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Sotto il Sole

Altre ricerche sui paleoamericani

3 ipotesi sul percorso migratorio dei paleo-americaniAggiornato 26/11/2016
Ecco alcune ricerche sui paleoamericani pubblicate ultimamente.

Usando dati genomici dei ricercatori hanno trovato che tutti i nativi americani (amerindi) dopo un periodo di isolamento in Beringia durato non più di 8000 anni sono entrati nelle Americhe con una singola grande grande migrazione 23000 anni fa. Successivamente si divisero in due grandi rami 13000 anni fa, uno dei quali si diffuse in America del Nord e del Sud e l’altro è rimasto in America settentrionale. Flussi genetici successivi hanno avuto come risultato che alcune popolazione native hanno ricevuto altri contributi asiatici orientali incluso quello siberiano e un più “distante” contributo australo-melanesiano (1). Il termine distante dovrebbe riferirsi a alla distanza genetica.
Alcune popolazioni come i Pericúes messicani e I Fuego-Patagonici non sono direttamente imparentati con i moderni australo-melanesiani come suggerito dal Modello paleomaericano.
Ciò è ribadito da una ricercatrice sul suo blog sottolineando che bisogna avere maggiore cautela nell’interpretare dati craniometrici (2).

Avevo menzionato in un post precedente le probabili prove di arrivi in Sud America di popolazioni dall’Oceania che vanno contro le teoria dominante di una sola origine comune degli amerindi dall’Asia nordorientale via Alaska e costa del Pacifico.
Ebbene, dei ricercatori studiandone il genoma mostrano che dei nativi americani amazzonici discendono in parte da una popolazione fondatrice che si rivela geneticamente più simile ai gruppi indigeni dell’Australia, Nuova Guinea e isole Andamane che agli eurasiatici o nativi americani attuali. Questo segnale genetico pari all’1-2% non è presente allo stesso livello o non c’è affatto negli amerindi del Nord e Centro America o nel genoma dell’individuo paleoamericano Anzick-1, associato ad un sito di cultura Clovis, analizzato di recente (vedere più avanti). Questo confermerebbe un’origine più varia degli amerindi (3 e 4).

A giugno 2015 è stato annunciato che l’esame genomico dell’Uomo di Kennewick, trovato nello stato di Washington, USA, risalente a circa 9000 anni fa e sulla cui origine s’è discusso per anni a causa della forma del cranio diversa da quella degli amerindi nordamericani moderni, con contrasti fra autorità competenti e nativi locali, ha rivelato che l’individuo è un antenato genetico dei nativi attuali e mostra maggiore vicinanza ad questi che ad altre popolazioni del mondo (5). I nativi hanno esultato alla notizia.

P.S.
Infine ricordo nuovamente i risultati di uno studio del 2014 che avevo già menzionato rapidamente in un altro post riguardante alcuni novità sull’origine dei nativi americani. I resti di un bambino denominato Anzick-1 di circa 12600 anni fa trovati in Montana in un sito archeologico con reperti della cultura Clovis furono analizzati e gli aplogruppi mitocondriale e del cromosoma Y indicano una parentela con le attuali popolazioni dei nativi americani (6 e 7). Secondo molti questo confermerebbe definitivamente che la cultura Clovis non giunse da occidente attraversando l’Atlantico come vuole l’ipotesi solutreana, ma fu sviluppata dalle genti provenienti dalla Siberia circa 20.000-30.000 anni fa che diedero origine agli attuali amerindi. Però alcuni dei pochi sostenitori dell’ipotesi solutreana osservano che in realtà l’associazione archeologica non prova niente di tutto ciò definitivamente (8). La cultura si trasmette anche fra gruppi senza parentela genetica.
°°°

Aggiornamento 02/10/2016
Dei ricercatori esaminando con la tecnica del Shotgun Sequencing tutto il materiale genetico che capitava raccolto nell’ambiente, batteri inclusi, hanno concluso che il corridoio libero dai ghiacciai di 1500 chilometri a est delle Montagne Rocciose apertosi 14.000 e passa anni fa, divenne percorribile e abitabile dall’uomo 12.600 anni fa e quindi dopo la comparsa della cultura Clovis più a sud circa 13.000 anni fa. Questo significa secondo loro che i primi uomini non si diffusero via terra nelle Americhe partendo dalla Beringia come ipotizzato precedentemente, ma molto probabilmente migrarono inizialmente verso sud seguendo la costa del Pacifico. 12600 anni fa la vegetazione cominciò ad apparire nel corridoio seguita dal bisonte il mammut lanoso, lepri e arvicole (9).

