Sol Invictus

Sotto il Sole

Religiosità, intelligenza e altruismo

I media hanno dato ampio risalto alla notizia di uno studio che ha trovato che i bambini delle famiglie religiose sono meno generosi dei bambini atei, un risultato apparentemente controintuitivo. Ricordo di avere già accennato ad una cosa del genere per gli adulti in un post dell’anno scorso. Così ho consultato velocemente il documento sui bambini (domandandomi se sono considerati atei anche quando credono a Babbo Natale, streghe di Halloween e cose simili per il tempo che dura). Tanto per cominciare il paper afferma che le persone religiose si considerano consistentemente dotate dei tratti più  desiderabili socialmente e giudicano i propri figli come più sensibili alle vicissitudini altrui.

La prima cosa su cui i media hanno generalmente sorvolato per correttezza politica o per noncuranza è che la differenza c’era anche fra due gruppi di bimbi credenti presi in esame: i musulmani e i cristiani. Infatti questi ultimi sono risultati più generosi dei primi (1, figura 1). Forse ciò si può attribuire alla manifestazione di una scala di sudditanza psicologica. Gli atei sono al gradino inferiore, poi i cristiani e infine i musulmani a cui forse viene insegnato con maggiore frequenza che sono i “migliori”. Oppure, gli atei sono i meno organizzati e i musulmani i più socialmente coesi aiutando soprattutto il loro gruppo.

La seconda cosa ignorata è che secondo lo studio i bambini musulmani tendono a giudicare più severamente atti aggressivi di una persona contro un’altra mentre i più teneri nei giudizi sono gli atei (1, f. 3). Forse questi sono più cauti? La cosa è interessante perché  potrebbe valere anche per gli adulti e la minore permalosità morale delle società cristiano-pagano-semiatee come quelle occidentali rispetto a quelle più rigidamente monoteistiche potrebbe essere alla base di alcune differenze nella valutazione di atti politici e bellici che si notano al livello delle relazioni internazionali . Non so se sia questo il caso, ma ritengo che giudicare i fatti più manicheisticamente con minori sfumature e attenzione alle cause sia più facile, e più semplice anche da comprendere.

Il tabù più importante che i media hanno rispettato opportunamente è di ricordare che secondo dei metastudi c’è l’evidenza che la religiosità correla inversamente con l’intelligenza (2). I bambini studiati molto probabilmente hanno una distribuzione non casuale dell’intelligenza fra i diversi gruppi. Quelli cresciuti religiosamente hanno solitamente genitori religiosi e quindi oltre ad insegnare il credo e un atteggiamento corporativo hanno probabilmente tramandato un livello d’intelligenza genetica più basso. Gli studiosi parlano invece dell’effetto del “moral licensing” cioè i bambini credono di avere ottemperato agli obblighi con le preghiere e quindi non ritengono tanto necessaria la buona azione avendo “fatto già abbastanza” e non si rendono conto della contraddizione. Ma per me la cosa interessante è che questa frequente contraddizione è sua volta quasi sicuramente in parte una manifestazione di minore intelligenza. I bambini come e più degli adulti fanno ciò che gli conviene e pensano di farla franca.

A parte i metastudi che mostrano la correlazione inversa fra religione e intelligenza, chi dice che i più intelligenti sono più generosi? Sembra che i più intelligenti finiscano con l’essere generosi se non altro per calcolo nel senso che a volte vedono un vantaggio dove gli altri non riescono (4). Quando invece sono i meno intelligenti ad essere molto generosi questi tendono a indebolirsi economicamente e socialmente più facilmente, diventando poveri e non potendo più donare. Quindi anche in questo caso alla fine rimangono i più intelligenti a donare che per calcolo rimediano meno danni, più vantaggi e passano per benefattori.
L’intelligenza fluida aumenta fino a circa sedici anni. Guarda caso questa ricerca come altre afferma che la religiosità nei bambini diminuisce con l’aumentare dell’età (1).

Come si spiega la differenza fra gruppi religiosi diversi? La risposta è che su grande scala statisticamente diversi gradi e tipi di religiosità attirano persone intellettualmente diverse. Gli atei sarebbero mediamente i più intelligenti seguiti dagli agnostici e poi via via da altri gruppi. Infatti all’interno dello stesso cristianesimo in cui abbondano sette di ogni tipo e perversione, alcune delle quali poco diverse da altre religioni (magari differiscono perché ci si gratta con la mano destra invece che con la sinistra o poco più), risultano differenze intellettuali medie fra le denominazioni che correlano con determinate caratteristiche (3). Più o meno in cima alla lista ci sono gli anglicani che forse costituiscono una chiesa tradizionale quasi aristocratica. I cattolici romani sono a metà strada raccogliendo un po’ di tutto.
Sono mediamente più fondamentalisti e rigidamente soggetti ai rispettivi Libri gli atei, i cattolici o i musulmani delle correnti principali?
Nelle popolazioni mediorientali attualmente il QI medio non risulta stellare, qualsiasi fattore ne sia la causa. Ha qualcosa a che fare con il tipo di religiosità più diffuso?
Concludendo, qualche influenza della religiosità comunemente intesa sull’altruismo di bambini e adulti ci sarà, ma probabilmente c’è un fattore che sta a monte di entrambe le manifestazioni.

  1. The Negative Association between Religiousness and Children’s Altruism across the World – Jean Decety et al. – Published Online: November 05, 2015 – DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2015.09.056
  2. New meta-analysis checks the correlation between intelligence and faith – by Akshat Rathi – Aug 12, 2013 – arstechnica.com – Link
  3. Religion & IQ – by Razib Khan – December 16, 2008 – blogs.discovermagazine.com – Link
  4. Who’s Smarter: The Selfish or the Generous? – by Adam Grant Ph.D. – 21maggio 2013 – psychologytoday.com – Link

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 16, 2015 da con tag , , , , , .

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