Sol Invictus

Sotto il Sole

Riconoscimento facciale e prosopagnosia

Face 211

Aggiornato 9/10/2015

All’inizio del 2014 durante una conferenza annuale della British Psychological Society è stato presentato uno studio nel quale ricercatori hanno fatto completare una batteria di di test psicologici a 1000 coppie di gemelli omozigoti ed eterozigoti nati fra il 1994 e il 1996. I test sondano l’abilità di riconoscere oggetti (in questo caso automobili) e facce di persone. Sono stati anche sottoposti a prove per misurare la loro intelligenza sociale come l’abilità di riconoscere emozioni nelle altre persone basandosi su espressioni ed atteggiamenti fisici.
Si è dimostrato come le persone che sono brave a riconoscere le facce hanno anche una migliore intelligenza sociale; invece non c’è relazione fra quest’ultima e il riconoscimento degli oggetti e ciò indica che le due abilità sono distinte. Inoltre si è calcolato che l’abilità di “elaborare” le facce è ereditabile geneticamente per il 60% mentre quella di fare altrettanto con gli oggetti lo è per il 65% (1).

Anche in un’altra ricerca fatta alcuni anni prima sono stati utilizzati gemelli e il test di memoria facciale CFMT, Cambridge Face Memory Test, somministrato a 164 coppie monozigote e a 125 coppie eterozigote dello stesso sesso che erano cresciute nello stesso ambiente famigliare. Si è osservata una correlazione intraclasse di 0,70 per i MZ mentre tale valore era 0,29 per i DZ e quindi meno della metà. Utilizzando il modello standard ACE (vedi qui) che considera l’influenza genetica additiva A, l’ambiente condiviso C e l’errore di misura e ambiente non famigliare E, una correlazione fra MZ che è il doppio di quella fra DZ indica che il 100% della somiglianza famigliare (A+C) è genetica (2).

Pur accettando un fortissimo influsso genetico una ricercatrice ha detto che si possono fare varie ipotesi su come avvenga. Una possibilità è per esempio che i geni determinino quanto bene l’individuo misura la distanza fra gli occhi e la bocca. Un’altra possibilità completamente diversa è che rendano il carattere più aperto e di conseguenza l’esperienza ottenuta con la maggiore frequentazione di estranei migliori il riconoscimento (3).

Però il fatto che esistano persone “face blind” e “super recognizer” fa propendere per l’ipotesi di un migliore riconoscimento morfologico. Si stima che le prime costituiscano circa il 2% della popolazione e sono affette da prosopagnosia ossia non riconoscono i visi delle persone conosciute, a volte anche pochi secondi dopo che le hanno perse di vista. Ci sono madri che non riconoscono i figli, individui che non riconoscono il coniuge, ecc. Le descrizioni che ho letto sono sorprendenti e ci si rende conto del dramma vissuto dalle persone affette dalla condizione. Per esempio non riconoscono il proprio collega di lavoro e talvolta sono in terribile imbarazzo perché devono comunicare cose di natura delicata o classificata a persone che sono visualmente degli estranei. Gli affetti ricorrono a stratagemmi come il riconoscimento della voce, del taglio dei capelli, della forma delle labbra, di fermacapelli e altro. La cosa veramente notevole che ho sentito su “60 Minutes” della CBS è che fino a non molto tempo fa molti medici non avevano sentito parlare di questa condizione così diffusa. Immagino che per un medico o un infermiere acquisire tale incapacità in seguito a qualche trauma deve essere letale professionalmente.
I super riconoscitori invece sono persone che non dimenticano quasi mai un viso, spesso riconoscendo subito in mezzo ad una folla individui visti anni prima o addirittura quando erano compagni a scuola, pur non ricordandone spesso il nome . Sono utilizzati dalla polizia se disponibili e infatti la polizia londinese ne impiegava circa 200 nel 2013, perché aiutano nelle indagini e negli arresti anche se pare che la loro abilità non possa essere utilizzata direttamente in corte per vari motivi fra cui il fatto che non sono infallibili e si devono spesso anche basare su foto segnaletiche di scarsa qualità. Che abbiano tale abilità per i visi non dice nulla sulle altre capacità mnemoniche che possono essere molto normali (4). Queste caratteristiche fanno pensare che tale abilità sia molto specifica e poco legata ad abilità mentali più generali come quelle tipicamente misurate dai test di QI. Un’abilità basale, “hard-wired” come si dice in inglese.

P.S. Una notizia tecnologica che ha qualche relazione con l’articolo viene dalla Cina dove a quanto pare un programma di riconoscimento facciale ha superato l’abilità media delle persone riconoscendo se due immagini rappresentavano la stessa faccia il 98,5% contro il 97,5% degli umani utilizzando un particolare set di 13000 foto di 600 figure pubbliche. Pur con i limiti del test i risultati son stati considerati sorprendenti (5).

Aggiornamento 9/10/2015

Recenti studi su gemelli hanno riscontrato che il riconoscimento facciale potrebbe essere sostanzialmente ereditabile e slegato dall’intelligenza generale come normalmente misurata.
In uno studio pubblicato nel 2015 due ricercatori hanno deciso di usare un campione grande di 2000 gemelli di 18-19 anni per ottenere dei risultati più affidabili. Sono stati usati alcuni test cognitivi e il Cambridge Face Memory Test, CFMT, che utilizza visi privati di dettagli come lo stile di capelli che possono stimolare funzioni diverse dal riconoscimento facciale, ma comunque utili per riconoscere il viso (6).

I ricercatori avrebbero dimostrato per la prima volta l’ereditabilità dell’abilità di riconoscere facce, pari al 61%, dovuta a influenze genetiche specifiche che non sono condivise con l’intelligenza generale se non minimamente. Il riconoscimento dei visi è risultata solo modestamente correlata al riconoscimento di oggetti (0.29) e ancor meno correlata con l’abilità cognitiva (0.16) misurata negli esperimenti. Nota a parte, la correlazione fra riconoscimento di oggetti e abilità cognitiva è stata di 0.15. I risultati indicano una non completa separazione genetica delle diverse abilità. Comunque, dato che l’abilità cognitiva generale indicata con, g, è solitamente responsabile di larga parte delle capacità cognitive specifiche, questi risultati sostengono la natura speciale del riconoscimento facciale. Inoltre tale abilità risulta diversa da quella del riconoscimento degli oggetti.
Un’osservazione è che la variabilità nell’abilità di riconoscere facce dei soggetti del campione è stata notevole, da casuale (prosopagnosici?) a perfetta in casi rari (probabilmente dei super-riconoscitori).
Vedere anche Prosopagnosia – 2ª parte

  1. Bad at recognizing people: Blame your genes -British Psychological Society (BPS) – sciencedaily.com – 7/05/2014

  2. Human face recognition ability is specific and highly heritable – Jeremy B. Wilmer et al. – pnas.org – doi: 10.1073/pnas.0913053107
  3. Some Social Skills May Be Genetic by Janelle Weaver – wired.com/2010/01/face-recognition/

  4.  London police use super recognizers to fight crime – by Maria Cheng – news.yahoo.com
  5. An Algorithm That Recognizes Faces Better Than People Can – by Francie Diep – popsci.com – 23/04/2014

  6. Genetic specificity of face recognition – Nicholas G. Shakeshaft, Robert Plomin – approved August 25, 2015 – doi: 10.1073/pnas.1421881112 – pnas.org

 

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 17, 2014 da con tag , , , , .

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