Sol Invictus

Sotto il Sole

Evoluzione dei corsi online MOOC – marzo 2015

Dopo l’entusiasmo iniziale per il diffondersi dei corsi online massivi MOOC che possono essere seguiti da migliaia di studenti, una serie di statistiche e studi pubblicati nel 2013 e 2014 evidenziarono dei problemi anche se fortunatamente il numero di corsi ha continuato ad aumentare al punto che ormai c’è l’imbarazzo della scelta.

– Un primo intoppo emerso riguarda gli incentivi economici perché i corsi online MOOC, gratuiti o meno, sono visti da molte università che li producono come una forma di marketing per scovare i potenziali clienti (studenti) in tutto il mondo e convincerli ad iscriversi a pagamento ai corsi convenzionali dal vivo. Questo era prevedibile dato che un gran numero di atenei e college, soprattutto nordamericani, sono for-profit e hanno bisogno di guadagnare molto per mantenere i loro campus e i servizi che offrono. Qualche istituto  ha cominciato ad usare i corsi vendendo altri prodotti per compensare i costi (1).
– Un altro problema è quello del personale insegnante che spesso non è più incentivato dall’interazione diretta con gli studenti. L’insegnamento è molto diverso nei MOOC perché vanno preparati e filmati con largo anticipo per evitare di trovarsi in situazioni ingestibili scontentando tutti (1 e 2). Poi un corso online fatto bene e flessibile può essere usato per molti anni e questo mette i professori nella posizione scomoda di darsi la zappa sui piedi. In un mondo universitario che risulta essere abbastanza saturo di insegnanti secondo alcune statistiche internazionali, i MOOC tendono a rendere superflua una percentuale significativa di professori soprattutto nelle materie meno innovative. Essi possono essere sostituiti parzialmente da assistenti pagati meno e da sistemi automatici per controllare i compiti (3).

– Un dato che deludeva già nel 2013 è il tasso di successo cioè la percentuale di studenti che, iscrittisi, completano un corso MOOC. Il dato oscilla tipicamente intorno al 5% a seconda delle materie, il che vuol dire che non è realistico aspettarsi un’istruzione universitaria veramente di massa (1 e 2). Però la percentuale va interpretata. Infatti l’età media degli iscritti è elevata, intorno ai 30-40 anni (2, tabella), e si tratta spesso di persone con impegni lavorativi e familiari. Inoltre molti si iscrivono per curiosità oppure a corso avanzato magari solo per rinfrescare la memoria avendo già frequentato un corso simile. Come osservato negli articoli e dai lettori, per i MOOC sono necessarie volontà e disciplina per seguire la materia esattamente come per i corsi in tradizionali dal vivo senza che qualcuno ti tenga per mano.
Molte persone hanno trovato i MOOC freddi e poco “umani” a causa dell’interazione con i docenti che è scarsa nella maggior parte dei casi. Un certo numero di studenti nei sondaggi ha affermato che avevano l’impressione che non importasse a nessuno ciò che facevano. Si è ovviato in parte al problema con qualche semplice stratagemma, per esempio mandando dei messaggi automatici indirizzati ai singoli studenti complimentandoli per essere arrivati fino a quel punto del corso ed esortandoli a continuare. In qualche esperimento gli istruttori e assistenti hanno contattato gli studenti che rimanevano indietro con messaggi del tipo “Vedo che hai seguito le classi questa settimana, ma non hai consegnato il compito. C’è qualche problema? Posso fare qualcosa per te?” L’effetto è stato positivo e hanno ottenuto un incremento del 40-70%. del numero di studenti che ha completato il corso con successo (2).

