Sol Invictus

Sotto il Sole

Egitto, cinesi e fantapolitica

L’Egitto è un paese messo male nonostante produca 700 000 barili di petrolio al giorno. Una popolazione di 85 milioni di abitanti che cerca di sopravvivere di turismo e agricoltura. Purtroppo oltre alla crisi che si abbatte sui paesi ricchi e riduce il potenziale flusso turistico c’è da aggiungere che un formidabile concorrente sta facendo nuovamente capolino: la Grecia, che è poco distante. E’ di questi giorni la notizia che i cinesi sono interessati a trasformare l’Egeo in una  meta turistica  all’avanguardia. In questo sono aiutati dalla crisi Greca che la rende più malleabile, competitiva e capace di fornire manodopera in abbondanza a causa della disoccupazione presente e futura: la Grecia deve ridurre di un bel po’ i ranghi dei dipendenti pubblici.

Oltre che del turismo ridottosi per l’instabilità politica l’Egitto deve preoccuparsi della crisi idrica che probabilmente sta per abbattersi sul paese visto che gli Stati attraversati dal Nilo e dai suoi affluenti vogliono sfruttarne le acque per l’agricoltura e per la propria crescita demografica. Dopo quella dell’Uganda infatti c’è una grande  diga in costruzione in Etiopia “The Grand Ethiopia Renaissance Dam” che formerà una riserva idrica per produrre elettricità e per irrigazione. In totale sono 4 le dighe progettate e rischia di diventare un problema serio per i paesi a valle. D’altra parte l’Etiopia è poverissima e ha bisogno di queste risorse.

L’Egiziano medio è vissuto di sussidi come quelli su diesel, elettricità, pane, ecc. espedienti usati per ingraziarsi il popolo quando si produceva più petrolio e c’era meno popolazione, ma ora la situazione è insostenibile e a livello internazionale c’è una forte pressione affinché l’economia venga resa più efficiente. Il dramma è che l’egiziano medio è povero: una buona percentuale di abitanti vive sotto il livello di povertà. Il 40 % della spesa di una famiglia media se ne va per il mangiare. Come osservato in alcuni articoli, le rivolte di questi giorni non sono tanto dovute a questioni politiche in senso stretto, ma alla fame, povertà e disoccupazione. Senza massicci travasi di denaro e investimenti a iosa l’Egitto vivrà nell’instabilità in futuro, forse anche per tanti anni.

Intravedo quindi un’opzione risolutrice di molti problemi. I cinesi potrebbero salvare l’Egitto rinforzando e dirigendo la fiacca economia egiziana, ma questo significherebbe cedere una minima parte della sovranità nazionale e una allentamento della presa della religione islamica, poco tollerante verso gli stessi egiziani di altre fedi. Certamente sarebbero accolti con favore dai cristiani che sono solo linguisticamente forzatamente arabi e non si considerano tali, ma copti. La popolazione egiziana a mio avviso manca delle risorse umane, di gente coerente e organizzata se si esclude l’esercito, capace di gestire la complessità di un Paese moderno. C’è bisogno di una marea di tecnici, di know-how e soprattutto di denaro. I cinesi come investitori e presenza in Egitto sarebbero un’ottima soluzione.

Però non credo che qualche vicino veda di buon occhio l’emergere di un Egitto potente con tale aiuto. Perché la cosa veramente interessante è che l’Egitto sotto guida cinese migliorerebbe seriamente, si arricchirebbe, avrebbe più peso politico… e diventerebbe più forte e capace, base dell’influenza della Cina stessa. Quindi per un gioco delle parti diventerebbe un avversario politico credibile forse anche una minaccia per l’attività espansiva di Israele nei territori occupati. Infatti è probabile che Israele vedrebbe come il fumo negli occhi la presenza di cinesi e altre forze non americane in Egitto. La cosa probabilmente irriterebbe anche gli USA che sono influenzati da lobby fortissime che hanno una visione molto particolare di ciò che deve essere il Medio Oriente. Guardando una cartina del Mediterraneo e ipotizzando una penetrazione cinese nell’Egeo e in Egitto si capisce come l’influenza geopolitica degli USA nella regione verrebbe ridotta, così come quella di Israele. I cinesi già presenti economicamente in Africa potrebbero costituire un cuneo profondo nel Mediterraneo orientale nei prossimi decenni che renderebbe più difficile la politica USA nella regione.

Certo, è fantapolitica, ma speculare non guasta. Credo che alcun forze politiche non vogliano un Egitto tecnicamente capace e non controllabile da loro, ma i cinesi sono dei pesi massimi per cui gli anni futuri potrebbero rivelarsi molto interessanti.

 

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 4, 2013 da con tag , , , .

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