Sol Invictus

Sotto il Sole

Collegamenti marittimi e colonizzazione nell’Egeo del 7° millennio a.C.

Rotte nell'Egeo nel settimo millennio a.C.Una ricerca si concentra sull’esistenza di reti di collegamento e diffusione della cultura e del modo di vivere del primo Neolitico fra il Mediterraneo orientale e l’Egeo, come evidenziato dai siti archeologici presenti sulla costa occidentale dell’Anatolia nei luoghi di più antico insediamento permanente (1). I ricercatori discutono dell’arrivo di nuovi gruppi via mare e coste utilizzando due modelli, quello di lunga durata e di memoria sociale. L’esistenza di questa vie di comunicazione prima dell’agricoltura è già evidente prima della diffusione dell’agricoltura per l’elevata mobilità nel periodo epipaleolitico e mesolitico quando gruppi di umani esploravano l’Egeo e il Mediterraneo orientale e raggiungevano per esempio le Cicladi e Cipro. Tutto ciò è attestato anche dalla distribuzione di ossidiana meliana, dall’isola di Melos a sud dell’Attica e da altre, utilizzata per creare utensili.

Questo pacchetto di conoscenze marinare del Mesolitico e Neolitico preceramico, PPN, sembra essere stato usato nella prima parte del settimo millennio a.C. da gruppi che esploravano il centro della costa occidentale dell’Anatolia e col tempo stabilirono i primi insediamenti permanenti nella regione. Infatti ricercatori collegano questo pacchetto di conoscenze con la popolazione che viveva nella località di Çukuriçi Höyük ad 1 km da Efeso nella provincia di Smirne. Inoltre gli studi sull’alimentazione e la tratta di ossidiana gettano luce sulla palese affinità per il mare di questi primi insediamenti neolitici cosa che non ci si può ragionevolmente aspettare dagli insediamenti dell’entroterra anatolico da cui si pensava arrivassero i neolitici egei e quindi i ricercatori propongono la colonizzazione dell’Egeo orientale nel VII millennio per via marittima dal Mediterraneo orientale basata su reti di comunicazioni preesistenti (1).

La diffusione dell’ossidiana maliana indica una profonda conoscenza di rotte, venti, correnti marine e sorgenti d’acqua dolce per compiere viaggi rischiosi. I nuovi arrivati in Anatolia occidentale intorno al 6700 a.C. erano ben equipaggiati per navigare i mari. Ciò è evidente anche dall’aumento di resti di grandi mammiferi di tipo più domestico a Cukuriçi Höyük e altrove come a Cipro dove si nota la presenza di animali non nativi dell’isola e una cultura materiale legata al Levante e Mesopotamia settentrionale (pag. 294, sesta pag. del PDF).
Nel paper si menziona l’uso abbondante da parte dei neolitici di cinghiali introdotti sull’isola, allevati e cacciati, e un commentatore osserva che questi cambiamenti potrebbero spiegare il declino della fauna particolare nativa delle isole Egee (2). Riferisce anche di cinghiali iberici con mtDNA di quelli greci, con l’esclusione di quelli italici. Ciò potrebbe indicare la navigazione su grandi distanze, magari costeggiando l’Africa e si domanda sul mtDNA di cinghiali tunisini per chiudere un possibile cerchio.

Un’ulteriore indicazione che almeno una parte dei migranti fosse una popolazione diffusa in quella parte del Mediterraneo è data secondo qualcuno dalla relativa omogeneità che sembrano avere gli abitanti dell’Egeo con l’avvento del Neolitico e  questo fa pensare che i nuovi arrivati non fossero molto diversi dai mesolitici egei (2, comm.). Infatti i siti mesolitici greci tendono ad essere costieri e ad essere simili a quelli natufiani in MO (4, comm.).

