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Sotto il Sole

Psicologi ed esperti forensi non sempre super partes

È stato pubblicato un interessante studio sull’obiettività di psicologi e psichiatri forensi da cui emerge che possono facilmente sbilanciarsi nei loro giudizi a favore della parte che paga la loro parcella anche se non dovrebbero farlo per non violare l’etica professionale.

I ricercatori americani, che avevano esperienza nel campo forense, avevano notato per anni come gli psicologi venivano utilizzati dalle parti in causa per guadagnare un vantaggio. L’esperimento simulante il  mondo reale è consistito nel dare ad un centinaio di psichiatri e psicologi con molta esperienza la possibilità di partecipare ad un seminario di due giorni sui test per valutare predatori sessuali violenti. In cambio gli esperti hanno dovuto accettare di fornire consulenze retribuite ad un agenzia statale che stava facendo una revisione di casi riguardanti soggetti violenti. Dopo qualche settimana gli esperti si sono dovuti incontrare con un avvocato per dare un punteggio sul grado di rischiosità dei soggetti esaminati. A tutti erano stati dati gli stessi 4 casi a loro insaputa. Nonostante abbiano usato gli stessi metodi di valutazione ben collaudati il risultato sconcertante è stato che i giudizi differivano in maniera significativa e dipendevano da chi gli esperti credevano pagasse la loro parcella. Coloro che pensavano di essere pagati dall’accusa hanno dato valutazioni di rischio dei soggetti pericolosi più alte di quelli che credevano di essere pagati dalla difesa. I ricercatori fanno notare che non tutti gli esperti hanno mostrato un pregiudizio, ma in generale l’effetto “lealtà” c’è stato: gli esperti sono risultati “flessibili”, come il resto della popolazione. I ricercatori hanno concluso che occorrerà trovare nuovi modi per addestrare gli esperti psicologi e psichiatri. Pare che a volte rilascino giudizi non obiettivi senza rendersene conto, spesso anche nei casi in cui si impegnano con buona volontà.

La gente viene facilmente influenzata dalle circostanze quando prende decisioni di ogni genere, al mercato, nel gioco, in una giuria. I fattori possono essere il proprio ceto sociale, l’etnia o razza, la situazione economica personale, l’incitamento e via dicendo. Questo è un motivo per cui in molti Paesi prima di un processo le parti in causa selezionano la giuria e a quanto pare negli USA la pratica può essere capillare fino a diventare controversa. Infatti i giurati vengono esaminati non solo per i pregiudizi, ma anche per misurare la suscettibilità alla emozioni nel tentativo di ottenere una giuria più favorevole alla propria parte. Si arriva ad avere la “scientific jury selection”, SJS, la selezione “scientifica” della giuria in cui spesso sociologi, esperti di comunicazione e marketing, avvocati e più spesso psicologi esaminano i giurati con varie tecniche sviluppate nelle scienze sociali (analisi dei movimenti del corpo, sguardo, questionari, ecc.). Probabilmente si arriva in alcuni casi a considerare la distribuzione razziale della gente di una determinata sede processuale per cercare ottenere giurie più favorevoli alla propria parte in causa. Tutti fattori che possono avere importanza quando l’esito della causa è incerto. A seconda dei pareri delle persone coinvolte, una o più di questi aspetti furono presi in considerazione nel famoso processo in cui OJ Simpson fu accusato di omicidio. Un’idea di quel che può avvenire si ha in qualche scena del film “La giuria”  del 2003 in cui l’attore Gene Hackman ha il ruolo di un cinico consulente per la selezione dei giurati molto perspicace che riesce a capire facilmente la psicologia delle persone da dettagli e oggetti.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 20, 2013 da con tag , , .

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