Sol Invictus

Sotto il Sole

Diffusione del mammut lanoso e possibile origine delle lingue ienisseiane

Distribuzione geografica e datazione degli esemplari di mammut esaminati

Figure 3. Spatial distribution of radiocarbon-dated and genetically analysed mammoth specimens. Dates are given in calendar years before present. Colours indicate clade membership of the specimens: clade I; purple, clade II; pink, clade III; green.

Secondo le conoscenze attuali il mammut lanoso derivò da un antenato africano vissuto alcuni milioni di anni fa e si diffuse in Eurasia e Nord America. Un documento pubblicato nel 2013 riferisce di una ricerca sulla storia filogenetica e diffusione dell’animale condotta mediante l’esame del DNA mitocondriale dei resti di numerosi esemplari (1). Sono stati riscontrati tre cladi numerati da I a III che si formarono circa 196.000 anni fa e si è calcolato che i mammut americani di clade I rientrarono in Siberia circa 66.000 anni fa dove coesistettero in simpatria per qualche tempo con quelli di clade II ivi già presenti. Dalle analisi risulta che gli animali di Clade II si estinsero circa 45.000 anni fa anche se secondo un’analisi un esemplare di Clade II forse risale a 37.000 anni fa. Sopravvissero i mammut di clade I provenienti dal continente americano che continuarono a diffondersi (1). Gli animali di clade III presenti in Eurasia occidentale (Europa) risultano estinti circa 34.000 anni fa mentre quelli di clade I vi comparvero poco dopo, circa 32.000 anni fa (1).
In Eurasia continentale i mammut sparirono circa 11.000 anni fa, ma come noto sopravvissero sull’isola di St. Paul fino a 6.000 anni fa e sull’isola di Wrangel, nell’Oceano Artico, fino circa 4.000 anni fa e quindi in tempi storici. Lessi pochi anni fa che Wrangel era una vera miniera d’avorio grazie alle molte zanne che si trovavano dappertutto. Secondo una stima nel documento la popolazione Wrangeliana di mammut oscillava sulle 500-1000 unità (1).
Concludendo, i mammut americani di clade I rientrarono in Eurasia durante un periodo climatico che permetteva il passaggio di quello che oggi è lo Stretto di Bering e mentre clade II e III scomparvero nei millenni successivi quelli americani ripopolarono l’Eurasia settentrionale per poi estinguersi a loro volta.

In un altro paper più recente si descrive uno studio tipologico con modello bayesiano secondo il quale la famiglia linguistica ienisseiana della Siberia una volta più diffusa e ormai quasi scomparsa (pare che sia rimasta solo una lingua con 200 parlanti) si separò da quella na-dene, americana, e probabilmente questo avvenne in Beringia e quindi è possibile che si trattò di una migrazione di ritorno da ovest verso est e non viceversa un spostamento del na-dene verso l’America a partire dalla Siberia come ipotizzato da altri (3). Le condizioni climatiche della Beringia sarebbero state favorevoli e la popolazione della regione relativamente numerosa all’epoca della separazione secondo qualche commento (4). Leggo che molti non hanno una grande opinione di questo tipo di analisi linguistiche, ma è interessante che qualcuno abbia offerto l’idea che la diffusione in parte della Siberia di cacciatori-raccoglitori ienisseiani, come lo sarebbero tutt’ora i pochi rimasti di quel gruppo linguistico, potrebbe essere anche una conseguenza delle presenza delle mandrie di mammut in Eurasia che forse seguivano e cacciavano (3). Incidentalmente è stato osservato che la scomparsa dei mammut europei di clade I pare coincidere con la comparsa della cultura gravettiana in Europa nord occidentale 34.000 anni fa anche se è considerata un’ipotesi molto debole (1, discussione). Il proto na-dene-ienisseiano sarebbe esistito oltre 10.000 anni fa e un legame fra le due famiglie linguistiche sarebbe supportato al momento anche dalla presenza dell’aplogruppo Q1 maschile che in Eurasia si riscontra quasi esclusivamente negli ienisseiani Ket (90%) oltre che in quasi tutti i nativi americani.
Curiosità: alcuni ritengono che gli Xiongnu, da cui forse originarono gli unni, fossero almeno in parte linguisticamente ienisseiani anche se l’evidenza è scarsa.

  1. Holarctic genetic structure and range dynamics in the woolly mammoth – Eleftheria Palkopoulou et al. – Published 11 September 2013 – rspb.royalsocietypublishing.org –  doi:10.1098/rspb.2013.1910
  2. The great woolly mammoth migration from North America to Europe – September 26, 2013 – eurogenes.blogspot.it – 
  3. Linguistic Phylogenies Support Back-Migration fromBeringia to Asia – academia.edu – Mark A. Sicoli, Gary Holton – – PLOS One DOI:10.1371/journal.pone.0091722
  4. Back-migration of Yeniseian into Asia from Beringia – March 16, 2014 – dienekes.blogspot.it

Image- figura 3 from: Holarctic genetic structure and range dynamics in the woolly mammoth – Eleftheria Palkopoulou et al. – Published 11 September 2013 doi:10.1098/rspb.2013.1910 – http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 16, 2014 da con tag , , , , , , .

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