Sol Invictus

Sotto il Sole

La luce blu in educazione e medicina, il colore blu nella storia

Monti e cielo blu Interstate 80
Blue light reduces organ injury from ischemia and reperfusion
– Du Yuan et al. – approved March 22, 2016 – doi:10.1073/pnas.1515296113

Dall’astratto, traduzione libera:
l’evidenza suggerisce che la luce e i ritmi circadiani influenzano profondamente la capacità fisiologica con la quale un organismo risponde allo stress. Tuttavia, restano da determinare le ramificazioni dell’effetto dello spettro di luce sul corso della malattia critica. Qui, dimostriamo che l’esposizione acuta a luce intensa di spettro blu riduce le lesioni all’organo rispetto allo spettro di colore rosso vivo o alla luce ambientale bianca fluorescente in due modelli murini riguardanti insulti sterili: ischemia/riperfusione (I/R) calda del fegato e I/R renale unilaterale. L’esposizione alla luce blu brillante prima di I/R ha ridotto il danno e la necrosi epatocellulare e il danno acuto e necrosi renale. In entrambi i modelli, la luce blu ha ridotto l’afflusso dei neutrofili, come dimostra la diminuita mieloperossidasi (MPO) all’interno di ciascun organo, e ha ridotto il rilascio del gruppo ad alta mobilità box 1 (HMGB1), un chemiotattico neutrofilo e mediatore chiave nella patogenesi di lesioni I/R. Il meccanismo protettivo sembrava coinvolgere un percorso ottico ed è stato mediato, in parte, da una via simpatica (β3 adrenergica) che funziona indipendentemente da alterazioni significative della concentrazione di melatonina o corticosterone nel regolare il reclutamento dei neutrofili. Questi dati suggeriscono che la modificazione dello spettro della luce può offrire un’utilità terapeutica in situazioni sterili di danno cellulare.

Gli scienziati riportano di avere applicato luce blu per un periodo di 24 ore e quindi è potenzialmente una terapia adatta ad operazioni che offrono il tempo necessario ad un pretrattamento. La somministrazione di agonista β3 ha inibito gli effetti della luce blu e reso i risultati simili a quelli con luce rossa.
Fanno una serie di osservazioni e distinguo riferendosi ai risultati di altri studi, come quelli sugli effetti immunodepressivi nei roditori causati da esposizione cronica alla luce. E considerano il meccanismo osservato da loro come diverso da quello dovuto all’inquinamento luminoso o a disturbi del sonno. Citano anche uno studio sulla riduzione degli effetti ossidativi causata dalla luce blu-verde in pesci sottoposti a carenza di cibo. Ricordano però che gli animali sono diversi gli uni dagli altri e raccomandano studi più approfonditi per verificare l’effetto della luce blu sugli umani.

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Dynamic lighting system for the learning environment: performance of elementary students – Kyungah Choi and Hyeon-Jeong Suk – Optics Express (2016) – doi:10.1364/OE.24.00A907

Dall’astratto, traduzione libera:
questo studio si propone di indagare gli effetti dell’illuminazione a diverse temperature di colore sulle prestazioni degli studenti delle elementari, e quindi proporre un sistema d’illuminazione dinamica per un ambiente di apprendimento intelligente. Sono stati condotti tre studi empirici: primo, sono state misurate le risposte fisiologiche come mediatori potenziali di prestazioni. In secondo luogo, sono state osservate risposte cognitive e comportamentali durante le attività accademiche e d’intervallo. Infine, l’esperimento è stato eseguito in un ambiente reale con esposizione prolungata. Con un’analisi completa dei tre studi, tre presettaggi d’illuminazione – 3500 Kelvin, 5000 K, 6500 K – sono suggeriti per le attività facili, normali e intensive, rispettivamente. Lo studio dovrebbe servire come un buon trampolino di lancio per lo sviluppo di sistemi d’illuminazione dinamica per sostenere le prestazioni degli studenti in ambienti di apprendimento.

La luce con temperatura di 6500 K appare bianca, ma ha una componente blu maggiore rispetto alle altre due, per questo includo lo studio nel post. Nel paper leggo che hanno verificato con ECG che la luce a temperatura più alta è più eccitante e quella più bassa lo è meno e che le diverse prove sono state fatta con circa 500 lux d’illuminamento. Inoltre le finestre della stanza sperimentale erano oscurate, e i fanciulli di quarta elementare erano senza difetti cromatici della vista e acuità normale o corretta.

I test di laboratorio di aritmetica non hanno dato risultati significativi forse perché i tempi di esposizione erano troppo brevi, dicono i ricercatori.

Nei test reali, “sul campo”, hanno seguito un paio di classi di quarta elementare per due settimane, e in queste condizioni ci sono stati risultati significativi nei test di aritmetica simili a quelli di laboratorio che hanno fatto concludere quanto affermato nell’astratto. Noto che l’intensità della luce da 3500K era minore delle altre due temperature di un centinaio di lux (tabella 3) ma i ricercatori minimizzano.

La legge di Yerkes-Dodson descrive una relazione empirica curvilineare fra eccitazione e performance e quindi dopo una picco le prestazioni dovrebbero diminuire. I ricercatori scrivono che occorrerà verificare se con tempi di esposizione più lunghi alle diverse temperature i risultati ai test migliorano si stabilizzano o peggiorano.

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Un articolo riporta che la parola per indicare il blu non esistette durante parte della storia di molte o quasi tutte le antiche civiltà (1). Tante lingue antiche dal cinese al greco all’ebraico al giapponese non avevano una parola per indicare il blu, probabilmente perché è relativamente poco comune in natura, come si può vedere osservando cose ed animali, anche se c’è il cielo non nuvoloso di giorno e talvolta il mare che fanno da sfondo. Secondo l’articolo l’unica cultura antica a sviluppare una parola per blu fu quella egizia che guarda caso produceva anche un colorante blu (1).

Fu lo studioso William Gladstone nel 1858 a notare l’assenza di un termine per blu nell’Odissea di Omero in cui il nero ricorre quasi 200, il bianco circa 100 volte, il rosso meno di 15, il giallo e il verde meno di 10. Il filologo Lazarus Geiger osservò la stessa cosa in altri antichi testi greci, saghe islandesi, ecc. Il blu non veniva distinto dal verde e altre tonalità scure. L’articolo riporta i test a cui sono stati sottoposti membri della tribù Himba della Namibia settentrionale che ha la stessa carenza lessicale (1).

L’autore di un libro fece una prova casuale con la figlia piccola, stando attento non descriverle il colore del cielo e dopo del tempo le chiese il colore che vedeva. La bimba non aveva nessuna idea. Poi eventualmente decise che il cielo è bianco e solo più tardi che è blu (1).

La conclusione pare essere che se non c’è una categoria e una parola che la indica, un attributo può “non esistere”, o meglio, non essere descrivibile. Questa cosa mi ricorda che s’è detto che gli inuit/eschimesi hanno più parole per descrivere i tipi di neve anche se l’affermazione è stata esagerata dai media e criticata da alcuni studiosi. Inoltre è stato mostrato che la distinzione fra colori simili tra loro può essere influenzata da come la lingua ne organizza i nomi. Per chi è interessato a questo argomento, che sospetto sia in parte di lana caprina, c’è l’ipotesi della relatività linguistica detta anche ipotesi di Sapir-Whorf.

  1. No one could see the color blue until modern times – Kevin Loria – Feb. 27, 2015 – uk.businessinsider.com – Link

Image: Interstate80NWUtah – By DR04 (Own work) [CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)%5D, via Wikimedia Commons

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 26, 2016 da con tag , , , , , , .

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