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Il Messia di Cesare: considerazioni

Ho letto gran parte del libro “Il Messia di Cesare: la cospirazione romana per inventare Gesù” di Joseph Atwill in lingua originale, riedito con aggiunte nel 2011 e quindi recentemente tornato al ribalta. Egli sostiene che il Cristianesimo è un’invenzione dei Flavi , la famiglia imperiale romana, e dei loro ricchi alleati ebrei in oriente con il notevole contributo dell’individuo che assunse il nome adottivo di Giuseppe Flavio, autore di Guerra giudaica. Atwill sviluppa la tesi secondo la quale il Cristianesimo fu creato per tranquillizzare la popolazione dell’impero e soprattutto quella ebraica. Non ho intenzione di commentarla più di tanto con le mie scarse conoscenze, quindi chi è interessato oltre a leggere il libro controverso e irritante per molti cristiani può trovare in internet il blog dell’autore, parecchi articoli in inglese profondamente critici e i più rari articoli che ne danno un giudizio positivo.

Invece osservo a grandi linee che Atwill citando spesso Giuseppe Flavio descrive un mondo levantino che rischiò un incendio che avrebbe potuto spandersi successivamente ad altre città e province dell’impero romano in cui risiedevano comunità ebraiche: l’impero dei Cesari  era politeistico e multiculturale, ma non un vero “melting-pot”. La miccia avrebbe potuto essere il movimento ebraico messianico e guerrrafondaio incarnato da individui e gruppi come i sicari che grazie a Giuseppe Flavio passarono alla Storia come gli alqaedisti, i talebani del loro tempo. L’idea che ne traggo è quella di monoteisti supremazisti che desideravano liberare la loro terra dal dominio dei romani, dai greci e da altri che non fossero ebrei eliminando l’inquinamento fisico e culturale straniero fra cui l’ellenismo. In pratica volevano instaurare un dominio messianico in Palestina e magari in altre parti del mondo fatto di regole e pratiche costrittive della mente, peggiore di quello dei romani costrittivo del corpo . Come succede spesso con i seguaci di queste ideologie estremistiche, non tenevano in considerazione nemmeno i desideri e l’incolumità degli ebrei più moderati, dei vantaggi economici e commerciali che offriva un Mediterraneo unificato e sorvolavano convenientemente sul fatto che in realtà la diaspora ebraica colonizzava sfruttando le città e le terre degli altri popoli per tutto il Mediterraneo e il Medio Oriente. Da secoli gli ebrei lasciavano la loro “Terra Promessa” che evidentemente tanto promessa non era quando si trattava di soldi e pagnotta. Insomma, ragionavano come il classico bue che dà del cornuto all’asino. Come riportato da Giuseppe Flavio nel loro furore ideologico i sicari aggredirono e misero sotto pressione in alcuni casi anche la popolazione correligionaria per ottenere alimenti e supporto.

Ai romani costò un sforzo bellico notevole estirpare il pericolo costituito da questi facinorosi alimentati da una popolazione locale probabilmente eccessiva e povera, disposti all’estremo sacrificio, ma guidati a volte da opportunisti dalla morale non molto coerente come nel caso di un capo dei sicari catturato in Egitto. C‘è un parallelo moderno nel tentativo di questi anni da parte degli USA e dei loro alleati di estirpare formazioni estremistiche di una religione molto simile con una lotta senza quartiere per mezzo mondo. Gli americani fanno anche più fatica perché non hanno la forma mentis degli antichi romani che calcolavano il rapporto costi-benefici con parametri diversi, non si formalizzavano troppo e non andavano troppo per il sottile. Diciamo che erano più pragmatici e Giuseppe Flavio stesso ammirò la capacità di azione e l’efficienza dei romani. Il totalitarismo che deriva da certi atteggiamenti religiosi finisce col dover essere combattuto spesso con un costo paragonabile al prezzo pagato volontariamente dagli estremisti, cioè la vita. D’altra parte in una società degenerata la psiche collettiva non è in salute e diventa difficile correggerla successivamente.

Leggendo sotto questa luce quanto descritto e teorizzato nel libro di Atwill si può concludere che fu dato a Cesare quello che è di Cesare e ai monoteisti radicali l’annientamento che cercavano. Secondo l’autore fu anche creata una religione che fosse un antidoto per calmare gli animi, per dare sfogo ai cittadini più insoddisfatti dell’impero, allora e in futuro. Guardando il video di una sua intervista ad un certo punto ho avvertito un suo atteggiamento sornione. Tutto considerato ho l’impressione che Atwill descrivendo la tesi di un’origine politica del cristianesimo che fu concepito anche come derisione degli zeloti voglia richiamare l’attenzione su avvenimenti attuali e ricordare la Storia a taluni. Come dice il proverbio “parla a nuora perché suocera intenda”.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 26, 2013 da con tag , , , , , .

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