Sol Invictus

Sotto il Sole

Gli europei discendono da tre popolazioni ancestrali?

Uno studio uscito a fine 2013 analizza la popolazione europea e conclude che deriva da tre componenti ancestrali principali ricavate studiando geneticamente anche i resti di un piccolo numero di individui preistorici elencati nel documento e appartenuti a diverse popolazioni presenti sul continente in epoche diverse (1). Le tre componenti sono di tipo euroasiatico occidentale e sono denominate:

Early Eurpean Farmers, EEF, primi agricoltori europei,

Western Hunter-Gatherers, WHG, cacciatori-raccoglitori occidentali del mesolitico,

Ancient North Eurasian, ANE, antichi nord eurasiatici.

Nel Mesolitico l’Europa era abitata generalmente da WHG con qualche presenza della componente ANE in Svezia e probabilmente in altre zone dell’est. La EEF, “mediterranea”, si diffuse in Europa nel primo Neolitico portando l’agricoltura ed espandendosi da un’area geografica non ben definita che copre probabilmente parte del Medio Oriente (MO) e i Balcani meridionali, ma non è escluso che fosse già presente durante il Mesolitico in altre zone mediterranee, ed è l’unica componente che sopravvive poco mescolata alle altre in Sardegna dove viene data a oltre l’80% con il resto quasi tutto WHG. Infatti l’isola è considerata peculiare rispetto al resto d’Europa da un punto di vista genetico. Diffondendosi per l’Europa gli EEF si fusero con i WHG, talvolta coabitando per lungo tempo senza mescolarsi.

La EEF risulta formata sua volta da altre due sottocomponenti di cui una molto simile alla WHG ed una Basal Eurasian, basale eurasiatica, che costituisce il 44± 10% della componente europea EEF (1, pag. 4). Non è chiaro dove sia avvenuta la fusione fra le due e che cosa si la basale eurasiatica, ma in un altro studio in prestampa (2) che esamina l’evoluzione per divergenza delle popolazioni umane negli ultimi 200.000 anni si afferma che se è vero che una gran parte della divergenza fra asiatici orientali e eurasiatici occidentali è avvenuta 20-40.000 anni fa come risulta anche altrove, negli occidentali emerge anche la presenza di una componente separatasi prima dalle altre linee non africane dell’umanità circa 100.000 anni fa che è causa di un 10% o meno della differenza totale fra orientali ed occidentali. Oltre a rendere più complesso lo scenario di un Out-of-Africa (OOA) in un unico evento e a necessitare di una spiegazione adeguata  tale componente remota potrebbe essere la fonte di questa non meglio identificata componente “basale eurasiatica” (2). Quindi le componenti ancestrali di tutti gli europei sarebbero in realtà 4.

L’ultima delle tre grandi componenti, la ANE, a cui appartiene l’individuo di Mal’ta, è una delle due frazioni riscontrate nei nativi americani. Proviene dalla Siberia meridionale e si diffuse con una certa uniformità in Europa con un valore medio calcolato intorno al 15%, meno fra baschi e francesi meridionali con circa il 10% e meno ancora fra i sardi col 4%. Per diversi commentatori è associata alla diffusione degli aplogruppi maschili Q e R dei quali il secondo oggi è molto diffuso in Europa e infatti l’individuo di Mal’ta risulta di aplogruppo R. Secondo un’ipotesi avanzata da commentatori forse la ANE è collegata all tecnologia paleolitica delle “microblades” molto antica e irradiatasi a partire della regione del lago Baikal in Siberia presso il quale furono trovati i resti dell’individuo di Mal’ta (3). Si suggerisce che questa componente sia stata diffusa in Europa in seconda battuta dalle successive migrazioni di popolazioni indoeuropee a partire da zone a nord del Mar Nero il che spiegherebbe il valore più basso fra i baschi che non parlano una lingua di quella famiglia e fra i sardi. Il documento (1) si limita ad osservare cautamente una discontinuità temporale nelle frequenza degli aplogruppi femminili in Europa centrale, possibile indicazione di nuovi arrivi in Europa centrale risalenti a circa 5000 anni fa (pag, 11).

Da osservare che le popolazioni con le più alte concentrazioni di WHG mesolitici sono quelle dell’Europa orientale e in particolare quelle intorno al Baltico con il massimo fra i lituani con un valore stimato di quasi il 50%, (1, pag. 151). La componente rimane rilevante in Europa settentrionale con valori intorno al 35-40% nel nord ovest e diminuisce verso sud dove si fa più forte la componente EEF. È bene tenere presente comunque che la EEF è costituita in parte da una frazione simil-WHG. La componente WHG è praticamente assente o molto scarsa in Medio Oriente (MO) mentre è significativa la presenza della ANE (pag 4). Le percentuali calcolate delle 3 componenti in una ventina di popolazioni europee si possono leggere nella tabella S14.10 a pagina 118 del documento nella presente versione (1).

Dal diagramma a torta fig 5.2, pagina 34, potete vede che i pochissimi individui mesolitici esaminati di 8000 anni fa sono tutti di aplogruppo maschile I mentre per esempio fra i tedeschi moderni gli I sono circa il 25%. L’aplogruppo I tende a trovarsi in quantità maggiori in alcune zone montuose e più marginali come la costa iugoslava, la Sardegna e il nord Europa. Non è detto che in futuro non vengano trovati altri aplogruppi del mesolitico europeo. Sia I che l’aplogruppo mitocondriale U, sorella di I nei mesolitici, scarseggiano in MO secondo il documento (1, pag, 34).

Infine ci sono indicazioni di influssi genetici minori presenti localmente in Europa orientale che non riguardano il resto della popolazione del continente.

  1. Ancient human genomes suggest three ancestral populations for present-day Europeans – By I. Lazaridis et al. –:arXiv:1312.6639v2 [q-bio.PE] 
  2. MSMC preprint (Schiffels and Durbin)  – By Dienekes Pontikos
  3. Another look at the Lazaridis et al. ancient genomes preprint – eurogenes.blogspot.it – 8 gennaio, 2014

     

 

 

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 31, 2014 da con tag , , , .

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