Sol Invictus

Sotto il Sole

Aspetti dell’immigrazione recente in Svezia e variazioni dei QI dei migranti

Rivisto il 29/06/2016
Un articolo della prima metà del 2015 riguarda l’immigrazione in Svezia, argomento che sembra al centro di dibattiti accesi in quel paese a causa dell’impatto sociale. Ad alzare i toni hanno contribuito anche alcuni analisti come un professore di psicologia dell’università di Uppsala che ha fatto notare che non è la discriminazione che ritarda l’integrazione delle ondate di immigrati extraeuropei quanto il loro livello intellettuale (1). I più grandi gruppi di immigrati extraeuropei attualmente presenti in Svezia non sarebbero paragonabili alla popolazione etnica europea in quanto a QI (1). Tradizionalmente l’immigrazione viene considerata o propagandata come una cosa positiva in Svezia come in altri paesi, però è stato osservato che spesso si suppone che le popolazioni delle diverse aree del mondo abbiano distribuzioni di QI con medie e deviazione standard simili. Però le cose non starebbero così secondo alcune serie di dati. Ne consegue la difficoltà per parte dei migranti ad integrarsi e competere.

Da tante altre fonti oltre che dall’articolo vengono riportati degli studi di ricercatori fra i quali R. Lynn il quale attirato su di sé molta attenzione mediatica negli ultimi decenni, che concludono che gran parte delle popolazioni del Nordafrica, Medio Oriente e Asia non orientale risultano avere un QI medio intorno a 85 stando a quel che si legge nelle tabelle. C’è chi afferma che il valore salirebbe intorno a 90 in alcune popolazioni se non fossero così diffusi i matrimoni fra cugini di primo grado e fra altri parenti stretti.  Un valore scarso e anche un poco preoccupante se non dovesse essere modificabile con interventi esterni. Per l’Africa nera il valore risulta addirittura intorno a 70 anche se c’è che sostiene che per questa regione più che per altre il QI risulterebbe particolarmente basso a causa delle condizioni sanitarie e ambientali estreme in cui vivono le popolazioni.
È interessante che negli ultimi decenni il QI sarebbe diminuito anche nella popolazione di alcuni paesi avanzati. In Danimarca fra gli uomini abili al servizio militare  c’è stato un calo di 1,5 punti di QI dal 1998 e secondo un giornalista alcuni test standard nel Regno Unito e Australia avrebbero rilevato una cosa simile (2). Si tratta di degenerazione genetica della popolazione come ipotizzato da Lynn, secondo l’articolo, o è forse dovuto all’inclusione nei campioni di un numero sempre più grande di persone almeno in parte originarie delle regioni del mondo menzionate sopra? Oppure c’è un’altra spiegazione?

Un altro ricercatore ha recentemente pubblicato un paper riguardante il calo che si ha da anni nella performance scolastica svedese secondo i test PISA. Al contrario di altre analisi di fonti più politicamente e “diplomaticamente” orientate che pare abbiano attribuito il problema sopratutto ad una riforma scolastica svedese degli anni 90, egli, pur concludendo in accordo con altri che parte della colpa risulta essere dell’educazione eccessivamente “progressista” (suppongo che intenda lassa e poco esigente), ha trovato che quasi un terzo del calo prestazionale degli studenti in Svezia fra il 2000 e il 2012 è dovuto al cambiamento demografico ed etnico della popolazione studentesca; l’impatto è risultato molto pronunciato soprattutto nella literacy scientifica. Addirittura il valore sale al 43% per il periodo 2009-2012 che corrisponde ad un’accelerazione degli arrivi di migranti extraeuropei nel paese. Inoltre l’11% del calo complessivo è attribuibile agli studenti con background svedese (però non viene spiegato nell’articolo se si tratta di individui con background genetico tutto svedese o almeno europeo) e un’analisi più approfondita sembra indicare che ciò sarebbe dovuto in parte al fatto che sempre più risorse vengono dirottate a favore degli immigrati a discapito dei ragazzi svedesi (3).

