Sol Invictus

Sotto il Sole

Menti tribali, moralità e religione

Lo psicologo sociale Jonathan Haidt autore del libro “Menti tribali…” (1) e i suoi colleghi hanno estrapolato una mezza dozzina di concetti fondamentali che sottendono i sistemi morali: cura (del prossimo), equità, libertà, lealtà, autorità, santità. Sottoponendo 2000 americani ad un sondaggio e chiedendo ai liberali di mettersi nei panni dei conservatori e pensare come loro nel rispondere alle domande e vice versa, hanno scoperto che coloro che si definivano liberali, soprattutto quelli molto liberali erano meno capaci di immedesimarsi e riprodurre i giudizi morali della parte avversa di quanto lo fossero moderati e conservatori (2).

Secondo lo studioso emerge che i conservatori tengono in considerazione tutte le categorie mentre i liberali, più a sinistra nella spettro politico, si concentrano quasi esclusivamente sull’assistenza e sull’oppressione e danno scarsa importanza agli altri concetti. Dice che i liberali non capiscono i valori dei conservatori, per esempio non riescono a vedere il rispetto per l’autorità come un aspetto della moralità e invece la considerano una forma di oppressione. Tutto questo fa sì che quando si tratta di moralità i conservatori sono di mentalità più pragmatica ed elastica dei liberali (2, 3, 4).  Per Haidt i conservatori si avvicinano maggiormente a come la gente comune pensa e vive.
Lo studioso e i suoi colleghi hanno anche dimostrato come le reazioni morali sono condizionate dall’ambiente fisico e culturale. Per esempio in un test videro come i soggetti davano giudizi morali più severi sugli altri quando il sondaggio era svolto in una stanza disordinata, disseminata di scatole per pizza vuote oppure quando venivano convinti del significato negativo implicito di una parola (4). Viene osservato anche che se ai liberali fai comandare tutto essi tendono a bruciare il capitale sociale mentre i conservatori lo accumulano e tendono a costruire e mantenere un sistema organizzato e stabile con limiti che devono esserci, ma che spesso sono malvisti dai liberali (2).

I risultati di questi test possono aiutare a capire le reazioni avverse al degrado sociale percepito che talvolta portano i conservatori alla vittoria. Grazie a qualche ideologia e soprattutto al buonismo populista da cui siamo bombardati costantemente da varie direzioni, il settore liberale, che in uno spettro politico prevalentemente bipolare ha dalla sua una frazione considerevole degli strati sociali più bassi e bisognosi, può essersi convinto di essere moralmente superiore e ha finito con l’adottare un atteggiamento da primo della classe. Invece molta gente comune s’interessa marginalmente di politica per ragioni di tempo o scarsa vocazione e può trovare sconcertante un mondo troppo cangiante, difficile da valutare soprattutto quando non si è più giovani. Penso che una parte della gente comune percepisca la mancanza di regole certe e permanenti come qualcosa che favorisce chi è in posizione di forza e politicamente più attivo e bellicoso. Le situazioni stabili permettono di navigare i problemi quotidiani e ed economici utilizzando anche la propria esperienza. Inoltre sono pochi coloro che desiderano veramente trovarsi senza un esercito e senza strutture sociali forti capaci di operare in una grave crisi specialmente se cittadini di una potenza con interessi percepiti in tutte le parti del mondo.

I conservatori danno valore a concetti come autorità e santità, e la moralità è una forza sorprendente che lega insieme i gruppi di umani senza legami di sangue immediati grazie alle soluzioni che offre alle preoccupazioni comuni (3). Da ateo Haidt sottolinea anche la sua riscoperta del valore delle comunità religiose, dei fedeli, dei servizi sociali che offrono in maniera più efficace delle analoghe organizzazioni secolari e indirettamente dà ragione ai conservatori per il loro maggiore attaccamento a questi valori tradizionali. Giustifica il forte senso dell’altruismo parrocchiale perché è più naturale curarsi dei membri del proprio gruppo piuttosto che di tutta una massa di estranei verso cui si ha poca sensibilità e la competizione sprona ad una gara per la conquista dei fedeli che può essere positiva (5). Quest’affermazione è abbastanza scontata però dagli articoli  mi pare che eviti in parte il tema delicato della compatibilità delle diverse fedi e della frantumazione sociale che si vede nelle società cosmopolite dove comunità religiose vivono fianco a fianco fisicamente, ma sono spesso mondi separati con agende poco compatibili e che lottano per influenzare la società. Se si vuole infierire si può osservare che alcune comunità religiose possono sopravvivere solo grazie a violazioni più o meno importanti del mos maiorum, la sensibilità morale di una grossa parte della popolazione che è difesa maggiormente dai conservatori locali. Anche Haidt osserva che l’educazione multiculturale è in fondo una mancanza di comunione e va contro l’assimilazione, ma ho l’impressione che svicoli quando offre come soluzione il dialogo che presuppone un terreno comune che può non esistere veramente.

In definitiva ho trovato moderatamente interessanti gli esperimenti e le conclusioni di Haidt perché avevo già il sospetto che i conservatori e i moderati fossero più pragmatici e scettici in molte circostanze, cosa che può portarli ad affrontare in maniera più realistica le differenze non tutte facilmente superabili che esistono fra individui e comunità diverse.

  1. Menti tribali. Perché le brave persone si dividono su politica e religione – Jonathan Haidt – Codice,  2013
  2. Why Won’t They Listen? ‘The Righteous Mind,’ by Jonathan Haidt – By William Saletan 23/03/2013 – nytimes.com
  3. Why we love to lose ourselves in religion – By Jonathan Haidt – edition.cnn.com
  4. Moral rethink – by Alex Worsnip / 17/04/ 2012 – prospectmagazine.co.uk
  5. Video: The Groupish Gene – Jonathan Haidt

 

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 6, 2014 da con tag , , , , , , .

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