Sol Invictus

Sotto il Sole

L’energia è vitale per la crescita economica

L’accumulo di capitale è considerata la chiave della crescita economica da una parte degli studiosi, ma l’economista Gaël Giraud non è convinto. Sottolinea che la prima “rivoluzione di mercato” si ebbe nel 12° e 13° secolo con la diffusione dei mulini ad acqua e a vento, che permisero all’Europa di uscire dalla feudalità rurale. Questa e altre circostanze nella storia mostrano come il più importante motore dell’economia non è il capitale con il quale si indirizza la produzione e lo sviluppo, ma la quantità di energia disponibile (1). Niente di sconvolgente visto che ciò mi fu spiegato in parte quando andavo a “scuola”. Ovviamente anche l’aumento dell’efficienza energetica gioca un ruolo, ma generalmente in passato tale aspetto pur rilevante è stato secondario rispetto alle quantità sfruttabili di carbone e petrolio. Diversi grafici sono stati pubblicati negli ultimi tempi che mostrano come il tasso di crescita del PIL tenda a seguire quello dell’utilizzo del petrolio e, più in generale, dell’energia. Un grafico lo trovate nell’articolo sotto (1). Altri grafici addirittura per singoli Paesi li trovate in questo interessante articolo del sito “The Oil Drum” che purtroppo ha chiuso ed è archiviato (2) .
Giraud dice quello che altri economisti come Nouriel Roubini, di cui ricordo di avere letto dei commenti, affermavano all’inizio della crisi nel 2007-8, e cioè che essa era stata scatenata in primo luogo dalla scarsa disponibilità di petrolio sul mercato  rispetto alla domanda; successivamente il prezzo era salito alle stelle fino a toccare i 140 dollari al barile a causa della tempesta finaziaria. Al contrario come ricordano in molti  alla fine degli anni 90 il petrolio era sotto i 10 dollari al barile e c’era chi diceva allora che il prezzo sarebbe sceso quasi zero col passare del tempo. Poche voci fecero notare che non era possibile che l’oro nero così utile, ma anche inquinante e strategico e quindi con costi esterni, valesse meno dell’acqua minerale non essendoci altre fonti energetiche che potessero sostituirlo. Non riuscendo più a a crescere per ragioni demografiche, per la concorrenza da parte dei Paesi emergenti e per la grave miopia e ingordigia delle parti sociali, le economie occidentali che già si indebitavano prima lo hanno fatto ulteriormente per compensare fra le altre inefficienze anche l’aumento del prezzo del petrolio dei primi anni del 2000, tanto i politici e i capi di turno sapevano che non avrebbero mai pagato di tasca propria. Ora molti Paesi come l’Italia sono nei guai per la montagna di debiti accumulati e puntualmente cercano un capro espiatorio.
Quello che Giraud e altri dicono, per esempio per quanto riguarda l’India, è che l’elasticità del PIL rispetto all’energia è molto più alto di quanto affermato da certa letteratura economica e di conseguenza la crescita è molto più dipendente da essa e molto meno dal capitale (1&2).
È stato osservato come la riduzione di input energetico del 7% durante la crisi del 1973-75 causò un calo della produzione economica di un ordine di grandezza maggiore rispetto allo 0,35% teorizzato e in uno studio pubblicato di recente due ricercatori, Kümmel e Lindenberger, propongono un modello che è una versione modificata di quello Solow che normalmente include capitale e lavoro con in più un fattore “tecnologico”: essi vi hanno aggiunta anche un valore che rappresenta l’energia (3&4). Con sorpresa l’aggiunta permette di spiegare meglio la crescita economica e addirittura fa praticamente scompare il residuo Solow che serviva per coprire la porzione di crescita economica non “spiegata”. L’energia più un piccolo fattore rappresentante la “creatività umana” riescono a includere tutta la crescita attribuita al progresso tecnologico dai modelli neoclassici. Le implicazioni sono:
– i cittadini dei Paesi “ricchi” godono di grande benessere materiale grazie all’energia (e si capisce perché nella storia gli umani si sono scannati per le risorse, sopratutto schiavi e popolazioni sottomesse da sfruttare come fonte di energia gratis).
– il progresso dovuto all’inventiva e la notevole disponibilità di energia permette di sostituire sempre più facilmente con l’automazione i deboli e costosi lavoratori umani.
I due ricercatori prendono anche in considerazione quello che altri modelli semplicisticamente tralasciano e cioè il fatto che nella realtà il capitale, che in questo modello perde importanza, il lavoro e l’energia non sono sempre sostituibili l’uno con l’altro secondo determinati rapporti matematici ideali. La termodinamica va rispettata e l’utilizzo dell’energia arriva ad un punto, variabile a seconda della fonte, in cui i limiti materiali e i danni causati dall’inquinamento superano i vantaggi (3).
Non il capitale, ma l’energia risulta essere la regina della crescita economica ed è, secondo la teoria di decenni fa di J. Tainter, necessaria per mantenere le società complesse. Risparmiare energia per ragioni di sostenibilità e carenza di fonti significa imboccare una strada di impoverimento sociale dato un certo livello tecnologico (5). Non potendo depredare il prossimo per ottenere energia come facevano i conquistatori dei bei tempi andati che sono decaduti quando non potevano più mantenere le loro società complesse, l’unica vera chiave per la crescita a lungo termine è spronare la conoscenza per aumentare la produttività e soprattutto sviluppare fonti più grandi di energia a basso costo.

  1. Gaël Giraud del CNRS: “Il vero ruolo dell’energia obbligherà gli economisti a cambiare dogma” – Posted by Massimiliano Rupalti – Da “Oil Man”. Traduzione di MR (h/t Luca Mercalli) – ugobardi.blogspot.it/2014/04/gael-giraud-del-cnrs-il-vero-ruolo.html
  2. Is It Really Possible to Decouple GDP Growth from Energy Growth? Posted by Gail the Actuary on November 21, 2011- http://www.theoildrum.com/node/8615
  3. Thermodynamic analysis reveals large overlooked role of oil and other energy sources in the economy – Dec 31, 2014 by Lisa Zyga feature – phys.org
  4. How energy conversion drives economic growth far from the equilibrium of neoclassical economics – Reiner Kümmel and Dietmar Lindenberger 2014 New J. Phys. 16 125008 – Doi:10.1088/1367-2630/16/12/125008
  5. The Collapse of Complex Societies- By Joseph Tainter – Cambridge University Press; Reprint edition (March 30, 1990)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 11, 2015 da con tag , , , , , , .

Archivi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: