Sol Invictus

Sotto il Sole

Progressi dell’intelligenza artificiale

In passato abbiamo visto cosa possono fare i software d’intelligenza artificiale in diversi campi come l’aritmetica, scacchi e pattern recognition. Recentemente è stata pubblicata una ricerca dalla quale si apprende del miglioramento incrementale ottenuto dalla combinazione di due software: ConceptNet4 risalente al 2012 e AnalogySpace, indicato nel paper semplicemente come ConceptNet (1). La combinazione è stata messa alla prova con la Scala di Intelligenza Wechsler Preschool e Primary (WPPSI-III) che si usa per bambini da 2 e 6 mesi fino a 7 anni e 3 mesi ed è composta da 14 test che misurano la capacità globale di un individuo ad agire di proposito, pensare razionalmente, e affrontare in modo efficace il suo ambiente.
ConceptNet ha ottenuto la valutazione di un bambino di 4 anni il che non mi sembra tanto male visto che supera l’intelligenza solitamente attribuita ad animali come cani e maiali.
Il software ha comunque commesso errori come il non riconoscere dal contesto il significato di una parola, cosa che può capitare con una certa frequenza in inglese dove molte sono scritte allo stesso modo. Per esempio saw, sega, è stata interpretata come il passato di vedere (I saw) piuttosto che come un utensile da taglio. Però il futuro promette bene a detta degli esperti, quando si applicheranno strumenti più avanzati di elaborazione del linguaggio  (1). Inoltre l’articolo osserva che è vero che ci sono voluti 60 anni per raggiungere l’età intellettiva di un bimbo di 4 anni, ma si parla di miglioramenti esponenziali e ormai potrebbe bastare poco tempo per arrivare ad una capacità paragonabile a quella di una persona di età molto più elevata. Forse la cosa sarà possibile anche entro la fine di questo decennio.
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In un documento presentato da scienziati dell’Allen Institute for Artificial Intelligence dell’Università di Washington si descrivono i risultati di un software nel test SAT che viene usato negli USA per la valutazione degli studenti e l’accesso ai college (2). Il programma ha mostrato l’ abilità di uno studente dell’undicesimo grado, che dovrebbe corrispondere alla terza liceale, nei test di geometria che non aveva mai “visto” prima. Il software ha dovuto coniugare la visione artificiale con la capacità di leggere e capire frasi complete. Nonostante il successo gli scienziati hanno sottolineato quanta strada deve ancora compiere l’IA per “mimare” quella umana soprattutto nel risolvere problemi partendo da poche informazioni. Mi domando se intendano anche i gravissimi errori che compiono le persone.
Ricordando la notizia del 2014 riguardante il “superamento” fortemente criticato  del test di Turing da parte di un chatbot camuffato da ragazzo di 13 anni, i ricercatori informatici convergono sulla necessità di utilizzare più tipi di test per valutare le IA, esattamente come si fa con gli umani (2). Per esempio è stata creata la Sfida degli Schemi di Winograd per la manipolazione tridimensionale degli oggetti reali e la loro conoscenza. Inoltre è stato proposto anche un test tipo “Ikea” dove viene dato da montare qualcosa con delle istruzione da seguire, però trovo questa cosa ingiusta e discriminatoria nei confronti dell’IA visto che una buona fetta degli umani non sono capaci di farlo senza compiere errori, dimenticare pezzi o senza chiedere aiuto ad un parente. La discriminazione anti-IA non va bene perché poi ce la faranno pagare, visto che ricordano tutto. C’è solo da sperare che si rivelino poco vendicative.
È da valutare l’impatto della capacità raggiunta in geometria: sono state create grandi librerie per addestrare le reti neurali al “pattern recognition”, ma bisogna affrontare il “problem solving”, punto di forza degli umani.
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Se uno dà retta ai professori di certe materie umanistiche come la filosofia non c’è speranza per le IA e allora passo ad una terza notizia di tempo fa che permette di ricordare che siamo pur sempre di materia e molto prevedibili. Infatti uscì quasi un anno fa un studio in cui uno “stupido” software dimostrò di poter conoscere le persone meglio dei loro cari e meglio persino dei loro coniugi. In pratica il computer analizzò una cosa banale come i “like” di Facebook e rivelò come il “data mining” può dare risultati sorprendenti e portare alla luce una grande quantità di informazioni personali (3).
Nello studio furono raccolte le autovalutazioni di circa 86000 persone con un questionario di 100 domande e conoscenti umani giudicarono quelle persone con un questionario di 10 domande. Al computer bastò analizzare solo 10 like per valutare una persona meglio di un collega, 70 per superare un amico, 150 per superare un famigliare e 300 per superare un coniuge. Considerato che un utente Facebook ha elargito in media 277 like, diventa chiaro che una macchina finisce col conoscere benissimo il soggetto esaminato. Questo è dovuto alla mancanza di bias (distorsioni), memoria d’acciaio e capacità di gestire grandi quantità di dati. L’articolo osserva che film come Her (2013) diventano sempre più realistici, però sorge la domanda di che cosa ne sarà della nostra privacy visto che ogni dito mosso, ogni battito di ciglia, ogni respiro rivela qualcosa di noi e tutti sapranno tutto. Suppongo che non ci si potrà più mostrare in pubblico e forse andremo in giro con gli avatar.


  1. AI machine achieves IQ test score of young child – October 6, 2015 – by Nancy Owano – techxplore.com – Link
  2. Software Is Smart Enough for SAT, but Still Far From Intelligent -By JOHN MARKOFF – SEPT 20, 2015 – nytimes.com – Link
  3. New Stanford research finds computers are better judges of personality than friends and family – By Clifton B. Parker – January 12, 2015 – news.stanford.edu – Link

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 24, 2015 da con tag , , , .

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