Gli autori del paper parlano di comunità di questi neolitici marittimi che tendevano a rimanere separate e il panorama neolitico della regione mostrerebbe culture simili , ma non identiche. Interpreto che si allude a due rami: una cultura dell’entroterra, come detto in altro post (anche 5) caratterizzata dall’aplogruppo maschile dominante G2-a con qualche J2a da Barcin (4) – J2a potrebbe indicare un mescolamento minore con i caucasici CHG come accennato in un post precedente -, e un Neolitico simile arrivato seguendo le coste, ma di cui alcuni commentatori si domandano quali fossero gli aplogruppi maschili presenti: forse avevano una minore percentuale di G2a? E qualcuno attende ulteriori analisi per vedere se i neolitici marittimi avevano qualche influsso genetico levantino più meridionale.
Penso che queste due o più vie di diffusione del Neolitico potrebbero correlare da un lato con la diffusione mediterranea della cultura della ceramica cardiale e dall’altro con la risalita da parte dei neolitici dei Balcani e del Danubio verso l’Europa centrale.

Si osserva in un post (4) – riportante uno studio di 5 individui neolitici dall’Anatolia occidentale e Grecia che nota la forte somiglianza genetica fra anatolici ed egei neolitici concludendo che l’Europa fu popolata da entrambe le regioni (3) – che la popolazione dell’Anatolia ed Egeo è cambiata molto dal primo neolitico probabilmente a causa di un forte influsso di altre popolazioni dopo il 3-4000 a.C. con altre componenti, probabilmente prima fra tutte quella caucasica dei CHG.
Il Levante e la Mesopotamia furono anche investite da influssi consistenti di popolazioni dal Mar Rosso /Africa Orientale che introdussero le lingue semitiche secondo qualche ricostruzione.
Nei commenti il blogger  stima a occhio che probabilmente solo il 30% del genoma dei greci attuali derivi da i primi neolitici dell’Egeo e Grecia. La componente totale dei primi neolitici è più alta, intorno al 50% secondo qualche fonte, ma il blogger pensa che sia perché i nuovi arrivati dopo il 3-4000 a.C. avevano comunque una percentuale di tale componente che trascinavano con sé nell’espansione (4, comm.).

Inoltre sempre nel secondo paper di questo post (3) due individui mesolitici della Tessaglia erano di aplgruppo mitocondriale K1c che finora è stato trovato in Europa solo in resti dall’età del bronzo in poi (4, comm.). Come spiega una commentatrice si tratta molto probabilmente un aplogruppo di origine europea insieme a K1b e K2; un K1b è stato trovato anche a Barcin (3 e 4). La commentatrice spiega che K derivò da U8 circa 36000 anni fa in Europa o MO; U8 e u5 sarebbero geograficamente attribuibili all’Europa. Forse un legame dovuto ai WHG che sono una delle componenti principali da cui originarono i primi neolitici? Ciò mostrerebbe una certa continuità genetica prima del Neolitico fra una parte del MO e perlomeno le zone europee più vicine, facilitata anticamente dal livello più basso dei mari.

  1. The Aegean in the Early 7th Millennium BC: Maritime Networks and Colonization – B. Horejs – December 2015 – B. Horejs , B. Milić, F. Ostmann, U. Thanheiser, B. Weninger, A. Galik – Journal of World Prehistory – DOI: 10.1007/s10963-015-9090-8
  2. Maritime colonization of the Aegean in the early 7th Millennium BC – Thursday, December 24 – Eurogenes Blog – Link
  3. Early farmers from across Europe directly descended from Neolithic Aegeans – Zuzana Hofmanová et al. – biorxiv.org – doi: http://dx.doi.org/10.1101/032763
  4. First Neolithic genomes from Greece – Thursday, November 26, 2015 – Eurogenes Blog – Link
  5. Genome-wide patterns of selection in 230 ancient Eurasians – Iain Mathieson et al. – Published online 23 November 2015 – doi:10.1038/nature16152
  6. Neolithic farmers from Greece and Anatolia – November 26, 2015 – Dienekes’ Anthropology Blog – Link

Image – f. 15 da:  The Aegean in the Early 7th Millennium BC…  – DOI: 10.1007/s10963-015-9090-8

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 29, 2015 da con tag , , , , , , , .

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