Questa scoperta se corretta si lega con quanto credono altri ricercatori che pensano che uomini si diffusero nelle Americhe prima della cultura Clovis e la cosa è dimostrata dalla datazione a 18500 anni fa di materiale del sito archeologico di Monte Verde in Cile. Un ulteriore sostegno viene dalla seguente ricerca che riporta l’evidenza di uomini nel Cono meridionale oltre 13.000 anni fa:

The Arrival of Homo sapiens into the Southern Cone at 14,000 Years Ago – Gustavo G. Politis et al. – PLOS ONE – 2016 – http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0162870
Dall’astratto, traduzione libera:
il sito Arroyo Seco 2 contiene una ricco inventario archeologico, eccezionale per il Sud America, per spiegare l’espansione di Homo sapiens nelle Americhe e la loro interazione con mammiferi estinti del Pleistocene. Questo documento fornisce una panoramica dettagliata dei resti materiali trovati nei primissimi episodi culturali in questo sito multi-componente, datati tra ca. 12.170 14C anni fa (Ca. 14.064 cal anni fa) e 11.180 14C anni fa (Ca. 13.068 cal anni fa). L’evidenza delle prime occupazioni mostra la presenza di strumenti litici, una concentrazione di resti di specie del Pleistocene, ossa di animali con fratture causate dall’uomo, e una selezione di parti scheletriche di fauna estinta. La presenza di cacciatori-raccoglitori nel Cono Meridionale circa 14.000 cal anni fa si aggiunge alla crescente lista dei siti americani che indicano una occupazione umana prima dell’episodio della dispersione Clovis, ma posteriore all’inizio della deglaciazione dell’Ultimo massimo glaciale (LGM) in Nord America (circa 20.000 anni fa, ndr).

°°°

Aggiornamento 26/11/2016
Analizzando le ossa di un mammut gigantesco trovato nel Michigan , chiamato Bristle mammoth dal nome del proprietario del campo, un esperto ha concluso che porta i segni di un animale abbattuto da esseri umani (10). Il mammut, ritrovato nel 2015, destò clamore per la grandezza e si stima che morì all’età di 40 anni e che pesasse circa 9 tonnellate, quando Wikipedia parla di 6 tonnellate di peso per gli adulti. La cosa importante è che i resti potrebbero avere 15000 anni fa secondo le analisi e questo insieme ad un’altra mezza dozzina siti nelle Americhe contribuisce ad anticipare di almeno alcune migliaia di anni l’arrivo degli uomini in quel continente e a distruggere la teoria di “Clovis-first” cioè che gli uomini non vi giunsero prima della cultura Clovis di circa 13000 anni fa perché la strada verso sud era bloccata dai ghiacci. Come riporto sopra, si teorizza un percorso costiero.
Oltre ad avere trovato segni di manipolazioni umane anche su altri resti di decine di mammut trovati nel Michigan, sono state rinvenute alcune pietre sferoidali fuori contesto geologico delle dimensioni di una palla da basket presso le ossa del Bristle mammoth e dopo delle prove condotte sul campo c’è chi pensa che fossero usate come pesi per tenere sul fondo di un lago il corpo dell’animale ucciso in modo da tenere lontano i predatori e conservare la carne per settimane e mesi.
Un altro ricercatore infine ha notato che l’età dello svezzamento dei mammut andò diminuendo in Siberia nel corso di 30.000 anni e ciò indicherebbe lo stress continuo fino all’estinzione a cui la popolazione di quegli animali fu sottoposto a causa della caccia da parte degli uomini (10).


  1. Genomic evidence for the Pleistocene and recent population history of Native Americans – Maanasa Raghavan et al. – Science – 2015 – DOI:10.1126/science.aab3884
  2. Testing the ‘Paleoamerican’ Model -María Ávila’s Website –  Link
  3. Genetic evidence for two founding populations of the Americas – Pontus Skoglund et al. – Nature (2015) – doi:10.1038/nature14895
  4. First* Peoples – by gcochran9 – July 21, 2015 – West Hunter – Link
  5. The ancestry and affiliations of Kennewick Man – Morten Rasmussen et al. – Nature (2015) – doi:10.1038/nature14625
  6. The genome of a Late Pleistocene human from a Clovis burial site in western Montana – Morten Rasmussen et al. – Nature (2014) – doi:10.1038/nature13025
  7. Wikipedia: Anzick-1
  8. Solutrean hypothesis: genetics, the mammoth in the room – Stephen Oppenheimer Bruce Bradley, Dennis Stanford – DOI: 10.1080/00438243.2014.966273
  9. Textbook story of how humans populated America is ‘biologically unviable,’ study finds – August 10, 2016 – Phys.org descrive il paper:
    Postglacial viability and colonization in North America’s ice-free corridor – Mikkel W. Pedersen et al. – Nature (2016) – DOI:10.1038/nature19085
  10. Mammoth Discovery Could Revise Earliest Date of Humans in the Americas – Posted by Evan Hadingham – 21 Nov 2016 – pbs.org

Image: By Maulucioni basado en un trabajo previo de Roblespepe (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)%5D, via Wikimedia Commons
mostra tre ipotesi sul popolamento iniziale delle Americhe

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 6, 2015 da con tag , , , , , , , , .

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