Una serie di test del 2010-2012 su scolari di aree rurali in Marocco hanno dato una media QI di 74. Osserva l’autore che considerando le zone urbane il valore medio dovrebbe avvicinarsi a 80 (4). Comunque i valori sono molto bassi.

Ho trovato uno studio del 2001 che riguarda immigrati di 4 gruppi extraeuropei nei Paesi Bassi e in un articolo si osserva che i bambini di prima generazione dal Marocco e Turchia ottennero un punteggio 1,43 deviazioni standard sotto la media degli olandesi mentre i bambini di seconda generazione includendo individui d’origine mista ottennero 1.08 deviazioni standard di differenza (5) che mi pare corrisponda a circa 84 di QI. Un miglioramento, ma sempre una media molto inferiore a quella olandese. C’è chi ha attribuito parte del problema all’autoisolamento culturale. Comunque anche gli altri due gruppi esaminati di lingua olandese non se la cavarono molto bene.
Questi miglioramenti risultano anche per una parte degli immigrati in altri paesi dove dopo un generazione si possono avere aumenti di 5-10 punti (6). Quindi si può pensare che con le generazioni successive si riesca a raggiungere i punteggi degli abitanti dei paesi riceventi con poplazione europea, cioè circa 100. Ebbene, forse non funziona così. Una prima osservazione che ho letto in alcuni articoli è che tipicamente il miglioramento che si osserva è dovuto alla fascia più bassa della distribuzione della popolazione migrante esaminata che aumentando alza la media mentre il miglioramento sarebbe minore per la fascia alta che è quella che conta di più ed è più richiesta per la produttività ed innovazione in una società avanzata. Questo forse spiega in parte perché ci sono paesi che selezionano gli immigrati per ottenere percentuali maggiori di persone con qualifiche alte e quindi con QI generalmente più alti.
Poi ho trovato uno studio americano dove si mostra che per molti gruppi, ma soprattutto per gli asiatici (giapponesi) e gli ispanici giunti in USA, solitamente dopo la seconda generazione non c’è miglioramento del numero di anni di scolarizzazione della comunità, ma una diminuzione con un peggioramento socio-economico relativo, contrariamente a quanto uno si aspetterebbe da una certa idea di assimilazione/integrazione (7). Ci sono diverse spiegazioni a seconda dei gruppi, come il venire meno della spinta competitiva e arrivistica della cultura d’origine asiatica-orientale della prima generazione che sprona anche la seconda. Si può pensare ad una regressione del gruppo immigrato acculturato localmente verso una media più tipica .

Da questa panoramica forse si può concludere che far finta di niente e ignorare o evitare test e sondaggi non farà andare via eventuali problemi di scolarizzazione e integrazione degli stranieri che dovessero emergere o accentuarsi, ammesso che siano almeno in parte dovuti ad aspetti qualitativi degli immigrati come sembra da alcuni degli studi. Se dovessero persistere nel tempo inevitabilmente ci saranno ripercussioni sulla ricchezza media prodotta nei paesi e sulla coesione e stabilità sociale e si consumeranno risorse notevoli che probabilmente non otterranno i risultati sperati.

  1. “Low IQ explains why immigrants do not integrate” – 13 April 2015 – by M. Crow – europeanguardian.com
  2. Are we becoming more STUPID? IQ scores are decreasing – and some experts argue it’s because humans have reached their intellectual peak – By Sarah Griffiths – 21 August 2014 – .dailymail.co.uk
  3. Immigration helps explain Sweden’s school trouble – Gabriel Heller Sahlgren – 10 August 2015 – The Spectator – blogs.spectator.co.uk
  4. A new study of intelligence in Morocco – Salaheldin Farah Attallah Bakhiet, Richard Lynn – PDF
  5. Dutch Treat – September 30, 2003 – Gene Expression
  6. IQ Rise in South Asian Immigrants to the West: A Role for Nutrition? – Beyond Highbrow – Robert Lindsay -March 25,2014
  7. Demographic characteristics of third-generation Asian Americans: socioeconomic attainments and assimilation – Isao Takei -Paper presented in the 2009 – link

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 22, 2015 da con tag , , , , , .

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