Sol Invictus

Sotto il Sole

Da cool a normcore passando per il feticismo

Un articolo presenta un’intervista a studiosi che utilizzando fondamenti di neuroeconomia e medicina hanno esaminato come il cervello risponde ai prodotti “cool”. Concludono con un’interpretazione già nota e cioè che tali prodotti alimentano il consumismo e soddisfano un bisogno umano basilare: la necessità di essere riconosciuti e rispettati dagli altri. Le cose che possediamo sono fondamentalmente estensioni di noi stessi che riflettono chi siamo e le utilizziamo per legare con altri che condividono gli stessi valori. La roba cool sarebbe più utile per la vita sociale che per le proprietà funzionali. Servirebbe a creare gerarchie alternative a quelle tradizionali e a farsi riconoscere come appartenenti esse. Ciò spiegherebbe la diffusione di “cool” a partire dagli anni 50 associato alle rivoluzioni e ribellioni culturali di allora, trend culminato negli anni 90 con internet con l’affermarsi della “knowledge economy” l’economia della conoscenza al centro della quale c’è l’era dell’informazione che fra l’altro facilita e premia l’innovazione e la non convenzionalità (1 e 2).
In realtà forse un’analisi più basale è che bisogna considerare la scarsa indipendenza caratteriale di molta gente che ha anche radici evolutive. L’urbanizzazione intensa negli anni del secondo dopoguerra creò grandi masse soggette sempre più ai media e all’influenza di forze socio-economiche materialmente più seducenti delle tradizionali come le vecchie gerarchie sociali e il clero. Quest’ultimo, guarda caso, ha attaccato spesso il consumismo. L’aumento della ricchezza materiale e la diffusione massiva di prodotti seriali ha fatto il resto.

Penso che una cosa sia “cool” quando coagula l’approvazione di ammiratori e seguaci e, per quanto riguarda i beni voluttuari, questi diventano moda quando si diffondono ampiamente. Le persone psicologicamente più ossessionate e socialmente dipendenti effettivamente diventano una mandria da mungere e alimentano l’arricchimento di molte aziende e individui, a volte spropositato rispetto al contributo offerto di molti beni al progresso economico-scientifico generale che può essere pari a zero o anche negativo. Con pubblicità, eventi promotori e via dicendo si sfruttano le debolezze di molte persone facendo leva costante sull’ossessione sociale offrendo poi come soluzione l’acquisto compulsivo dei feticci di moda che tolgono ogni male, come l’acqua di Lourdes. Poi, soprattutto per i quelli più costosi, dopo avere causato spese inutili, le aziende e i venditori alleviano gli effetti della dissonanza cognitiva generata dall’acquisto affermando con altra pubblicità che il cliente ha fatto la cosa giusta, che ora è fra gli eletti che non devono più chiedere. Lo stilista Wayne Hemingway disse tempo fa con particolare riferimento al settore del vestiario che una parte dell’industria della moda è una fregatura. Se la prese soprattutto con l’alta moda i cui prodotti secondo lui frequentemente si distinguono poco qualitativamente dalla più bassa “street fashion” e alle volte quasi per niente, ma con ricarichi anche superiori al 1000% (3).
I clienti più fedeli sono frequentemente persone che hanno bisogno del riconoscimento del branco o ne subiscono la pressione nel loro ambiente e, avendo poco altro con cui competere, cercano uno status maggiore rimediando col denaro. Come dice la nota battuta del film Spider (2002) con riferimento al vestiario: l’abito fa l’uomo e meno c’è l’uomo più cresce il bisogno dell’abito (4). Questo vale per tanti prodotti. Le regole sono cambiate spesso dai venditori e designer burattinai delle aziende con una competizione di prodotti cool creata ad arte con tanto di glamour e specchietti il cui fine ultimo è il trasferimento di ricchezza dai seguaci alle aziende-chiese. A mo avviso non è una competizione per cooperare come afferma qualcuno (1), ma una competizione per dominare. 

Oscar Wilde affermò che la moda era una follia effimera a differenza dell’arte che si basa sulle leggi ed è eterna: “La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi.” (Oscar Wilde). D’altra parte c’è chi osserva una relazione fra delle capacità artistiche, ammesso che lo siano, e fequenza delle malattie mentali (5). Sembra che ci sia chi dà ragione a Wilde per quanto riguarda il guardaroba. Sono persone volitive, veri leader e soprattutto persone che vendono beni veramente innovativi e molto complessi. Spesso vestono in maniera monotona, ogni giorno alla stessa maniera con poche variazioni mostrando di non avere bisogno di utilizzare specchietti: la loro forza sta nella loro testa (6).

Per fortuna decidere che cosa è cool non è appannaggio di pochi pifferai, e molte persone si riconoscono come normcore che non è una moda , ma un atteggiamento: fondamentalmente è l’accettazione da parte dell’individuo di essere niente di speciale, solo uno che assomiglia ad altri miliardi di persone, ma con la propria personalità e vede questa situazione come un’opportunità per legare con i simili senza considerarsi dei nessuno. Nel vestiario tale visione si materializza con l’uso di indumenti comuni decenti, roba da grandi magazzini (7). Insomma, è un atteggiamento modesto e realistico di quelli che riescono ad essere indipendenti.

  1. How Capitalism Created ‘Cool’ – Bourree Lam, Apr 15, 2015 – theatlantic.com
  2. Cool! ma non più come una volta… Evoluzione del concetto di Coolness – 12/06/2012 – stateofmind.it
  3. Designer tears a strip off fashion houses -By Nigel Reynolds – 04 Nov 2002 – telegraph.co.uk
  4. Scena di Spider (2002)
  5. Do Fashion Design And Mental Illness Go Hand-In-Hand? – by Hilary George-Parkin – April 15th 2012 – styleite.com
  6. Gli uomini di potere? Si vestono ogni giorno allo stesso modo – Michela Proietti – 28 aprile 2015 – corriere.it
  7. Normcore: Fashion for Those Who Realize They’re One in 7 Billion – By Fiona Duncan – February 26, 2014 – nymag.com

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il maggio 17, 2015 da con tag , , , , , , , .

Archivi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: