Sol Invictus

Sotto il Sole

Italiani, statunitensi poveri e innovazione

Per curiosità ho voluto paragonare economicamente gli italiani ad un gruppo solitamente considerato fra i più “sfortunati” in Occidente, gli abitanti di origine africana degli USA. Siccome gli americani sono pieni di statistiche non è stato difficile trovare qualche dato.

A quanto pare il reddito medio di una famiglia nera americana è di circa 33000 dollari, 25000 euro al cambio attuale, e il guadagno medio mensile di un lavoratore afroamericano è di circa 2600 dollari, 2000 euro. Questi dati sono da confrontare con un reddito medio annuale di circa €30000 delle famiglie italiane, e uno stipendio  netto che è di circa 1300 al mese. Come corollario aggiungo che la percentuale di popolazione considerata sotto la soglia di povertà nazionale è prossima al 20% per l’Italia e al 15% per gli USA (The World Factbook).

La conclusione ironica che traggo con tutte le dovute cautele e approssimazioni è che un buona fetta degli italiani, soprattutto nel Sud, ormai è povera come gli afroamericani statunitensi. È bene tenere presente che i dati si riferiscono alla popolazione “italiana“ residente che include un gran numero di immigrati e ad un’economia che ha ampie fasce di “nero”, ma sono comunque indicativi. Il “nero” è sinonimo di inefficienza e malattia.

Ho anche sentito commentare da alcuni che questo impoverimento mostra come il capitalismo ha fallito e come il modello economico occidentale sia alla fine. A parte il fatto che in Occidente di modelli economici messi in pratica ve ne sono più d’uno, il dramma per l’Italia è probabilmente un altro: per una serie di ragioni è un’economia povera dal punto di vista dell’innovazione. Controllando il Global Innovation index (Boston Consulting Group) del 2009 e il Global Innovation Index (Cornell University, INSEAD and WIPO) si vede che i risultati sono penosi. Il primo indice mette l’Italia al 38° post e il secondo al 34°, vicino a paesi che sono lungi dall’essere delle cime. Insomma, non facciamo la differenza che occorre per rimanere da qualche parte nel gruppo di testa, fra i paesi importanti.

Con un’economia del genere si finisce col competere con i paesi in via di sviluppo per quanto riguarda una percentuale elevata di prodotti perché scarseggiamo di know-how e di capacità esclusive con l’aggiunta che l’Italia tenta di offrire servizi sociali che sono da primi della classe e al contempo mantiene un settore pubblico degno di un paese socialista. Il Paese è affetto da immobilismo che fa in modo che molti fuggano all’estero. Non passa mese che non senta di una coppia o famiglia relativamente giovane che va via, spesso molto lontano dall’Europa. Senza cambiamenti abbastanza radicali l’Italia è destinata alla stagnazione economica con uno stillicidio di persone che migrano verso paesi con fiscalità sensibilmente più leggera. Che questo sia voluto? Mi viene il dubbio visto il comportamento dei governanti.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 26, 2013 da con tag , , , , .

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