Sol Invictus

Sotto il Sole

Effetti della preghiera intercessoria a distanza

Alcuni metastudi sulla preghiera intercessoria a distanza hanno concluso che non ci sono prove che dimostrino la sua efficacia (1, 2, 3). Un metastudio che rilevava qualche effetto positivo molto marginale è stato largamente criticato per metodi e studi difettosi utilizzati (4 e 3). In questo post invece mi concentro su un paio di studi su tale tipo di preghiera che hanno ottenuto risultati particolari.

Nel 1997 ne fu pubblicato uno in doppio cieco sugli effetti della preghiera intercessoria che coinvolse 40 pazienti di un centro per alcolisti. Essi furono assegnati in maniera casuale a due gruppi. Volontari esterni dovettero pregare per uno dei due gruppi che furono valutati all’inizio, dopo 3 mesi e dopo 6 mesi (5)
I risultati mostrarono nessuna differenza fra i due gruppi per quanto riguarda il consumo di alcol. Fu rilevata un’associazione fra frequenza di preghiera personale dei pazienti e maggiore diminuzione del consumo di alcol, ma solo ai mesi 2 e 3. Però la cose più interessanti sono le seguenti.
Paragonati ad un gruppo normativo, nei partecipanti allo studio ci fu un lieve ritardo nel calo del consumo di alcol. Suppongo che ciò possa indicare che il sapere di partecipare ebbe un lieve effetto attendistico o ansiogeno riducendo la motivazione.
Più importante  il fatto che coloro che all’inizio dello studio affermarono di avere una persona parente o amica che pregava per loro risultarono avere un’assunzione più alta d’alcol dopo 6 mesi. Può essere che sapere che qualcuno “ci tiene” può aumentare l’ansia da performance oppure l’opposto, si è già aiutati e si diventa meno combattivi e più fatalisti.

Un’altra importante ricerca intitolata Study of the Therapeutic Effects of Intercessory Prayer (STEP), la più grande mai fatta sugli effetti della preghiera intercessoria perlomeno fino al 2006 e forse tutt’ora, cercò di valutarne l’impatto sugli esiti della chirurgia coronarica coronary artery bypass graft, CABG (6). Costò diversi milioni di dollari e coinvolse 6 centri medici accademici. Nello studio doppio cieco furono arruolati 1802 pazienti divisi in tre gruppi di circa 600 unità:
1) quelli del primo “ricevettero” preghiere senza che gli fosse detto se le avrebbero ricevute
2) quelli del secondo non ricevettero preghiere senza che gli fosse detto se le avrebbero ricevute
3) quelli del terzo ricevettero preghiere dopo che gli fu detto che le avrebbero ricevute
Le preghiere furono standardizzate nei tempi e modi e vennero recitate per 14 giorni. Furono preghiere ad personam, non generiche, e fu fornito solo parte del nome del paziente. Per le preghiere furono utilizzati due gruppi cattolici ed uno protestante.
I risultati furono che non ci fu nessuna differenza di rilievo fra i gruppi 1 e 2 con rispettivamente il 52% e il 51% di pazienti con complicazioni. Con sorpresa quelli a cui fu detto che sarebbero stati oggetto di preghiere ebbero il 59% di complicazioni.
Le complicazioni gravi furono simili nei tre gruppi e così anche la mortalità al terzo giorno.

Insomma, un risultato che ricorda quello dello studio sugli alcolisti. Si direbbe che far sapere a qualcuno in condizioni serie che si sta pregando per lei o lui aumenti la probabilità di guai per il ricevente. I risultati vanno ovviamente presi con grano di sale e sono state fatte diverse ipotesi  (3):
– quasi tutti i pazienti credevano nella cura spirituale e credevano di avere già qualcuno che pregasse per loro. Quest’ultima cosa potrebbe avere confuso i risultati ed è un limite difficilmente eliminabili da studi di questo genere
-forse una parte dei pazienti furono irritati dall’essere oggetto di preghiere, magari pure di un gruppo religioso che non piaceva
– aumento d’ansia, magari dovuto al domandarsi perché si è oggetto di preghiere. In effetti i ricercatori riscontrarono una maggiore concentrazione di adrenalina nel sangue dei pazienti che sapevano di essere oggetto di preghiere e questo potrebbe significare che la conoscenza aumentò lo stress (6).

C’è chi osserva più o meno ironicamente a seconda della religiosità del commentatore  che questi risultati possono essere interpretati come una prova che Dio si occupa di tutti e che non è un distributore automatico a gettoni/preghiere di favori (7).
La conclusione a cui giungono alcuni è che forse bisogna essere cauti o magari astenersi dal dire agli altri che qualcuno sta pregando per loro, soprattutto se sono in una situazione grave.

  1. Intercessory prayer for the alleviation of ill health – Leanne Roberts, Irshad Ahmed, Andrew Davison – Published Online: 15 APR 2009 – DOI: 10.1002/14651858.CD000368.pub3
  2. Prayer and health: review, meta-analysis, and research agenda. – Masters KS1, Spielmans GI. – Journal of Behavioral Medicine – August 2007, Volume 30, Issue 4, pp 329-338 doi: 10.1007/s10865-007-9106-7.
  3. Is Prayer Good for Your Health? – By Stan Cox – January 10, 2008 – alternet.org/story/72987/is_prayer_good_for_your_health
  4. A Systematic Review of the Empirical Literature on Intercessory Prayer- David R. Hodge – doi: 10.1177/1049731506296170
  5. Intercessory prayer in the treatment of alcohol abuse and dependence: a pilot investigation.Walker SR, Tonigan JS, Miller WR, Corner S, Kahlich L.
  6. Prayers don’t help heart surgery patients – By William J. Cromie – April 06, 2006 – news.harvard.edu/gazette/2006/04.06/05-prayer.html
  7. Study Concludes Intercessory Prayer Doesn’t Work; Christians Twist the Results – May 15, 2009 – patheos.com

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 14, 2015 da con tag , , , , , .

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