
Secondo la ricerca, i nuovi dati archeologici suggeriscono che lo spostamento dagli Urali centrali al Bacino carpatico/pannonico fu una migrazione relativamente rapida per cui la costituzione genetica dei conquistatori magiari conservò parte della segnatura centrasiatica. Gli aplogruppi mitocondriali di quelli esaminati sono risultati occidentali per il 77% e asiatici centro-orientali per il 23%.
Agli ungheresi si unirono dei turchi kabari e insieme invasero e si fusero con i locali del bacino panonnico che includevano fra gli altri slavi, germani e avari giunti nell’area nel 568 d.C.
Secondo una fonte i resti dei cimiteri del bacino carpatico dell’11°-13° secolo mostrano una popolazione che è di tipo europoide per il 95-97%. “Solamente” il 6-7% dei maschi ungheresi moderni porta aplogruppi che risultano di origine asiatica centrale od orientale (1).
Tirando le somme, dopo una serie di analisi i ricercatori del paper concludono che gli avari mostrano una vicinanza matrilineare agli europei orientali (f. S6)  e non sono significativamente diversi per quell’aspetto dalle popolazioni europee. Gli ungheresi invece erano più vicini ai centrasiatici (f. 5) e i campioni della “zona di contatto ungaro-slava” dell’epoca mostrano una maggiore vicinanza agli asiatici sudoccidentali cioè ai mediorientali (f. S7).

Nel corso dei secoli gli ungheresi sono passati dall’essere il 75% della popolazione del Bacino Carpatico ad circa il 39% in seguito alla guerra contro i turchi che causarono devastazioni soprattutto in Ungheria a cui si aggiunse l’influsso di altre genti durante il 18° secolo dovuto alla politica di colonizzazione voluta dagli Asburgo che fece triplicare la popolazione fino ad 8 milioni di abitanti. Questo forse spiega la percentuale bassa di componenti asiatiche orientali/siberiane nei campioni ungheresi che totalizzano 1-2+%, secondo qualche calcolatore che ho usato per un post sulle mescolanze nei mediterranei. Secondo Eupedia l’elemento asiatico orientale è circa 1%.

  1. Misinformation, Disinformation or Pseudo-science?István Kiszely’s Quest for a Glorious Hungarian – PastNándor Dreisziger – Hungarian Studies Review, Vol. XXXIX, Nos. 1-2 (2012) – Link

 

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Invasione mongola dell'Ungheria e ritirata (1241-1242)

Climatic and environmental aspects of the Mongol withdrawal from Hungary in 1242 CE – Ulf Büntgen, Nicola Di Cosmo – Scientific Reports (2016) – doi:10.1038/srep25606

Dall’astratto, traduzione libera:
l’invasione mongola dell’Europa orientale, e soprattutto il loro improvviso ritiro dall’Ungheria nel 1242 d.C. ha generato molta speculazione e una serie di teorie controverse. Nessuna di loro, tuttavia, ha considerato fattori ambientali sfaccettati e l’analisi dei rapporti storici insieme a quella dei dati di archivi naturali. Qui si indaga l’evidenza paleoclimatica accuratamente datata e spazialmente esplicita per ogni anno tra il 1230 e il 1250 d.C. Fonti documentarie e cronologie degli anelli degli alberi rivelano estati calde e secche nel periodo 1238-1241, seguite da condizioni di freddo e umido nei primi mesi del 1242. Il terreno paludoso nella la pianura ungherese molto probabilmente ridusse i pascoli e la mobilità così come l’efficacia militare della cavalleria mongola, mentre le spoliazione e lo spopolamento apparentemente contribuirono alla carestia diffusa. Queste circostanze probabilmente contribuirono alla decisione dei mongoli di abbandonare l’Ungheria e tornare in Russia. Superando argomenti deterministici e riduzionistici, l’ipotesi “ambientale” dei ricercatori dimostra l’importanza di fluttuazioni climatiche minori sui principali eventi storici.

Alcuni dettagli storici riportati nello studio: nella primavera del 1241, con 130.000 uomini e mostrando una capacità di coordinare le operazioni militari del tutto sconosciuta in Europa, i mongoli sconfissero gli eserciti polacchi e ungheresi in due battaglie quasi contemporanee, a Leignitz in Polonia il 9 aprile e a Mohi in Ungheria l’11 aprile (figura 1).
All’inizio del 1242, i mongoli attraversarono il Danubio penetrando in Ungheria occidentale e, dopo due mesi di devastazioni, improvvisamente cominciarono a ritirarsi seguendo un itinerario meridionale attraverso la Serbia e la Bulgaria (Fig. 1), e da lì verso i territori “russi”.

Secondo i ricercatori molti storici per lungo tempo hanno creduto che il ritiro mongolo fu causato della morte del Gran Khan Ögödei nel dicembre 1241 e che lo sconvolgimento politico conseguente costrinse Batu a fermare le operazioni e tornare al Karakorum.
Studiando l’evidenza dendroclimatica e altre prove, i ricercatori descrivono un quadro europeo d’insieme eterogeneo che implica secchezza su gran parte dell’Europa nordoccidentale, tra la Scandinavia e il Baltico nel 1232-1235 d.C. L’Europa meridionale e sudorientale, al contrario, vide più spesso estati secche tra il 1237 e il 1248. Piogge estese nel 1238 e il 1239 furono limitate principalmente alla Scandinavia, ma si estesero alla parte centrale e orientale del continente dopo il 1242. La maggior parte dell’Europa, dalla penisola iberica nel sudovest al Mar Baltico nel nordest, fu esposta a condizioni anomale di asciutto nel 1241. Tuttavia l’umidità eccezionale del 1242 d.C. rimase limitata spazialmente al sud della Polonia, la maggior parte della Repubblica Ceca, Slovacchia occidentale, Ungheria nord-occidentale e Austria orientale.

Quando gli eserciti mongoli penetrarono l’Ungheria nel marzo del 1241 i castelli e le difese lungo la strada furono conquistati con relativa facilità. Forse grazie al suolo molto asciutto, ma ancora capace di fornire foraggio per alimentare gli animali nella maggior parte del bacino carpatico.
Però successivamente ci furono preparazioni che indicano un esordio precoce dell’autunno-inverno nel 1241. Condizioni anomale di freddo furono accompagnate da nevicate abbondanti, e il Danubio si congelò totalmente. Col disgelo la situazione degenerò e a causa del clima il raccolto fu scarsi nel 1242, i mongoli cessarono di dare cibo ai prigionieri e dopo la breve puntata in Ungheria occidentale si ritirarono verso oriente.

Il documento riporta che i mongoli causarono un milione di morti in Ungheria. Ricordo vagamente di avere letto altrove che una donna di una delle tante aree devastate in Asia inveì contro un capo mongolo conquistatore dicendo che Allah (se non ricordo male) lo avrebbe punito, e costui rispose che era lui la punizione inviata. Non credo ci siano molti dubbi che se i mongoli avessero scoperto l’entrata per l’Inferno, avrebbero invaso e devastato anche quello.

Image – Figure 1: The Mongols in Eastern Europe – from:
Climatic and environmental aspects of the Mongol withdrawal from Hungary in 1242 CE – Ulf Büntgen, Nicola Di Cosmo – Scientific Reports (2016) – doi:10.1038/srep25606

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 7, 2016 da con tag , , , , , , , , , , , , , .

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