Sol Invictus

Sotto il Sole

Intelligenza Artificiale e QI

Segnalo questi due articoli di cui uno uscito già da alcuni mesi. I ricercatori della Facoltà di Filosofia, Linguistica e Teoria della Scienza dell’Università di Gotëborg, Svezia, hanno creato un programma capace di ottenere ai test d’intelligenza con progressioni numeriche un punteggio di QI pari a 150 che corrisponde a “geniale”. In genere nei test con progressioni numeriche i programmi matematici convenzionali non vanno tanto bene e si mantengono sotto 100. I ricercatori in questione hanno stabilito che per avere la risposta giusta in questo tipo di test limitarsi alla matematica non è sufficiente, ma occorre modificare il programma per tenere conto della psicologia umana e hanno creato un programma che stabilisce la risposta giusta alle sequenze numeriche ragionando come fanno le persone. Per esempio la terza cifra della sequenza 1, 2,.. non ha una risposta più “corretta”. Potrebbe essere 1, 2, 3 oppure 1, 2, 1 oppure 1, 2, 4. La maggior parte delle persone ha imparato che la risposta corretta è la sequenza 1,2,3 e ragiona di conseguenza. Questo programma insieme a quello per matrici progressive, che ottiene un punteggio di 100, permette di ottenere risultati elevati che superano quelli di altri programmi matematici convenzionali.

D’altro canto sempre nel campo dell’intelligenza artificiale i ricercatori dell’Università di Illinois Chicago hanno messo alla prova con un test di QI per bambini uno dei migliori sistemi dintelligenza artificiale disponibili, il ConceptNet 4 del MIT. Il risultato è che mostra mediamente l’intelligenza di un bambino di 4 anni, ma con risultati poco uniformi nelle varie categorie del test a differenza dei risultati tipici di un bambino normale. È andato bene in test di vocabolario e similitudini, ma è andato male nelle domande “perché”. Dice Robert Sloan, professore , capo dipartimento di Computer Science di UIC e principale autore della ricerca, che è difficile fare programmi che diano un giudizio valido e prudente basato sulla semplice percezione della situazione o fatto, detto anche senso comune. Questo è basato su anni di esperienza individuale umana, anche sensoriale, che ovviamente il programma non ha.

Osservo che quest’ultima ricerca ha usato test verbali mentre gli svedesi menzionati prima hanno usato test più matematici. Ovviamente questo incide perché il mondo delle parole è un mondo relativamente poco preciso e spesso vago e questo complica le cose per i programmi. D’altra parte sappiamo che le persone stesse spesso interpretano male parole e frasi che possono avere significati diversi in contesti diversi e lingue diverse. Comunque queste notizie mostrano un certo progresso nel campo dell’intelligenza artificiale e se può interessare c’è un progetto dove dei ricercatori si sono messi insieme per creare un robot umanoide e cercano contributi e donazioni per poterlo sviluppare.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 17, 2013 da con tag , , , , .

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