I corsi online soprattutto quelli MOOC non funzionano per tutti perché occorrono la motivazione, una personalità resiliente e, se vogliamo dire tutta la verità, un’intelligenza di livello accademico che continua ad avere molto peso altrimenti lo studente non apprende, esattamente come nei corsi tradizionali dove miracoli non se ne fanno. Alcuni esperimenti hanno verificato che il miglior rendimento si ottiene spesso con una combinazione di corsi dal vivo ed online così il sostegno morale personale nei momenti problematici si associa all’enorme flessibilità dei servizi internet. Se non sbaglio questi risultati sono stati ottenuti da università tradizionali che offrono corsi online. Difficilmente si può applicare questo tipo di esperienza ai corsi veramente massivi con studenti sparsi dappertutto; inoltre penso che la cosa abbia più peso per gli studenti molto giovani che per i quarantenni.

Si applicano soluzioni innovative ai corsi STEM (science, technology, engineering, mathematics) che possono essere complessi da preparare a causa della necessità di curare gli aspetti laboratoristici. Si sviluppano programmi interattivi che possono imitare in qualche modo gli strumenti e l’interazione manuale e valutare risultati di esperimenti di fisica, chimica ecc. C’è molta attesa per la diffusione di visori e occhiali sempre più sofisticati per la visualizzazione e manipolazione 3D di oggetti virtuali.

– Il problema dei corsi “sfusi” e non accreditati è in via di soluzione con la formazione di organizzazioni di più college e università e portali che riconoscono i corsi. Da qualche tempo i portali online più importanti  offrono un numero sempre maggiore di serie coordinate di corsi che si concludono con un progetto o una tesi e quindi con un diploma. Per una modesta somma di denaro offrono test “verificati” dove la presenza e “onestà” dello studente vengono verificate con diversi metodi. Quello degli esami è un aspetto che rimane un punto debole se non sono organizzati in un luogo fisico controllato anche se inevitabilmente la verità viene a galla sul campo cioè nel mondo del lavoro; d’altro canto in più circostanze sono stati scoperti problemi seri di corruzione in alcune università tradizionali come documentato dai media nazionali.

Il riconoscimento dei corsi online e l’omologazione procedono anche grazie all’entrata in campo di pesi massimi come Google, Instagram, Shazam e altre aziende high tech (3). Tramite accordi e collaborazioni garantiscono il riconoscimento dei “microdegree” e “nanodegree” – il termine varia a seconda del portale – e quindi li rendono validi per eventuali posti di lavoro in quelle stesse aziende e in altre. Si assiste così alla creazione di una forma di “networking” che gioca a vantaggio degli studenti massimizzando i potenziali benefici ottenibili dal tempo investito davanti ad un computer seguendo diligentemente le lezioni e imparando bene.

Insomma, dopo qualche dubbio e riflessione il mondo di corsi online MOOC continua la sua marcia grazie alle innovazioni spinto dalla possibilità di riuscire ad offrire un’istruzione universitaria ad un prezzo ridottissimo avvantaggiando le persone meno abbienti e quelle che hanno altri impegni: secondo uno studio del MIT che ha destato qualche sorpresa e rincuorato gli animi i risultati degli studenti online sono risultati uguali o migliori di quelli degli studenti che frequentano lezioni tradizionali e questo per tutti le coorti in cui gli studenti sono stati suddivisi (4 e 5).

  1. Can You Learn Nanotechnology Online? – Alexandra Ossola – Nov 22 2014 – theatlantic.com
  2. An Early Report Card on Massive Open Online Courses – By Geoffrey A. Fowler – October 8, 2013 – wsj.com
  3. Meet the New, Self-Appointed MOOC Accreditors: Google and Instagram – by Jeffrey R. Young – February 11, 2015 – chronicle.com
  4. Online Learning is Just as Effective as Traditional Education, According to a New MIT Study – Lauren Landry – 09/24/14 – bostinno.streetwise.co
  5. Learning in an Introductory Physics MOOC: All Cohorts Learn Equally, Including an On-Campus Class – September – 2014 – Kimberly F Colvin – et al. – irrodl.org
  6. Institute-wide Task Force on the Future of MIT Education Final Report – July 28, 2014 -PDF

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 4, 2015 da con tag , , , , , , .

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