Sol Invictus

Sotto il Sole

Accoppiamenti fra parenti ed effetti sulla prole

Gli accoppiamenti fra parenti stretti possono portare facilmente a conseguenze negative con la manifestazione di difetti genetici. Però a ben guardare pare che le cose non siano così semplici.

Qualche ricerca (vedi Inbreeding) conferma che gli incesti fra fratelli o genitori-figli hanno una percentuale  molto elevata di difetti gravi e mortalità. D’altra parte secondo uno scienziato australiano che ha studiato la materia, nei matrimoni fra cugini di primo grado, che statisticamente hanno il 12,5% di patrimonio genetico in comune, il rischio di difetti aumenta dal 2% al 4% circa; sempre nello stesso articolo un altro studio sulla prole di cugini pachistani residenti in Gran Bretagna (il 55% sposa cugini di 1° grado) rivela che la mortalità è nettamente superiore alla media: 15,7 per mille. Stiamo comunque parlando di un incremento limitato rispetto alla popolazione generale e secondo diverse fonti proibire questi accoppiamenti per così poco è errato. Se uno ci pensa, i pargoletti che nascono relativamente sani sono circa il 96%. Basta aumentare leggermente la distanza di parentela di qualche generazione per ridurre drasticamente il numero di difetti gravi e la mortalità.

D’altro canto c’è da notare un fatto dimostrato dagli studi e cioè che coppie geneticamente più simili tendono ad avere un minore tasso di infertilità primaria che potrebbe essere dovuto per esempio ad una maggiore compatibilità immunologica. Abbiamo due effetti che potete graficamente immaginare come due curve: una che sale rapidamente al livello ottimale col minor numero di difetti dovuti al minor grado di parentela e uno che invece migliora con la maggiore parentela: c’è forse un punto dolce dove si raggiunge il massimo vantaggio?

La compagnia deCODE di Reykjavik condusse uno studio (vedi anche 1) alcuni anni fa utilizzando i dati di migliaia di coppie islandesi e quindi appartenenti  ad  una popolazione caratterizzata dall’essere relativamente piccola e isolata. I risultati indicano che i cugini di terzo grado avevano avuto un 20-30% di figli e nipoti in più rispetto a coppie di “cugini” di 8° grado e oltre. Questo potrebbe essere spiegato con la maggiore compatibilità immunologica e di altre caratteristiche biologiche e psicologiche che rende queste coppie più affiatate e più fertili. E’ interessante a questo proposito notare che gli uomini preferiscono donne con visi più simili al proprio, mentre ciò non varrebbe per le donne. Però l’aspetto medio dei visi è importante per l’attrazione quindi deduco che è possibile che comunque anche le donne preferiscano uomini del tipo che sono abituate a vedere e quindi più o meno lontanamente imparentati. Queste informazioni richiamano l’accoppiamento assortativo già menzionato in un  mio precedente articolo che evidentemente dà alcuni vantaggi riproduttivi ed economici almeno in determinati contesti ambientali. 

Si può anche vedere la cosa da un’altra angolazione: ammesso che sia confermato in futuro, la prolificità di coppie di cugini di terzo grado o giù di lì potrebbe essere la conseguenza di accoppiamenti ripetuti nel tempo fra parenti distanti con un certa percentuale consanguineità, perché per migliaia di anni le comunità umane tipiche non sono state molto popolose costituite solitamente da poche centinaia o migliaia di abitanti con scambi più o meno limitati con i paesi e villaggi vicini. Quindi può essere che la genetica umana sia ottimizzata evolutivamente per il numero di persone e le risorse.

Una conseguenza di quanto descritto sopra può essere la formazione di gruppi altamente riproduttivi come alcune comunità religiose in cui agiscono più fattori: il credo religioso, di fatto parzialmente o totalmente esclusivo che tende a mantenere coeso il gruppo nei confronti di influssi esterni e magari sprona anche alla riproduzione, e i fattori biologici menzionati sopra. Fra l’altro è possibile che traggano vantaggio dall’essere circondati e protetti temporaneamente da grosse popolazioni fra cui vanno a vivere e con cui non necessariamente vivono in simbiosi paritaria, ma vantaggiosa per loro. Ovviamente alla lunga l’eventuale aumento di numero e forza può fare in modo che tali gruppi risaltino e siano visti come estranei con conseguenze anche spiacevoli come mostrano alcuni eventi storici.

  1. Why inbreeding isn’t really as bad as you think” A.Wilkins,  www.io9.com    

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 23, 2014 da con tag , , , , .

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