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Sotto il Sole

Adattamento umano nei britannici durante gli ultimi 2000 anni. Biondismo e intelligenza

Detection of human adaptation during the past 2,000 years – Yair Field et al. – May 7, 2016 – biorxiv.org – doi: http://dx.doi.org/10.1101/052084

Dall’astratto, traduzione libera:
Il rilevamento della selezione naturale recente è un problema difficile in genetica delle popolazioni, dato che i metodi standard sono adatti generalmente per tempi lunghi. Qui i ricercatori introducono il Singleton density Score,SDS, un metodo di misurazione potente per dedurre modifiche molto recenti delle frequenze alleliche di sequenze genomiche contemporanee. Quando viene applicata ai dati del UK10K Project, il SDS riflette i cambiamenti delle frequenze degli alleli negli antenati dei moderni britannici nel corso degli ultimi 2.000 anni.
I ricercatori hanno rilevato forti segnali di selezione per lattasi e HLA, e a favore di capelli biondi e occhi azzurri. Per quanto riguarda i segnali di adattamento poligenico, hanno trovato di notevole che la recente selezione per una maggiore altezza ha causato cambiamenti di frequenze alleliche nella maggior parte del genoma. Inoltre, segnalano nuove prove interessanti per cambiamenti poligenici che interessano molti altri caratteri complessi. I risultati suggeriscono che l’adattamento poligenico ha svolto un ruolo pervasivo nel plasmare le variazioni genotipiche e fenotipiche negli esseri umani moderni.

Dal paper:
I metodi usati comunemente sono utili per vedere la selezione all’opera su periodi lunghi dell’ordine di 25.000 anni e altri metodi, come confronti fra popolazioni molto simili, confronti fra il DNA di individui antichi e quelli moderni, hanno i loro problemi richiedendo conoscenze a priori della pressione selettiva impartita oppure un numero sufficiente di campioni antichi.
Questi ricercatori introducono una nuova tecnica chiamata Singleton Density Score, SDS (punteggio di densità del singolo), che usa i dati di tutto il genoma. In poche parole apprendo che si basa sul fatto che gli aplotipi portanti gli alleli favoriti presenteranno un minor numero di mutazioni singole (singletons).
Con dei test hanno verificato che ai loci individuali il metodo SDS ha la potenza statistica per determinare una selezione di circa il 2% su 100 generazioni ed essenzialmente nessuna potenza per selezioni cessate oltre 100 generazioni fa.
Nello studio affermano di avere usato l’intero genoma sequenziato di 3195 individui dopo aver rimosso quelli con una ascendenza non-britannica sostanziale e con un numero anomalo di singletons.
Hanno studiato anche la selezione poligenica che potenzialmente può cambiare rapidamente i fenotipi, ma tende a lasciare solo un debole segnale ai singoli loci.
Nello studio i ricercatori hanno controllato per la struttura della popolazione che avrebbe potuto distorcere i dati, come per esempio la componente di origine germanica medievale nella popolazione britannica; il controllo ha addirittura reso più significativi alcuni risultati. I ricercatori dicono prudentemente che bisognerà verificare ulteriormente eventuali effetti confondenti di strutturazioni non rilevate.

Le cose principali scoperte sono citate nell’astratto. In particolare gli alleli per la statura alta risultano selezionati sistematicamente nei trascorsi 2000 anni. Divertente la battuta di un commentatore in un blog: la statura alta è il modo in cui Dio dice “Questo è il figlio mio prediletto…” (1)
La recente selezione al locus per lattasi è rilevante.
Hanno anche trovato l’evidenza di un aumento della misura delle anche delle femmine, aumento del peso alla nascita e della circonferenza della testa dell’infante.
Hanno rilevato un segnale per la maturazione sessuale più tardiva nelle femmine, ma non nei maschi e un decremento dell’indice di massa corporea, BMI, nei maschi che interpreto come tendenza dei maschi ad essere più longilinei in combinazione con l’incremento della statura e non solamente più leggeri.

Ipotizzano una selezione basata su preferenze sessuali per il colore degli occhi e dei capelli a differenza di quella per la pelle per esempio, a proposito della quale parlano di un vantaggio nella produzione di vitamina D. Però c’è chi si domanda quanto credano veramente ad una tale spiegazione per occhi e capelli alludendo ovviamente alla correttezza politica e personalmente ci credo poco. In passato scrissi un post in cui descrissi degli studi sugli occhi blu e la relazione con l’intelligenza oltre che con l’alcolismo. È più probabile che la selezione per gli occhi blu nella popolazione britannica abbia a che fare anche con l’intelletto e altre fattori.

E per il biondismo? Recentemente è uscito uno studio (2) a volte riportato parzialmente e in maniera politicamente corretta da alcuni articoli di stampa.
Partendo dai dati del National Longitudinal Survey of Youth 1979 (NLSY79) che coinvolse inizialmente oltre diecimila persone, dal campione sono stati scartati ispanici e afroamericani per ottenere un campione omogeneo di bianchi. Gli asiatici sono stati ignorati perché una percentuale insignificante (mi pare di capire dell’ordine dell’1% una volta scartati i due gruppi non-bianchi).
I partecipanti al sondaggio furono sottoposti al Armed Forces Qualification Test, or AFQT nel 1980. Essendo il testo altamente correlato con il fattore d’intelligenza g, ma in parte anche nozionistico i risultati sono stati corretti per le età dei rispondenti. Poi le persone sono state raggruppate in base a quattro colori dei capelli.

Conclusione: le donne bionde sono risultate il gruppo più intelligente fra le donne. Il loro QI è risultato mediamente di due punti più alto di quello delle rosse e quasi 3 più alto di quello delle donne con i capelli neri (è bene tenere presente che i capelli neri in quel campione americano possono essere indice di elemento asiatico non scartato di varia provenienza, amerindio o comunque non europeo che a volte i “bianchi” americani avevano assorbito già 40 e passa anni fa, quindi c’è una buona probabilità che le persone “more” fossero non-rappresentative).
Quasi lo stesso risultato fra i maschi anche se l’ordine, sempre non significativo, è invertito fra castani e biondi. Comunque i biondi sono risultati nettamente sopra i rossi e i neri di 3-4 punti.

Ammesso che questi dati riflettano la verità e valgano anche per la popolazione britannica, sono una spiegazione possibile del perché negli ultimi duemila anni il biondismo è stato favorito dalla selezione nella popolazione britannica che fra l’altro ha una percentuale di rossi, che non hanno brillato nello studio, nettamente maggiore di altri paesi europei. Risulta che quasi un terzo dei britannici porta alleli per capelli rossi che producono versioni mutate della proteina MC1R (Wikipedia in italiano ed emiliano-romagnolo).

Tornando al metodo SDS, c’è entusiasmo da parte dei commentatori perché promette molto grazie alla sempre maggiore disponibilità di banche dati delle popolazioni a cui c’è da aggiungere l’aiuto fornito da sistemi informatici sofisticati come Watson della IBM. Parecchi commentatori ironizzando prevedono che una parte dei risultati non saranno ben accetti perché contrari a idee personali e religiose (1).

  1. You don’t need a weatherman –  by gcochran9 – May 8, 2016 – blog: West Hunter – Link
  2. Are blondes really dumb?– Jay L Zagorsky – Economics Bulletin Volume 36, Issue 1, pages 400-410 – Published: March 17, 2016 – Link

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 11, 2016 da con tag , , , , , , , , , , , , , .

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