Sol Invictus

Sotto il Sole

Errori ed evoluzione della medicina

Rivisto il 14/01/2016
Abbiamo sentito dire per lungo tempo che l’alimentazione migliore è povera di colesterolo e grassi, soprattutto saturi, e ricca di carboidrati.  Poi il messaggio è cambiato: oltre 20 studi suggeriscono che in realtà la dieta migliore è quella con pochi zuccheri e carboidrati raffinati, buona parte degli oli vegetali non sono granché e i grassi saturi non sono nocivi come si diceva. Dicono che con questi accorgimenti migliorino tanti parametri, dalla pressione all’umore ai trigliceridi, dalla massa corporea al colesterolo al diabete di tipo II. In America e altrove l’alimentazione ricca di zuccheri raffinati e farinacei, ora ritenuta distorta da molti, sarebbe in buona parte la causa del disastro salutistico di portata storica che ha diffuso molta sofferenza. Ancora adesso sento alcune persone, di solito donne, parlare con terrore dei grassi, in particolare quelli saturi, come se fossero la peste bubbonica. Qualche medico recita il mea culpa, la maggior parte tace.

Ora direte: questo deve essere un altro articolo a favore delle dieta del Paleolitico o del Giurassico. Non ci penso nemmeno, non dispenso consigli medici. Ho citato l’esempio sopra per parlare degli “errori” medici che secondo l’Institute Of Medicine, IOM, nei soli USA causerebbero 50-100.000 morti all’anno. In effetti altri studi (1) molto più recenti danno cifre che sono multipli di queste. Sempre l’IOM aveva calcolato che negli USA i danni economici da errori ammontavano a poche decine di miliardi di dollari che sono comunque una bella cifra, però uno studio recente ha stimato che il costo annuo negli USA potrebbe arrivare anche fino ad un trilione di dollari, circa 750 miliardi di euro nel 2013, perché giustamente hanno incluso i costi occulti e ignorati altrove come il lavoro perso, soldi e tempo spesi inutilmente dalle altre persone che si sono curate dell’ammalato come familiari, amici, assistenti, più lo stress e il disagio causato alle famiglie. Rimanendo sempre nell’emisfero occidentale lo stesso articolo di Wikipedia cita il “The Canadian Adverse Events study:…” del 2004 da cui emerge che eventi avversi furono stati riscontrati nel 7% dei ricoveri ospedalieri canadesi e che ogni anno morivano da 9000 a 24000 persone per errori evitabili. È bene ricordare che il Canada aveva circa 32 milioni di abitanti all’epoca.

Se ci fossero solo gli errori la cosa sarebbe grave, ma non deprimente. Invece a quanto pare ci sono interventi chirurgici che vengono fatti anche quando si sa o si sospetta fortemente che siano dei  placebo o semplicemente inutili (2). Il Dr. Makary, un famoso chirurgo che è anche un attivista per la maggiore trasparenza, espone l’indicibile nel suo libro il cui titolo contiene la parola unaccountable: “non-responsabili”. Negli USA quasi un terzo degli interventi chirurgici non sarebbero necessari (3).

Anche in USA come in Italia lo stesso prodotto, per esempio un pacemaker, può avere un costo molto diverso, anche di un ordine di grandezza, da ospedale a ospedale. Viene osservato da più parti che la medicina è un gigantesco giro di denaro di cui una fetta consistente viene spesa male, spesso per cose non giustificabili da un punto di vista economico anche considerando il lato umano. È un mondo pieno di cure utili, ma con buona frequenza anche inutili adottate con scarse verifiche scientifiche rigorose che non distinguono per esempio un effetto che vada oltre quello placebo. Oltre alle pressioni economiche ad aggravare la situazione si aggiungono il tempo individuale investito dai medici per fare carriera medica, l’abitudine ad avere una vita agiata e il complesso di superiorità che può svilupparsi e ogni tanto si trovano medici noti fra i colleghi per le scarse capacità che a quanto pare possono essere anche molto affabili e suadenti (3). Queste informazioni si riferiscono per la maggior parte agli Stati Uniti, ma possono valere per l’Italia? Dirò solo che ho sentito raccontare aneddoti che non rincuorano. 

Analizzando le cartelle e le informazioni registrate dei pazienti s’è visto recentemente che spesso molte informazioni anche vitali venivano ignorate perché circa l’80% era presente in forma non “strutturata”, quindi sfuggivano all’attenzione del personale. Applicando soluzioni informatiche avanzate per rintracciare i dati, si sono ottenuti miglioramenti qualitativi a due cifre in settori come mammografia, cancro e polmonite. A complicare il quadro c’è che le informazioni mediche raddoppiano ogni pochi anni, talvolta sono superate altrettanto rapidamente e i medici rimangono indietro perché costerebbe troppo tempo aggiornarsi costantemente. Eppure una buona parte dei medici mostrano un parziale rifiuto verso tecnologie come l’informatica e l’IA, perché le ritengono un intralcio e, forse anche a causa dell’estrazione culturale, alcuni non vogliono essere privati del potere decisionale. Però a che serve lavorare ed essere buoni e affabili coi pazienti se poi si c’è confusione e non si conoscono i dati raccolti perché non vengono elaborati e interpretati a dovere? L’osservazione che viene avanzata è che potrebbe non rimanere molto per distinguere un medico medio da un infermiere se il software di IA li supera e compie ricerche quasi autonomamente come potete leggere in tanti articoli. Cosa rimane dell’influenza esercitata dall’industria che produce medicine e attrezzature mediche e dell’intermediazione della classe medica? Ben poco a meno che non riescano a controllare le macchine e l’IA . Come si sa e dice un articolo la medicina non cambierà se quelli che la praticano non vogliono che cambi, però si può dire che col tempo coloro che si dovessero opporre potrebbero comunque essere messi di fronte al fatto compiuto e diventare sostituibili (4).

C’è da augurasi che le nuove tecnologie all’orizzonte risolvano molte situazioni critiche visti i risultati di sistemi informatici come IBM Watson e altri prodotti simili. Oltre al potenziale risparmio di alcuni punti di PIL potrebbero provocare una piccola rivoluzione anche per lo scemare della leva economico-politica di alcuni gruppi. Con quello che ho appreso, quando sento qualcuno delle professioni sanitarie lodare a spada tratta il fattore umano, la supremazia della relazione medico-paziente e sminuire l’informatica e l’intelligenza artificiale applicata alla medicina, non posso non pensare che fattore umano vuol dire anche grossi limiti e molti errori e tragedie.

  1. “How Many Die From Medical Mistakes In U.S. Hospitals?” – M. Allen, www.npr.org
  2. “Doctors perform thousands of unnecessary surgeries” – P. Eisler and B. Hansen – usatoday.com
  3. “5 Surprising Confessions of a Surgeon” – J. Dubreuil – Nov. 30, 2012 – abcnews.go.com
  4. The Robot Will See You Now – Jonathan Cohn – March 2013 – theatlantic.com – Link

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 16, 2014 da con tag , , , , .

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