Sol Invictus

Sotto il Sole

Lunghezza del pene come indicatore economico

 Nel documento “Male Organ and Economic Growth: Does Size Matter?” pubblicato nel luglio 2011 si descrive una ricerca sulla correlazione fra la lunghezza media del pene e il PIL. Furono utilizzati i dati del periodo 1960-1985 di un sottoinsieme di 76 Paesi tratto da un gruppo 98 che non erano produttori di petrolio. Gli autori controllarono per fattori come investimenti, percentuale di popolazione in età lavorativa che frequentava la scuola secondaria, regime politico esistente in ogni Paese. Per quanto riguarda quest’ultima variabile gli autori misero in guardia che può essere fortemente endogena essendo spesso determinata dalle altre, ma osservarono che i risultati sarebbero stati interessanti comunque. Usarono una variabile di comodo per l’Africa per valutare i risultati con e senza tale continente. Infine utilizzarono un database recente con le misure medie del pene nei diversi Paesi. Osservarono che è una variabile conveniente perché l’organo in questione è facilmente misurabile e la lunghezza è meno soggetta di altri tipi di dati, come per esempio la corruzione, a “connotazioni culturali” e presenta meno problemi. Secondo la tabella le misure variano da poco più di 9 centimetri a 17,5 tabella, con una media di 14,5.

 Saltando quasi tutti i caveat, le spiegazioni e le descrizioni dei modelli utilizzati, alla fine i risultati furono che la lunghezza ha un effetto marcato sul PIL pro capite del 1985 e ne spiega il 15% della variazione. Si riscontrò una relazione a U inversa (fig. 1) cioè il massimo GDP si ha per lunghezze intermedie. Il coefficiente della variabile ORGAN (lunghezza del pene) risultò significativo al 5% e la dimensione emerse come più importante del regime politico anche se il risultato va preso con cautela. La lunghezza risultò significativa anche dopo aver controllato per l’Africa, con peni lunghi e molto povera nel periodo a cui si riferiscono i dati.

 Questi risultati intriganti possono essere spiegati da due ragioni principali secondo gli autori.

 La prima è che una quantità media di testosterone comporta dimensioni medie dei genitali e i livelli salivari dell’ormone correlano con l’azzardo: più testosterone si ha più si tende a correre dei rischi nell’attività economica. Quindi vi è un livello di azzardo ottimale intermedio per le economie (fig. 1).

 La seconda è freudiana e può spiegare la figura 2 che ha sull’asse delle ordinate il rapporto PIL_1960/PIL_1985 indicante quanto sono cresciuti i Paesi in quegli anni: se il senso di autostima tende ad aumentare con la lunghezza del membro maschile, forse si ha meno bisogno di lavorare per dimostrare qualcosa e si tende a crescere meno economicamente nel lungo periodo. Nello studio fu sottolineato che la correlazione non implica causalità e che probabilmente la lunghezza del pene cattura alcune caratteristiche latenti dei Paesi.

Aggiungo una mia osservazione: nella fig.1 la latitudine tipica delle nazioni pare  aumentare lungo l’asse delle ordinate e supporta l’idea che nei Paesi freddi fosse più difficile vivere nei millenni passati e che la necessità abbia aguzzato l’ingegno nel corso del tempo. Nella fig.2 le nazioni nella metà sinistra del grafico, quelle a crescita rapida negli anni 70, tendono ad essere est asiatiche. La Corea del Sud ha raggiunto un PIL paragonabile a quello europeo occidentale e l’altezza media dei suoi abitanti è cresciuta parecchio al punto che oggi sono considerati i più alti in Asia orientale con i loro 173-175 cm e si stima che superino i loro fratelli della povera Corea del Nord di circa una decina di centimetri. Nonostante ciò non brillano nella classifica delle lunghezze. Che siano anche modesti?

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 14, 2013 da con tag , , , , .

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